09 dicembre 2012


22 novembre 2012

CONTRO LA DITTATURA DELLA FINANZA E’ ETICO PAGARE IL DEBITO?

 

di Padre Alex Zanotelli Napoli 18 Nov. 2012

Ho riflettuto a lungo come cristiano e come missionario, nonchè come cittadino, sulla crisi economico-finanziaria che stiamo attraversando, e sono riandato alla riflessione che noi missionari avevamo fatto sul debito dei paesi impoveriti del Sud. Per noi i debiti del Sud del mondo erano ‘odiosi’ e ‘illegittimi’ perché contratti da regimi dittatoriali per l’acquisto di armi o per progetti faraonici , non certo a favore della gente. E quindi non si dovevano pagare! “E’ immorale per noi paesi impoveriti pagare il debito,” -così affermava Nyerere, il ‘padre della patria ‘ della Tanzania, in una conferenza che ho ascoltato nel 1989 a Nairobi (Kenya). “ Quel debito- spiegava Nyerere- non lo pagava il governo della Tanzania, ma il popolo tanzaniano con mancanza di scuole e ospedali.” La nota economista inglese N.Hertz nel suo studio Pianeta in debito, affermava che buona parte del debito del Sud del mondo era illegittimo e odioso.

Perché abbiamo ora paura di applicare gli stessi parametri al debito della Grecia o dell’Italia? Nel 1980 , il debito pubblico italiano era di 114 miliardi di euro, nel 1996 era salito a 1.150 miliardi di euro ed oggi a quasi duemila miliardi di euro. “Dal 1980 ad oggi gli interessi sul debito - afferma F.Gesualdi - hanno richiesto un esborso in interesse pari a 2.141 miliardi di euro!” Lo stesso è avvenuto nel Sud del mondo. Dal 1999 al 2004 i paesi del Sud hanno rimborsato in media 81 miliardi di dollari in più di quanto non ne avessero ricevuto sotto forma di nuovi prestiti.

E’ la finanziarizzazione dell’economia che ha creato quella ‘bolla finanziaria’ dell’ attuale crisi. Una crisi scoppiata nel 2007-08 negli USA con il fallimento delle grandi banche, dalla Goldman Sachs alla Lehman Brothers, e poi si è diffusa in Europa attraverso le banche tedesche che ne sono state i veri agenti, imponendola a paesi come l’Irlanda, la Grecia…”Quello che è successo dal 2008 ad oggi - ha scritto l’economista americano James Galbraith - è la più gigantesca truffa della storia.”

Purtroppo la colpa di questa truffa delle banche è stata addossata al debito pubblico dei governi allo scopo di imporci politiche di austerità e conseguente svendita del patrimonio pubblico. Queste politiche sono state imposte all’ Unione Europea dal ‘Fiscal Compact’ o Patto Fiscale , firmato il 2 marzo 2012 da 25 dei 27 capi di Stato della UE.  Con il Fiscal Compact si rendono permanenti i piani di austerità che mirano a tagliare salari, stipendi, pensioni, a intaccare il diritto al lavoro, a privatizzare i beni comuni. Per di più impone il pareggio in bilancio negli ordinamenti nazionali. I governi nazionali dovranno così attuare, nelle politiche di bilancio, le decisioni del Consiglio Europeo, della Commissione Europea e soprattutto della Banca

Centrale Europea(BCE) che diventa così il vero potere’ politico’ della UE. Il potere passa così nelle mani dell banche e dei mercati. La democrazia è cancellata. L’ ha affermato la stessa Merkel: ”La democrazia deve essere in accordo con il mercato.” Siamo in piena dittatura delle banche.

E’ il potere finanziario che ha imposto come presidente della BCE, Mario Draghi, già vicepresidente della Goldman Sachs, (fallita nel 2008!) e a capo del governo italiano Mario Monti, consulente della Goldman Sachs e Coca-Cola, nonché membro nei consigli di amministrazione di Generali e Fiat. (Monti fa parte anche della Trilaterale e del Club Bilderberg) .Nel governo Monti poi molti dei ministri siedono nei consigli di amministrazione dei principali gruppi di affari della Penisola: Passera , ministro dello Sviluppo Economico, è ad di Intesa San Paolo; Fornero, ministro del lavoro , è vicepresidente di Intesa San Paolo;F. Profumo, ministro dell’istruzione è amministratore di Unicredit Private Bank e di Telecom Italia; P.Gnudi, ministro del

Turismo, è amministratore di Unicredit Group; Piero Giarda, incaricato dei Rapporti con il Parlamento, è vicedirettore del Banco Popolare e amministratore di Pirelli. Altro che ‘governo tecnico’: è la dittatura della finanza!

Infatti sotto la spinta di questo governo delle banche, il Parlamento italiano ha votato il ‘Patto Fiscale’, il Trattato UE che impone di ridurre il debito pubblico al 60% del PIL in vent’anni. Così dal 2013 al 2032, i governi italiani , di destra o sinistra che siano, dovranno fare manovre economiche di 47-48 miliardi di euro all’anno ,per ripagare il debito. “ Noi italiani siamo polli in una macchina infernale- commenta giustamente F.Gesualdi- messa a punto dall’oligarchia finanziaria per derubarci dei nostri soldi con la complicità della politica.” E ancora più incredibile è il fatto che sia stato proprio il Parlamento , massima istituzione della democrazia, a mettere il sigillo “ a una interpretazione del tutto errata della crisi finanziaria, ponendola nell’eccesso di spesa dello Stato, soprattutto della spesa sociale- così pensa L. Gallino. La crisi, nata dalle banche, è stata mascherata da crisi del debito pubblico.” Il problema non è il debito pubblico (anche se bisogna riflettere per capire perché siamo arrivati a tali cifre!), ma il salvataggio delle banche europee che ci è costato almeno 4mila miliardi di dollari , a detta dello stesso presidente della UE, Barroso (Sembra che il salvataggio delle ‘banche americane’ fatto da Obama sia costato su 14mila miliardi di dollari!) .

E’ chiaro che non possiamo accettare né il Patto fiscale della UE, né la sua ratifica fatta dal parlamento italiano ,né la modifica costituzionale dell’articolo 81 ,perché a pagarne le spese sarà il popolo italiano.

C’è in Europa una nazione che ha scelto un’altra strada:l’Islanda. La nostra stampa non ne parla.

L’Islanda pittosto che salvare le banche (non avrebbe neanche potuto farlo, dato che i suoi debiti si erano gonfiati fino a dieci volte del suo PIL!), ha garantito i depositi bancari della gente ed ha lasciato il suo sistema bancario fallire, lasciando l’onere ai creditori del settore piuttosto che ai contribuenti. E la tutela del sistema di welfare, come scudo contro la miseria per i disoccupati, ha contribuito a riportare la nazione dal collasso economico verso la guarigione. E’ vero che l’Islanda è un piccolo paese ma può aiutarci a trovare una strada per tentare di uscire dalla dittatura delle banche .

Per questo suggeriamo alcune piste per una seria riflessione e conseguente azione:

- Richiesta di una moratoria per il pagamento del debito pubblico;

-Indagine popolare (audit) sulla formazione del nostro debito pubblico allo scopo di annullare la parte illegittima, rifiutando di pagare i debiti ‘odiosi’ o ‘illegittimi’, come ha fatto l’Ecuador di R. Correa nel 2007;

-Sospensione dei piani di austerità che, oltre essere ingiusti, fanno aumentare la crisi;

-Divieto di transazioni finanziarie con i paradisi fiscali e lotta alla massiccia evasione fiscale delle grandi imprese e degli straricchi;

-Messa al bando dei ‘pacchetti tossici’ e della speculazione finanziaria sul cibo;

-Divisione delle banche ‘troppo grandi per fallire’ in entità più controllabili, imponendo una chiara distinzione tra banche commerciali e banche di investimento;

-Apertura di banche di credito totalmente pubbliche,

-Imposizione di una tassa sulle transazioni finanziarie per la ‘tracciabilità’ dei trasferimenti e un’altra sui grandi patrimoni;

-Rifondazione della BCE riportandola sotto controllo politico (democratizzazione), consentendole di effettuare prestiti direttamente ai governi europei a tassi di interesse molto bassi.

Sono solo dei suggerimenti per preparare un piano serio ed efficace per uscire dalla dittatura delle banche.

Per chi è interessato alle campagne in atto per un’altra uscita dal debito, consulti: smonta il debito, www.cnms.it.; rivolta il debito, www.rivoltaildebito.it; no debito, www.nodebito.it

Se ci impegniamo, partendo dal basso e mettendoci in rete, a livello italiano ed europeo, il nuovo può fiorire anche nel vecchio Continente.

Da parte mia rifiuto di accettare un Sistema di Apartheid mondiale dove il 20% della popolazione mondiale consuma l’80% delle risorse: un pianeta con un miliardo di obesi tra i ricchi, e un miliardo di affamati tra gli impoveriti, e dove ogni minuto si spendono tre milioni di dollari in armamenti e nello stesso minuto muoiono per fame la morte di quindici bambini.

Il mercato, la dittatura della finanza si trasformano allora “ in armi di distruzione di massa”, dice giustamente J. Stiglitz, premio Nobel dell’economia. “Il potere economico-finanziario lascia morire –afferma F. Hinkelammert- e il potere politico esegue….Entrambi sono assassini.”

Diamoci da fare perché vinca invece la vita!

Alex Zanotelli

Napoli, 18 novembre 2012




Per chi è interessato alle campagne in atto per un’altra uscita dal debito, consulti:
smonta il debito,www.cnms.it ;
rivolta il debito,www.rivoltaildebito.it
no debito, www.nodebito.it

16 novembre 2012


 
 

10 novembre 2012

IL PROGETTO PER LE NUOVE GENERAZIONI: GIOCO D'AZZARDO E DEBITI

Di comidad (del 08/11/2012 @ 01:18:15, in Commentario 2012, linkato 277 volte)
 
Lo Stato biscazziere è oggi affiancato anche da grossi gruppi privati, come ad esempio la Glaming, società specializzata in giochi online, di proprietà della Mondadori; ciò grazie ad una delle tante leggi "ad aziendam" del Buffone di Arcore. L'offerta di gioco d'azzardo quindi aumenta e si diversifica, anzi pare sia l'unico settore in sicura crescita. [1]
Nei mesi scorsi vi sono state una serie di iniziative a livello di amministrazioni locali per cercare di limitare la presenza di slot machine in luoghi prossimi a scuole o frequentati da studenti. Ma niente paura. Sono in arrivo le slot machine online. L'annuncio del nuovo business è stato lanciato trionfalmente dall'AAMS, l'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato. [2]
Inoltre, secondo una ricerca del CNR di circa due anni fa, la media degli studenti, anche minorenni, coinvolti nel gioco d'azzardo si avvicina ormai alla soglia del 50%, e risulterebbe in aumento:
"Dal 2008 al 2009 la percentuale di studenti tra i 15 e i 19 anni che dichiarano di aver giocato in denaro almeno una volta negli ultimi dodici mesi è aumentata dal 40% al 47%", spiega Sabrina Molinaro, ricercatrice Ifc-Cnr e responsabile Espad (European school project on alcohol and other drugs) per l'Italia, "l'aumento maggiore è fra le ragazze, passate dal 29 al 36%, i maschi passano invece dal 53 al 57%. Tra questi studenti, nonostante il divieto di legge, circa 550.000 sono i minorenni, corrispondenti al 43% dei minori scolarizzati (dati 2009, in crescita rispetto al 38% del 2008)". [3]
Gli studenti rappresentano attualmente anche uno dei maggiori target dei servizi finanziari. L'anno scorso ha fatto scalpore la proposta del senatore Pietro Ichino di aumentare drasticamente le tasse universitarie, compensandole con la possibilità per gli studenti di accedere a "prestiti d'onore". La proposta di Ichino è in linea con le indicazioni del Fondo Monetario Internazionale, che da tempo persegue questo modello di finanziarizzazione dell'Università. [4]
In effetti anche grandi gruppi bancari come Unicredit, Intesa-San Paolo, BancoPosta e BNL già si muovono in questa direzione, con una serie di offerte finanziarie per studenti. Unicredit mette a disposizione una gamma di servizi finanziari per offrire agli studenti la possibilità di gestire la propria "indipendenza" (sic!). Il tutto è corredato da una ricca scelta tra vari tipi di carta di credito. [5]
La finanziarizzazione degli studi non si ferma al settore universitario. BancoPosta, in collaborazione con Deutsche Bank, offre finanziamenti anche per studenti delle scuole superiori, e persino delle elementari, anche se, per il momento, non è ancora possibile far indebitare direttamente i bambini. [6]
C'è qualche dubbio sul fatto che la Scuola sia solo una vittima innocente di questa finanziarizzazione della condizione studentesca. Qualche malpensante infatti potrebbe sospettare che l'introduzione nella didattica scolastica di termini come "credito" e "debito", sia stata una sorta di manipolazione subliminale per far familiarizzare inconsapevolmente gli studenti con la prospettiva di indebitamenti molto più onerosi ed insidiosi. [7]
L'agenzia di rating Moody's ha rilevato lo scorso anno che negli USA, dove il business dei prestiti agli studenti ha avuto la maggiore espansione, questo settore finanziario è uno di quelli in maggiore sofferenza, anche perché i prestiti ottenuti ufficialmente per fini di studio spesso hanno destinazioni improprie. Per Moody's questa però non è una buona ragione per fermare il business, come dimostra la sua attuale diffusione anche in Italia. Del resto, se i prestiti a studenti finiscono nel gioco d'azzardo, ciò che si perde con una mano, lo si riprende con l'altra. [8]
Pare che ci sia una sorta di affinità elettiva tra banche e casinò, tanto che nel gergo finanziario è entrata una nuova espressione: casino-banking, per indicare una strategia rischiosa di investimento basata su titoli tossici. Il casino-banking ha comunque la rete di protezione dei fondi pubblici di salvataggio. [9]
Ma il rapporto tra banche e casinò non va inteso solo in senso figurato. L'intreccio tra banche e gioco d'azzardo in Italia è per ora poco evidente, anche se l'inchiesta giudiziaria sui rapporti tra la Banca Popolare di Milano e la società di gioco d'azzardo Atlantis Bplus ha gettato un piccolo squarcio di luce sul fenomeno. I virtuosi tedeschi in questo settore sono invece all'avanguardia, visto che Deutsche Bank è entrata in grande stile nel business del gioco d'azzardo a Las Vegas. [10]

[1] http://www.mondadori.it/Press/Comunicati-stampa/2011/NASCE-GLAMING-LA-SOCIETA-DI-MONDADORI-PER-I-GIOCHI-ONLINE
[2] http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/gioco-in-trentino-e-allarme-studenti.aspx
http://casinoaams.net/slot-machine-online-arriva-la-conferma-di-aams
[3] http://www.moebiusonline.eu/fuorionda/Adolescenti_azzardo.shtml
[4] http://www.pietroichino.it/?p=17452
http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.imf.org/external/pubs/ft/fandd/2005/06/barr.htm&prev=/search%3Fq%3Dschool%2Bfinancial%2Bimf%26hl%3Dit%26biw%3D960%26bih%3D513%26prmd%3Dimvns&sa=X&ei=yGOVUI_0HYXNswbB9YGABw&sqi=2&ved=0CDAQ7gEwAQ
[5] http://www.economyonline.it/2010/03/29/come-ottenere-un-prestito-anche-se-si-e-studenti/
https://www.unicredit.it/it/giovani/pensatoperte/iprodottiperglistudentiuniversitari.html
[6] http://denaro.it/blog/2012/08/31/sostegno-agli-studenti-patto-con-deutsche-bank-fino-a-5mila-e-per-famiglia/
[7] http://www.liceoscientificomoro.it/cartellasalvaguai/creditiEdebiti.htm
[8] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.changinghighereducation.com/2011/08/moodys-looks-at-student-debt-problems.html&prev=/search%3Fq%3Dmoody%2527s%2Bdebt%2Bstudents%26hl%3Dit%26prmd%3Dimvns&sa=X&ei=s1CZULTcEczHsgb1_IGoDg&ved=0CFcQ7gEwBQ
[9] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.wallstreetandtech.com/regulatory-compliance/casino-banking-quant-schools-bad-banks-c/240000623&prev=/search%3Fq%3Dbanks%2Bcasino%26hl%3Dit%26biw%3D960%26bih%3D513%26prmd%3Dimvns&sa=X&ei=sqSaUO--Cc_DtAbRwoD4Cg&ved=0CJ8BEO4BMAs
[10] http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-05-30/inchiesta-ponzellini-domiciliari-064150.shtml?uuid=AbpgTXkF
http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.thelocal.de/money/20101215-31817.html&prev=/search%3Fq%3Ddeutsche%2Bbank%2Bgambles%2Bcasino%26hl%3Dit%26prmd%3Dimvns&sa=X&ei=h6GaUJfrD8busgb4yoDQCw&ved=0CIUBEO4BMAg

12 ottobre 2012


25 settembre 2012

Debito pubblico: se non capisco non pago



 

Campagna di sensibilizzazione per una gestione sovrana del debito


Si narra che per colpa del debito pubblico ciascuno di noi, neonati compresi, porti un debito di 33.000 euro. Non si sa a che titolo, né verso chi. Ma tutti ci dicono che dobbiamo pagare. Anche a costo di perdere scuola, pensioni e sanità. Sarà!... Ma a noi non pare accettabile pagare alla cieca. Prima dobbiamo capire a chi e perché. Solo dopo possiamo decidere se e quanto pagare, perché non è detto che tutto ci torni.
Attraverso la messa a punto di schede informative e la promozione di gruppi locali di sensibilizzazione, la campagna Debito pubblico: se non capisco non pago si pone l'obiettivo di mettere tutti in condizione di capire il problema e dire la propria sulle vie per uscirne. Il documento chiave è rappresentato dal Kit informativo sul debito che può essere usato come dispensa ad uso personale, come mostra pubblica o come materiale da proiettare.
All'interno del kit sono riportati maggiori suggerimenti rispetto al suo uso. L'importante è che ognuno accetti di attivarsi per diffondere la consapevolezza sul tema. Chi vuole documentarsi ulteriormente, può rovistare fra i documenti contenuti nell'archivio sul debito. Può anche visitare i siti di altre campagne: Smonta il debito, Re-Common, Rivolta il Debito, No Debito. In ogni caso invitiamo a leggere l'Appello per il congelamento del debito e a firmarlo se condiviso.

24 settembre 2012

Sito Altrofest Altrofest arriva a Firenze
il 29 e 30 settembre
Altrofest parlerà di economia alternativa, consumo critico, creatività, cultura e convivialità.
Visti dalla periferia.
Sabato 29 Settembre | Domenica 30 Settembre
pdf Il volantino pdf La cartolina Facebook YouTube
* Il programma del Festival sarà aggiornato in tempo reale sul sito e sulla pagina Facebook con eventuali variazioni dell'ultimo minuto rispetto al volantino e alla cartolina cartacea.

Altrofest è un sogno. Altrofest è una festa. Altrofest è un festival. Altrofest è l'altro.
La periferia, che è il cuore del progetto Altrofest, non è da considerarsi solamente un luogo geografico: periferia è anche ciò che è delocalizzato rispetto al centro delle città ma anche tutto ciò che resta ai margini, e che dai margini cerca di costruire alternative attraverso la creatività, tessendo reti di relazione, vivendo il territorio e le persone che lo abitano come risorse, per costruire comunità (r)esistenti e abitare la diversità.
A partire da un luogo simbolo per la città di Firenze come il quartiere de Le Piagge, periferia sia geografica che sociale, e coinvolgendo la città di Firenze e non, all'insegna della creatività e della convivialità, del senso dell'altro e dell'incontro, della tutela dell'ambiente e della molteplicità del reale, in un'ottica di condivisione comunitaria di tutte quelle buone pratiche che incidono, a partire dal gesto quotidiano del singolo, sul miglioramento della qualità della vita della collettività.
L'Altracittà
Cantieri Solidali
Rete Italiana Ecovillaggi
Edizioni Piagge
Firenze in bici
Ludobus Celè
Fondo Etico e Sociale
Mag6
Terra Nuova
Comune di Urupia
Les Moquettes su YouTube
© 2012 Associazione di Volontariato Il Muretto - Via Lombardia 1p - P.IVA 04867290480

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19 settembre 2012

17 settembre 2012

ASSEMBLEA DEI SOCI

DEL

FONDO ETICO E SOCIALE

DELLE PIAGGE

SABATO 22 SETTEMBRE 2012 ALLE ORE 17,30


presso il Centro Sociale IL POZZO

via Lombardia, 1/p - tel. 055373737


l’Assemblea è aperta a tutte le persone interessate

alla fine dell’assemblea per chi lo desidera è prevista una cena conviviale condivisa

12 settembre 2012

L’impresa di un’economia diversa

Pubblichiamo il documento finale decimo forum di Sbilanciamoci! tenuto a Capodarco di Fermo 7-9 settembre 2012 e il link ai video degli interventi

I VIDEO DEGLI INTERVENTI AL FORUM

La crisi italiana si fa più grave, la recessione è estesa in tutta Europa, la disoccupazione supera il 10% e colpisce un terzo dei giovani. È questo il risultato di cinque anni di crisi e delle politiche di austerità imposte dalla finanza e dall’Europa. Il governo Monti le sta realizzando in Italia all’insegna di un neoliberismo ideologico che non risolve i problemi, aggrava la crisi, minaccia la democrazia. È necessario un cambio di rotta.

Dalle iniziative di questi mesi e dalle discussioni alla “contro-Cernobbio” di Sbilanciamoci di Capodarco sono emerse sette proposte:

1. L’Europa. È essenziale che l’Europa fermi la speculazione e ridimensioni la finanza, vietando le operazioni ad alto rischio, tassando le transazioni finanziarie; il problema del debito si può affrontare con la Banca Centrale Europea che assuma il ruolo di prestatore di ultima istanza e introducendo gli eurobond; lo scudo anti-spread introdotto di recente non risolve i problemi ed espone i paesi fragili al ricatto di un Memorandum che renderebbe permanenti le politiche di austerità; per le stesse ragioni va rifiutato il “Fiscal compact” che impone pareggio di bilancio e taglio del debito. L’Europa deve ritrovare la strada della democrazia.

2. La crisi e il lavoro. Per uscire dalla recessione è necessaria una ripresa della domanda con un maggior ruolo della spesa pubblica, da utilizzare per affrontare l’emergenza occupazione. Dobbiamo difendere i lavoratori che rischiano di perdere il posto nelle 161 crisi industriali del paese. E si possono creare 500 mila nuovi posti di lavoro attraverso investimenti sociali e migliaia di “piccole opere” di cui il paese ha bisogno: infrastrutture di base, messa in sicurezza delle scuole, riassetto idrogeologico, tutela del territorio, mobilità ed energia sostenibile, welfare e salute, istruzione e ricerca. Sono necessarie politiche che tutelino i diritti del lavoro e combattano la precarietà. La legge Fornero va rifiutata.

3. La protezione sociale. Chi è colpito dalla crisi e dalla precarietà, chi è senza lavoro deve disporre di una rete di protezione sociale e tutela del reddito, dall’estensione degli ammortizzatori sociali per i lavori atipici, fino all’introduzione del reddito di cittadinanza. Bisogna difendere la spesa sociale dalle riduzioni dei trasferimenti agli enti locali, ristabilendo i fondi per le politiche sociali; bisogna difendere i diritti dei migranti e chiudere i CIE.

4. Giovani, formazione, conoscenza. Abbiamo bisogno di un “piano giovani” che progetti il futuro di questo paese. L’accesso e la diffusione della conoscenza sono la base per offrire ai giovani nuove possibilità di lavori di qualità. Per l’istruzione e la conoscenza serve un miliardo di euro per migliorare la scuola pubblica – tagliando i 700 milioni di sussidi alle scuole private – assicurare l'obbligo formativo, finanziare università e ricerca, estendere le borse di studio per gli studenti universitari, bloccando gli aumenti delle tasse d’iscrizione e le barriere poste dal numero chiuso nell’accesso all’università.

5. Cambiare produzioni. Il vecchio modello di sviluppo non può più funzionare, lo dimostra il tramonto della Fiat e i problemi dell’Ilva. Serve una politica industriale che orienti le scelte pubbliche e private su che cosa e come produrre, riservando incentivi e riduzioni del cuneo fiscale alle imprese che investono e creano occupazione in produzioni di qualità, con nuovi prodotti e servizi, sostenibili dal punto di vista ambientale e sociale. Va sostenuto l’impegno per la produzione e l’accesso ai beni comuni, il ruolo dell’economia solidale e di relazioni sociali fondate su sobrietà e solidarietà.

6. Tagliare la spesa militare. All’interno della spesa pubblica i tagli vanno fatti sulla spesa militare, non quella sociale: si possono risparmiare 12 miliardi di euro cancellando il programma di acquisizione dei 90 cacciabombardieri F35 e riducendo di un terzo le Forze Armate.

7. Redistribuire il reddito. Nuove risorse per la spesa pubblica si devono trovare tassando la ricchezza finanziaria e immobiliare e riducendo le imposte sul lavoro. I patrimoni superiori al milione di euro vanno tassati con un’aliquota progressiva che parta dal 5 per 1000. Va innalzata al 23% l’imposizione fiscale sulle rendite e bisogna tassare i redditi superiori ai 200 mila euro con l'aliquota del 50%. Serve una lotta sistematica all'evasione fiscale. La legalità è un fondamento essenziale per ricostruire il paese: servono misure contro la corruzione e fermare l’espansione dell’economia criminale.

È questo il “cambio di rotta” che Sbilanciamoci! chiede alla politica e all’economia italiana. È in questo modo che si può uscire dal paradigma neoliberista e dalle politiche di austerità. È in questo modo che si può estendere la partecipazione politica e rinnovare la democrazia. È questa l’agenda che deve essere al centro della discussione politica nelle prossime elezioni italiane.

10 agosto 2012

Verso il riconoscimento delle Mag

Parere positivo dalla Commissione bilancio della Camera per riconoscere il valore sociale della finanza mutualistica e solidale

9 Ago - 09:32

La Commissione bilancio della Camera ha dato parere positivo sullo schema di modifica al testo unico bancario, volto a riconoscere il valore sociale della finanza mutualistica e solidale e, di conseguenza, quello dei suoi principali attori, le Mag, Mutue di Autogestione.

Le Mag sono società cooperative finanziarie che si basano su principi etici forti e adottano una visione sociale della finanza. Per potersi definire mutualistica e solidale, tutta l'attività finanziaria del soggetto, e tutte le attività ad essa collegate, devono uniformarsi a tre principi fondamentali: accesso al credito senza alcun tipo di discriminazione, la preferenza delle garanzie personali a prescindere dal patrimonio dei garanti e la trasparenza.

Il testo unico bancario, così come é adesso in discussione alle camere, non prevede alcun riconoscimento per la finanza mutualistica e solidale. Anzi, potrebbe addirittura comportare la morte delle Mag visto che la legge in discussione le equiparerebbe alle altre comuni finanziarie. Riguardo al microcredito, infatti, il testo si pone in netta contraddizione con i principi fondanti della finanza etica: non pone attenzione alla provenienza del denaro; non ha modalità partecipate di gestione del denaro; non richiede una finalità sociale del finanziamento. La valutazione positiva della Commissione bilancio della Camera apre uno spiraglio di speranza sul futuro delle Mag.

06 luglio 2012

01 luglio 2012

24 giugno 2012

ASSEMBLEA DEI SOCI
DEL
FONDO ETICO E SOCIALE DELLE PIAGGE

SABATO 30 GIUGNO 2012 ALLE ORE 17,30

presso il Centro Sociale IL POZZO
via Lombardia, 1/p - tel. 055373737

l’Assemblea è aperta a tutte le persone interessate
alla fine dell’assemblea, per chi lo desidera,
è prevista una cena conviviale condivisa

12 giugno 2012

30 maggio 2012

RETE DI BENI E SERVIZI Sintesi della giornata di lavoro del 31 marzo 2011

RIFLESSIONE SULLA RICCHEZZA
Il questionario distribuito tra i soci del Fondo Etico e Sociale delle Piagge poneva i seguenti quesiti:
1) Che cos’è la ricchezza per te? Che cosa ti fa sentire ricco?
2) Che cosa è una società conviviale?
3) Quali sono i presupposti per una società conviviale?
4) Se si condividesse la propria ricchezza, cosa potrebbe cambiar
5) Cosa significa per te mettere a disposizione la propria ricchezza?

Sin dalle risposte alla prima domanda emerge una concezione della ricchezza che va al di là degli aspetti puramente materiali e di accumulo, essendo spesso e per lo più definita come la possibilità di conoscere e relazionarsi con se stessi e con gli altri, di dare e ricevere aiuto e sostegno (materiale
e umano), di arricchirsi umanamente, di scambiare beni, affetti e servizi, di promuovere una giustizia sociale.
A conferma di ciò, alle 2 domande successive la maggior parte delle persone ha risposto sostenendo di vedere in una società conviviale (domanda n. 2) una società dove arricchirsi umanamente e vivere in armonia con gli altri (22 risposte su 60 fornite), oltre che avere la possibilità di scambiare volontariamente risorse per il bene comune e per una società più giusta (26).
Come presupposti per tale tipo di società (domanda n. 3) le risposte più frequenti si possono sintetizzare in due tipologie in base all’evidenza di un’enorme ricorrenza delle stesse parole nelle risposte alle prime tre domande. Parole che fanno emergere due percezioni differenti ma complementari della ricchezza e che prevedono, in ogni caso, la realizzazione di una società conviviale che prescinde da qualunque tipo di interesse privato e materiale:
A) LIVELLO PERSONALE E RELAZIONALE/COMUNITARIO
A1) Armonia con sé stessi e gli altri, autenticità, dignità, essere/scoprire se stessi, libertà, naturalezza, rispetto nei confronti degli altri e della diversità.
A2) Aiuto reciproco, amicizia, ascolto, accoglienza, conoscenza delle persone, collaborazione, condivisione e scambio, dialogo, fiducia, relazione, superamento delle paure nei confronti degli altri, uguaglianza.
B) LIVELLO COLLETTIVO (società nel suo complesso)
Equità e giustizia, nuovo sistema economico, bene comune, partecipazione.
Molte di queste parole si ritrovano anche nelle risposte alle ultime due domande, le quali di nuovo ci riportano ai 2 filoni sopra evidenziati. 2
In particolare, alla domanda n. 4 i due filoni più su individuati si ritrovano nel tipo di cambiamento che ci si aspetterebbe in una società conviviale, dove si condividesse la propria ricchezza:

CAMBIAMENTO PERSONALE = 29 persone (disponibilità alla ridistribuzione della ricchezza materiale; miglioramento delle relazioni; sobrietà; ritrovare fiducia nell’altro).
CAMBIAMENTO NELLA STRUTTURA SOCIALE = 24 persone (promuovere la giustizia sociale; sovvertire le relazioni).

Anche rispetto al "cambiamento", ricorre spesso, sia a livello personale che sociale, il concetto di una relazionalità o di una società priva di violenza e di guerre, di profitti e prevaricazione, di ingiustizie e povertà, perché fondata su relazioni reali e profonde, più umane, basate a loro volta sulla conoscenza vera di se stessi e degli altri, sull’autenticità, sull’accoglienza, sulla cura, sulla sobrietà e sulla fiducia.
Nell’ultimo quesito risalta moltissimo l’aspetto personale del mettersi in gioco nella relazione: per la maggior parte delle persone che hanno risposto (30 ca.) mettere a disposizione la propria ricchezza significa, infatti, mettere a disposizione le proprie capacità, i propri saperi, le proprie risorse umane e materiali, al di fuori di una logica di accumulo bensì dentro una logica di condivisione e di aiuto reciproco. In diversi (10) hanno anche posto l’accento sul fatto che il mettersi in gioco e il dedicarsi agli altri procura crescita e arricchimento personale. Infine, mettere a disposizione la propria ricchezza significa per tanti (12) mostrare il proprio volto senza timori per offrire e condividere quello che si è, a livello umano.
In conclusione, possiamo affermare che riflettere sul concetto di "ricchezza" è importante per non perdere consapevolezza di ciò che si è e di ciò che si ha, e saper dare il giusto valore alle cose, siano esse materiali o immateriali, per non essere dominati dal senso di insoddisfazione perenne cui ci spinge questa società ed essere in grado di mettere davvero a disposizione noi stessi e le nostre variegate ricchezze in una società conviviale cui in fondo ognuno di noi anela.

Poiché in molti nutrono il desiderio di tornare alle origini attraverso una sovversione della concezione di se stessi, delle proprie relazioni, della società nel suo complesso, la realizzazione di una società conviviale è possibile: basta riprendere consapevolezza di se stessi e rimettersi in gioco nella relazione con l'altro mettendosi in ascolto e ritrovando fiducia in sé e nell'altro. Tutto questo è scritto da sempre, nella storia dell'umanità: ce ne parlano la Bibbia e i grandi pensatori di tutti i tempi. Socrate, ad esempio, diceva che la ricchezza più grande a cui aspira l'uomo per la propria felicità è l'"eudaimonìa" (il bene spirituale) che si raggiunge prendendosi cura di sé e dell'altro e, come diceva Gesù, "il di più ti sarà dato" senza che te ne preoccupi. Solo così possiamo mettere in circolo e condividere le variegate ricchezze di cui siamo portatori.

LA RICCHEZZA ALL’INTERNO DELLA RETE - COSA SAPPIAMO FARE
Per valutare la quantità di ricchezza presente all’interno della rete le risposte dei questionari sono state suddivise analizzando separatamente l’attività lavorativa, le capacità personali, le passioni. Lavoro e Competenze
Sono stati individuati 41 tipi di lavoro effettuati da 78 persone (la somma totale delle persone impiegate nei diversi settori non coincide con il numero delle persone che hanno risposto al questionario, poiché alcuni svolgono più di un lavoro) suddivisi in 8 settori principali:
1) Settore ambientale - 3 attività lavorative svolte da 8 persone - a) 3 agricoltori e/o giardinieri; b) 3 erboristi e floroterapeuti; c) 2 attività di riciclaggio.
2) Sanità/assistenza alle persone - 4 attività lavorative svolte da 9 persone – a) 3 assistenti ad anziani e malati; b) 1 collaboratrice domestica/badante; c) 4 infermieri; d) 1 medico.
3) Insegnanti/educatori - 8 tipi di insegnamento e 17 persone che vi si dedicano – a) 3 educatori; b) 1 insegnante di Hataha Yoga; c) 1 insegnante di Reiki; d) 1 insegnante di informatica; e) 1 insegnante inglese; f) 5 insegnanti di materie letterarie; g) 2 insegnanti di materie scientifiche; h) 3 insegnanti nelle scuole primarie.
4) Settore edile - 5 mestieri fatti da 7 persone – a) 1 architetto; b) 2 elettricisti; c) 1 geometra; d) 2 imbianchini; e) 1 muratore.
5) Segreteria/amministrazione/impiegati - 5 ambiti di lavoro eseguiti da 17 persone – a) 2 bancari; b) 9 impiegati; c) 1 stenodattilografa; d) 4 contabili e/o amministrativi; e) 1 funzionario statale.
6) Informazione - 2 attività lavorative svolte da 2 persone – a) 1 giornalaio; b) 1 giornalista.
7) Servizi vari - 11 tipi di lavoro effettuati da 19 persone – a) 2 avvocati; b) 3 casalinghi/e; c) 1 cameriera; d) 1 bagnino; e) 2 in imprese di pulizie; f) 2 parrucchieri; g) 1 che produce e commercializza calzature; h) 2 autisti; i) 1 saldatore; l) 1 sarta; m) 3 operai generici.
8) Studiosi/studenti - 3 ambiti in cui sono impiegate 8 persone – a) 1 chimico; b) 3 ricercatori (1 foreste/ambiente, 1 fisica, 1 economie locali); c) 4 studenti (3 universitari, 1 scuola media).
Capacità
Ogni persona ha indicato quelle che ritiene essere, al di fuori dell’attività lavorativa, le proprie capacità e competenze personali (in totale 94). Le risposte sono state poi suddivise in 4 gruppi.

1) Arti e manualità 34 persone che sono in grado di: 5 disegnare e dipingere; 5 cantare e suonare; 2 scrivere; 1 recitare; 1 realizzare video amatoriali; 7 effettuare bricolage e lavori in legno; 1 realizzare bigiotteria; 6 cucire, ricamare, tessere, lavorare a maglia ed uncinetto; 2 tinteggiare; 1 montare mobili; 3 effettuare attività sportiva.
2) Aiuto alle persone 22 persone che si impegnano in: 8 ascoltare gli altri; 7 dare sostegno scolastico; 2 sbrigare pratiche burocratiche; 5 attività di baby sitter.
3) Conoscenze 25 persone hanno competenze e conoscenze in: 4 lingue straniere; 5 informatica; 4 giardinaggio e orto; 12 cucina.
4) Propensioni/inclinazioni 13 persone hanno attitudine per: 9 organizzare eventi, attività, progetti; 4 sviluppare e praticare la finanza critica.
Passioni
Le passioni che ognuno di noi ha (in totale 200) sono state suddivise in 7 gruppi principali, all’interno dei quali sono stati individuati alcuni ambiti definiti e descritti attraverso parole o concetti chiave.
1) Relazioni – 51 persone hanno indicato:
21 stare insieme agli altri - lavorare in gruppo, sperimentare e progettare insieme, vivere, amare, avere relazioni, scuola di counseling, divertirsi insieme, rendersi disponibile, frequentare gli amici, chiacchierare;
17 l’impegno sociale - occuparsi di problemi sociali, sviluppare idee per un'economia diversa, fare volontariato in carcere, lavorare per la giustizia sociale, dar da mangiare ai senza tetto, insegnare l'italiano agli stranieri, sviluppare la finanza alternativa, la bella politica, il volontariato, il servizio (scout);
7 ascolto - ascoltare esperienze e storie di vita, capire le persone;
6 attività educative con bambini e ragazzi – sperimentare, educare ed insegnare insieme.
2) Natura – 8 persone hanno indicato come passione tutte le manifestazioni della natura, la biologia, il camminare e passeggiare nella natura, la montagna, i fiori, il mare, la campagna, la vita all'aria aperta, gli animali.
3) Movimento – 28 persone amano:
17 viaggi e passeggiate - camminare, girare in bici, passeggiare con gli amici, viaggiare, andare in barca, andare per monti;
4 sport - ciclismo, nuoto, sci, giocare a calcio, boxe, sport vari.
4) Arte – 81 persone sono appassionate di: 33 leggere; 17 cinema; 9 musica; 6 arte e pittura; 6 suonare e cantare; 8 scrivere; 2 teatro.
5) Conoscenza – 15 persone hanno indicato il conoscere la loro passione. Di queste:
12 materie varie - fisica, macrobiotica, studiare e imparare cose nuove, sperimentare insieme, cruciverba; 5
3 conoscenza di sé - pratica di esperienze di consapevolezza, crescita personale, filosofia, yoga, stare un po' sulla terra.
6) Degustare – per 2 persone degustare cibi e vino rappresenta la loro passione.
7) Attività pratiche – 15 persone amano il bricolage, effettuare attività manuali e artigianali, cucire, eseguire massaggi, il computer, cucinare, pescare, fare giardinaggio, occuparsi del vigneto e produrre vino.
LA RICCHEZZA ALL’INTERNO DELLA RETE - COSA VOGLIAMO CONDIVIDERE
L’analisi del "cosa sappiamo fare" ha messo in risalto la grande quantità di ricchezza potenzialmente presente all’interno della rete: 41 tipi di lavoro, 94 ambiti di capacità e competenze extra lavorative, ben 200 passioni.
L’esame di "cosa vogliamo condividere" ha indicato invece che vogliamo poco condividere l’attività lavorativa (solo 20 persone) mentre generalmente mettiamo più volentieri a disposizione degli altri le passioni o ciò che sappiamo fare oltre il lavoro (130 risposte). Inoltre 5 persone non hanno fornito alcuna risposta.
Lavoro, competenze, capacità, passioni
1) Arte
- 9 persone intendono condividere le loro competenze artistiche su: musica, pittura, fotografia, teatro.
2) Benessere – 5 persone sono disponibili per diete, massaggi, reiki, yoga.
3) Bricolage – 16 persone possono cucire, ricamare, tessere, lavorare il legno, realizzare piccoli lavoretti di falegnameria ed edilizia, montare mobili.
4) Casa – 15 persone mettono a disposizione le loro capacità su: cucinare, fare le pulizie, tenere in ordine la casa, effettuare piccoli traslochi, tenere la contabilità domestica.
5) Cultura – 23 persone sono disponibili a condividere la loro conoscenza su: uso del computer e informatica di base, lingue straniere; studio delle economie locali; competenze giuridiche; conoscenze dell’ambiente e della natura; fisica; lettura e scrittura; mediatrice culturale; medicina di base; riciclaggio.
6) Mestiere – 20 persone mettono a disposizione il proprio lavoro di: agricoltore, avvocato, badante, bancario, dattilografo, collaboratrice domestica, cuoco, educatore, elettricista, geometra, infermiere, interprete, muratore, parrucchiere, potatura, ragioniere, telefonia, traduttore.
7) Scuola – 13 persone sono disponibili a svolgere sostegno scolastico e a insegnare chimica, informatica, italiano, latino, matematica, storia.

8) Sociale – 28 persone sono disponibili all’accoglienza e all’ascolto, ad accompagnare in auto chi ne ha bisogno, all’assistenza sanitaria e alla compagnia di anziani, a stare con i bambini, a effettuare attività di volontariato anche in carcere, ad aiutare a risolvere piccoli problemi sociali.
9) Orto e giardino – 5 persone sono in grado di eseguire attività di giardinaggio e di cura dell’orto.
10) Sport – 2 persone vogliono mettere a disposizione della rete la loro passione per lo sci e il trekking.
11) Varie – 14 persone hanno indicato che possono condividere le idee, la lealtà, la custodia dell’ambiente, la capacità organizzativa, quella di facilitatore di gruppi, quella di risolvere cose burocratiche e quella di costruire siti poveri.
Beni personali
Mezzi di trasporto (bici, moto, auto) 12
Tetto sopra la testa (casa, stanza, posto letto, spazio incontri) 10
Attrezzi (utensili per la casa, tempo libero) 11
Libri, dischi, CD 9
Soldi / quote di microcredito 5
Mobili 4
Abbigliamento 2
Quadri / TV 2
Accompagnamento 2
Disponibilità non elencate da verificare secondo le esigenze 6
LAVORO IN GRUPPI
Discussione tra i soci presenti all'assemblea sulle modalità di attuazione della rete di beni e servizi:
a che punto siamo
Gruppo 1
Presupposti –
Si entra a far della rete solo se abbiamo qualcosa da offrire: un lavoro, un servizio, un bene. Inoltre riteniamo non adeguato parlare di sconto perché non genera circolarità della ricchezza, risulta difficile da rendere collettivo e rimane vincolato ad un beneficio personale.
Criteri – Libertà di scelta, autodeterminazione, cercare di far entrare nella rete la propria quotidianità e quindi anche il lavoro.
Modalità – Abbiamo analizzato la questione considerando due diversi aspetti: chi mette a disposizione il proprio lavoro, ovvero un servizio a pagamento, e chi invece offre un servizio gratuitamente. Nel primo caso CHI OFFRE IL PROPRIO LAVORO dovrebbe dichiarare se intende dare una quota del ricavato a sostegno del Fondo Etico, per la copertura di spese, interessi, ecc. Nel secondo caso CHI 7
PRESTA IL SERVIZIO GRATUITAMENTE potrebbe suggerire alla persona che beneficia del servizio di destinare una quota al Fondo. La persona che riceve il servizio deciderà in merito.
Pensiamo che sarebbe necessario costituire una specie di albo dove sono indicati: a) il servizio offerto, b) se si tratta di attività lavorativa o meno (la questione è importante perché chi richiede un servizio dovrà considerare il tipo di impegno che tale lavoro comporta; ad esempio chi mette a disposizione gratuitamente la propria competenza per potare gli olivi, potrà farlo solo se si tratta di poche piante, mentre chi lo fa per lavoro potrà assumersi un impegno più gravoso), c) se la persona intende o suggerisce di dare un piccolo contributo a sostegno del Fondo Etico.
Abbiamo anche riflettuto se inserire nell’albo le tariffe per le prestazioni lavorative ma su questo punto non c’è stato accordo: alcuni di noi pensano che potrebbe causare competizione all’interno della rete, altri lo vedono semplicemente come un atto di trasparenza, infine c’è chi ha suggerito di stabilire un prezzo univoco per ogni tipo di lavoro.
Per concludere, vogliamo sottolineare che chi offre un servizio all’interno della rete lo farà sicuramente a condizioni più favorevoli rispetto a quelle che pratica solitamente.
Gruppo 2
Presupposti -
Siamo un gruppo molto variegato, nelle necessità e nelle possibilità. Per fare in modo che tutti possano dare il proprio contributo sentiamo di dover lasciare la massima libertà negli scambi, una volta stabiliti alcuni principi che tutti devono sentire come propri. Inoltre spesso non c'è solo bisogno di scambiare beni e servizi ma c'è la ricerca di una relazione, e la possibilità di personalizzare lo scambio in modo che chi offre possa nello stesso momento ricevere in termini di relazione o di conoscenza.
Criteri – RISPETTO PER LA DIVERSITA': essere mentalmente tutti sullo stesso livello, fare proprio il punto di vista dell'altro. Relazioni paritarie nella diversità. Accettare il limite delle persone.
PERSONALIZZABILITA': lasciare che in ogni scambio siano le persone coinvolte a stabilire il necessario e l'importante, compreso il valore nello scambio.
LIBERTA': liberarsi da pregiudizi, luoghi comuni, schemi precostituiti e valori di mercato. Non tenere traccia di tutti gli scambi, ma fare in modo che siano le persone a volerle raccontare durane le assemblee.
INDIPENDENZA E AUTENTICITA': importante conservare il rischio che possa morire l'esperienza: non deve essere qualcosa che tende a sopravvivere se gli scambi non sono autentici o non vengono osservati questi principi.
CAMBIAMENTO: lo scopo ultimo deve essere innescare processi di cambiamento negli stili di vita, che tenda a ricreare una rete di sostegno e di solidarietà.
RELAZIONE/COMUNITA': fare qualcosa non PER qualcuno ma CON qualcuno. 8
Modalità – Lo sconto con una parte da versare a favore del Fondo Etico, ci è sembrata una modalità che porta fuori dal criterio della relazione. Anche se viene lasciata come forma libera c'è comunque il rischio che venga sentita come una forma di beneficenza. Va bene solo se c'è una conoscenza diretta e un'empatia o se aiuta a costruire l'indipendenza delle persone, nel lavoro o nella restituzione di un prestito.
Una modalità alternativa potrebbe essere quella di distribuire inizialmente un piaggino per tutti, o in base alle cose che ognuno condivide (da capire cosa è meglio) e poi lasciare che gli scambi possano avvenire per baratto, in parte in euro e in parte in piaggini, solo in euro, solo in piaggini, con una parte di dono, con uno sconto o meno. Ad ogni scambio potrebbe venire stampato un piaggino e messo in una cassa comune. Tutti possono attingere dalla cassa "piaggina" in base alle proprie necessità, con libertà responsabile nei confronti degli altri.
Infine si ritiene importante cercare di coinvolgere sempre di più le persone della comunità anche raccontando le storie e le esperienze, mostrando l'autenticità e trovando delle forme di comunicazione adeguate.
Motivazioni – responsabilità, libertà, tendenza verso il reddito di cittadinanza, redistribuzione delle risorse. Questa modalità ha il vantaggio di introdurre gradualmente la moneta alternativa, di farle acquisire valore e di farla riconoscere come mezzo di scambio sempre più importante via via che gli scambi aumentano.

Gruppo 3
Il gruppo si è inizialmente confrontato sulle difficoltà che alcuni suoi componenti sentivano il bisogno di esprimere, avendo la percezione che fosse, in qualche modo, prematuro parlare di una rete di beni e servizi a causa della scarsa partecipazione delle persone all’assemblea. La sensazione forte era di un discorso troppo circoscritto ai "soliti noti" o poco più, di una scarsa consapevolezza delle persone rispetto ai principi che ci spingono a creare questa rete e di poca chiarezza nelle modalità di attuazione della stessa. Questa sensazione era, inoltre, accentuata dalla difficoltà nell’accettare e nel fare proprio, da parte delle persone che si sono sempre confrontate sull’argomento, il discorso relativo allo sconto con relativa quota da versare al fondo etico.
Per sciogliere tali perplessità, ci siamo detti che il fatto di essere ancora in pochi non deve essere motivo di sconforto ma, al contrario, di stimolo per capire come poter a nostra volta stimolare la partecipazione di altre persone. Ci siamo detti che un modo potrebbe essere quello di partire dalla "convenienza" di un certo target di persone a partecipare alla rete, per poi, una volta entrate, aiutarle a sviluppare un sentire diverso, più consono ai principi che ci ispirano. Ma questo dipende da noi, da come ci relazioniamo alle persone che via via vorranno partecipare a quest’esperienza.
Con "convenienza" intendiamo riferirci ad alcune delle modalità che potrebbero essere attuate nello scambio dei beni e dei servizi, come ad esempio, la possibilità per coloro che offrono il proprio lavoro, di avere dei nuovi clienti, di farsi conoscere; oppure lo sconto per chi usufruisce della rete (ma sull’utilizzo dello sconto rimangono forti perplessità). Da una convenienza di tipo più prettamente materiale si potrebbe col tempo passare, nella percezione di chi fa parte della rete, ad una convenienza "positiva" di tipo relazionale. Il vedere che ci sono persone che offrono anche gratuitamente il proprio tempo e le proprie prestazioni in un’ottica di prossimità e di relazione, potrebbe, infatti, far nascere e rinforzare una modalità diversa di intendere lo scambio, secondo i principi della condivisione e della convivialità.
Un’altra modalità potrebbe essere quella di far partire quest’esperienza mettendo in rete i beni e i servizi offerti dalle persone che costituiscono il gruppo già esistente, offrendo tali beni non solo alle persone della rete ma anche a tutti coloro che vorranno avvicinarsi, pubblicizzando la cosa con la pubblicazione di un albo. Nello stesso tempo, per diffondere la filosofia della convivialità, si potrebbero creare momenti di riflessione e confronto che coinvolgano le persone che via via decideranno di far parte della rete.
Rispetto alle modalità con cui offrire i servizi, sarà scelta della persona che offre un servizio decidere se offrirlo gratuitamente o a pagamento.
Aspetti condivisi: 
in nessun gruppo sono emerse modalità operative che prendono in considerazione lo sconto.
non si parlerà più di scambio ma di servizi offerti.