28 giugno 2015



ASSEMBLEA DEI SOCI DEL FONDO ETICO
E SOCIALE DELLE PIAGGE


Sabato 4 Luglio 2015 alle ore 17,30


Centro Sociale “IL POZZO”
via Lombardia, 1/p tel. 055373737


L'Assemblea è aperta a tutte le persone interessate

Alla fine dell’assemblea chi lo desidera potrà cenare all’Osteria Popolare.

Il  ricavato sarà utilizzato per sostenere il Fondo Etico e Sociale delle Piagge

Storie di Pi.P.Pi*


 Fedele al suo personaggio, Pippi é una ragazzina dalle tasche sempre vuote!

Felice di questa "povertà" che è un continuo dare per ricevere / ricevere per dare e le permette così di accumulare una ricchezza di storie da sostenere e valorizzare.

 Anche la primavera appena trascorsa é stata densa di incontri con persone che, benché spesso accomunate da necessità simili, ci hanno reso partecipi di storie molto diverse.

A fine febbraio si è rivolta a Pippi C., una signora che vive alle Piagge da pochi anni e che ha passato una vita piena di interessi in Austria insieme ad un marito musicista. Ora le fa compagnia un cagnolino e una figlia che sta a Prato con la famiglia. Ha ricevuto 500 € per ripagare il noleggio di una carrozzina che ha dovuto usare per qualche mese in seguito ad un infortunio e per saldare una bolletta piuttosto consistente per una mancata lettura del gas. Valentina e Chiara le faranno da referenti.

Ad Aprile sono stati emessi altri due prestiti.

Uno a R.,conosciuto da tutti nella Comunità, che già aveva usufruito di un prestito in precedenza. È un ragazzo molto giovane e, nonostante questo, papà per la seconda volta. Purtroppo un lavoro non andato a buon fine gli ha fatto saltare il pagamento di diverse bollette, e anche questa volta con i 500 € di Pippi ha potuto mettersi in pari. Lo seguiranno Chiara e Valentina.

L'altro prestito è quello di F.,che anche se adesso risiede a S.Mauro a Signa è da tempo presente in alcune attività della Comunità. Per lei il prestito di 350 € era urgente; avendo trovato un lavoro doveva iniziare al più presto , ma la distanza fra casa e luogo di lavoro le imponeva un abbonamento al treno ed uno all'auto bus ( oltre che una levataccia e diverse ore di viaggio ogni mattina). Chiara sarà la sua referente.

Gli ultimi due prestiti sono stati fatti a maggio e sono storie molto diverse.

L. abita alle Piagge ed è conosciuto più o meno da tutti nella Comunità da tanto tempo. Ha un passato di musicista, ma da un po' non lavora e si è rivolto a Pippi per un piccolissimo prestito di 80 €. Serviva per tamponare urgentemente un debito di spese condominiali e Fabrizio che lo conosce da tanto lo seguirà nella restituzione.

Infine abbiamo conosciuto G., un giovane studente di ragioneria che abita con la famiglia in via Liguria e che ha scoperto l'esistenza del Fondo Etico cercando in Internet informazioni sul microcredito. Cercava una soluzione per aiutare i genitori, un babbo malato e disoccupato e una mamma che lavora "grazie" alla propria disabilità, a pagare delle bollette arretrate che si erano accumulate nonostante i sacrifici fatti quotidianamente per tirare avanti con un entrata mensile di 700€. G. ha studiato nel dettaglio tutto il loro piano per il rientro del prestito di 500 € e lo seguiranno Gianna e Valentina.

* Piccoli Prestiti PIagge

I SOGNI DELLA MAG6 (Giovanna per Mag6)


Si perché la mag6 non ha un sogno. È più una confederazione di sogni. A volte davvero anche tanto differenti. I sogni dai quali è nata, i sogni scaturiti da tutte le differenti realtà che l'hanno partorita e che l'hanno fatta crescere, i sogni di ogni persona, di ogni progetto, in carne e ossa, che la compongono e la fanno respirare ancora oggi.
In questo particolarissimo caso, sono i sogni che chi scrive ricorda, riconosce e riesce a vedere: un paesaggio, dunque, molto parziale. Immaginatevi molto molto altro!
 Per me personalmente la differenza tra sogno e illusione sta in un preciso punto di partenza: il sogno nasce dalla realtà, dall'esserci dentro fino al collo, dal desiderio di trasformarla e produrne di nuova, di andare oltre ricette, modelli, abitudini scontate, convenzioni indiscutibili, il sogno desidera un qui e ora che accetti il rischio dell'imperfezione e della fatica, il sogno ha molto coraggio, si muove, si sporca di vita, consapevole che dai diamanti non nasce niente e dal letame nascono i fior, il sogno ha fame e sete di altro, di oltre e di altrove, basta che si possano immaginare e poi  toccare, ascoltare, sentire, annusare, mettere in comune, il sogno si presta a un buon pasto conviviale in cui ci si guardi negli occhi e ci si offra con sincerità; l'illusione non prende misura della realtà, preferisce dimenticarla, astrarsene, girarsi per non vederla, evadere dalle sue spiacevolezze come dai suoi orrori, l'illusione preferisce crogiolarsi nell'attesa, viversi possibilmente in un egocentrismo intento al proprio ombelico e indifferente all'altro da sé, preferisce rimandare il cambiamento a un vago sol dell'avvenire, l'illusione mi sembra che basti a se stessa e preferisca stare ferma ad aspettare, l'illusione va molto bene per gli aperitivi vedo gente faccio cose, per i bla bla della chiacchiera .
 Mentre la immaginavamo, la mag6, ventisette anni fa, partendo da realtà già vive di altre Mag e dai nostri vivissimi desideri di costruirne un'altra, il sogno forte e urgente era quello di rimettere tra le nostre mani, nelle nostre pratiche, l'economia, nel senso profondo di amministrazione condivisa di risorse comuni e nel senso di immaginazione di approcci e di pratiche differenti rispetto al denaro.
 Venivamo da gruppi politici e religiosi (spesso coincidenti negli approcci), da mondi libertari, da attivismi e movimenti, accomunati da un atteggiamento di rimozione verso il denaro. L' esito era che il denaro, anche quello di chi lottava per il cambiamento, per la giustizia, per un mondo liberato, per l'armonia tra viventi e ambienti, continuava a essere gestito da chi osteggiava qualsiasi cambiamento che non fosse deciso dal potere, da chi costruiva ogni giorno l'ingiustizia, da chi il mondo lo voleva schiavo e consenziente, da chi calpestava viventi e ambienti in nome del profitto, indifferente a qualsiasi presente, ignorando qualsiasi futuro.
Insomma... come nel presente.
Con una differenza che fa la differenza, però: che ciò che quel sogno ha prodotto sono pratiche concrete che cambiano davvero la vita delle persone, sempre ancora troppo poche certo, ma il sogno continua a lavorare e a produrre altra realtà, altre vite che cambiano, giorno dopo giorno.
 Oggi nelle mag e molto oltre le mag, le pratiche di economie differenti, di diversi usi del denaro come bene comune, come strumento di giustizia e di un buon vivere, si sono fatti innumerevoli sentieri, differenti e creativi e continuano ad alimentare l'immaginazione sognante di chi non si vuole rassegnare, di chi non china la testa, di chi non si piega all'indifferenza, di chi è indomabile e si ribella alla rassegnazione di fronte al dominio del profitto e dell'ingiustizia.
 Ma un altro sogno che intravedo, nelle origini e nel presente della Mag6, è quello che chiamerei: il denaro non basta. Un sogno che attraversa sentieri in cui il denaro e l'economia abbracciano vite reali, progettualità,  idee in carne e ossa, relazioni, in un cammino in cui questi diversi sentieri  - che hanno i contorni dell'arte, dell'amore per questo pianeta, delle relazioni solidali, di giustizia per tutte e ognuno, di un sano rapporto con la terra e con il cibo, della possibilità di restituirsi percorsi di vita e ritrovare un senso -  giungono a oltrepassare il bisogno di denaro promuovendo e praticando la gratuità, la reciprocità della mutua autogestione che della Mag è origine e nome. Questo sogno che continuiamo a sognare e a praticare.
Si chiama mutualità: oltrepassa il denaro, ne immagina uno differente e autogestito, fa circolare saperi beni e servizi gratuiti, promuove incontro e relazioni vere di mutuo sostegno, si interroga sulla propria cittadinanza attiva, innesca concreta critica politica e azioni di cambiamento sociale in relazione con altri soggetti che lo vogliono costruire, ora e qui, nella fatica, nell'errare, che è sbagliare e camminare, che è camminare domandando, che è il letame da cui nascono i fior.
 Questo sogno per me ha i profili di una libertà che continua, non finisce, dove inizia quella dell'altro! 

Il nostro manifesto del microcredito


Sabato 13 giugno ci siamo ritrovati per continuare il lavoro di costruzione del Manifesto del Microcredito di prossimità, il progetto che era partito  ad ottobre dell'anno scorso in occasione della VI festa del Microcredito.

Erano presenti oltre a noi del Fondo Etico, anche rappresentanti del Raggio, Microuno, SeMe, Nodo mag Q3, Microcrediamoci.

In questi ultimi mesi ogni realtà si era presa l'impegno di affrontare autonomamente la composizione di un discorso chiaro e sintetico, in grado di dare un'immediata lettura del significato politico e delle modalità di applicazione di questa finanza alternativa.

Le "parole chiave" a lungo discusse , avrebbero dovuto essere ulteriormente selezionate fino a trovarne un gruppo ristretto, massimo di 10, in modo da poterle enunciare come corredo al testo.

I contributi delle varie realtà sono stati diversi nello stile e nella forma, ma i concetti espressi sono stati gli stessi , a conferma del lavoro di analisi fatto nei precedenti incontri.

Il problema è sorto quando si è trattato di concretizzare e dare una forma definitiva a quello che, più che manifesto, ci è sembrato giusto definire "Carta".

Si è infatti ribadito che la finalità di questo lavoro è quella di creare uno strumento di identificazione, che non sia solo cassa di risonanza delle attività svolte o materiale esplicativo per chi non conosce le pratiche di finanza alternative, ma anche e soprattutto un testo di riferimento e di connessione fra le varie realtà che aderiscono ed operano nel microcredito di prossimità.

Pertanto è stato deciso di mantenere questo schema : un breve testo che descriva valori, obiettivi e strumenti della pratica del microcredito, usato come cappello all'elencazione di quelli che sono i principi fondanti, e di continuare a lavorare per creare un "glossario". Una specie di vocabolario che declini le 10 parole scelte e descriva il significato di ognuna in rapporto al pensiero politico e all'azione pratica delle varie esperienze partecipanti.

Le parole scelte in definitiva sono:

-denaro come strumento

-relazione

-territorialità

-reciprocità

-obiezione bancaria

-tasso zero

-giustizia sociale

-responsabilità

-autogestione

-dignità

-trasparenza


Il lavoro non è ancora finito, anzi sembra ancora difficile riuscire a mettere insieme le forze di ogni partecipante, evitare di disperdere le idee e le energie, in quanto il progetto è importante e spesso non ci si sente adeguati ad affrontare un compito così complesso, e si rischia che proprio nel troppo discutere si sminuisca il Valore di quello che dovrebbe essere invece immediatamente riconosciuto e unanimemente abbracciato. Per chi volesse partecipare a questo "faticosissimo", ma bellissimo lavoro, il prossimo incontro è stato fissato per sabato 5 settembre alle ore 17,00, sempre al centro sociale, qui alle Piagge.

(Valentina)

Siamo umani e quindi VARIOPINTI


 Mi ritrovo in un paese dove non poche persone hanno paura della morte e hanno paura della vita. Hanno paura, sempre e comunque. Sobbalzano scorgendo la propria ombra. Ringhiano scorgendo l’ombra altrui. Sono talmente paurosi che preferiscono tacere di fronte ai soprusi dei potenti. E per sfogare la frustrazione, se la prendono con chi non è identico a loro.

 Se fossimo tutti uguali, nel senso di identici – stesse facce, stesso colore della pelle, dei capelli, dei vestiti, stessa razza scialba e triste – il mondo sarebbe talmente noioso che me ne andrei volentieri all’altro mondo. Se non ci fossero i paurosi – che come i cani isterici, abbaiano e a volte mordono quando si spaventano – non dovremmo neppure essere costretti a dire banalità del tipo: “i nostri amici sinti lavorano e pagano le tasse come tanti altri, e se tra loro c’è chi ruba, difficilmente accaparrerà tanto bottino da poterci comprare diamanti o una laurea a Tirana...”

 Banalità come: “ho un’amica Sinti che lavora in un negozio, e ci mette così tanto impegno che, quando si assenta per allattare la bimba, il negozio si incasina…”, quasi che essere Sinti significasse dover dimostrare di saper fare le cose che fanno gli altri.

 E perché mai mi ritrovo costretto a rivendicare una banalità del genere?: “Tutti hanno diritto di manifestare, tanto più che sono cittadini italiani praticamente da sempre”. Manifestare per la propria dignità di esseri umani, per il diritto a esistere oggi, per la memoria dei tanti che si videro togliere il diritto di esistere ieri.

 I paurosi di ieri fecero finta di non vedere quando i vicini di casa scomparivano nel nulla. Qualcuno sogghignò soddisfatto quando i diversi da loro smisero di colorare le strade, lasciandole grigie di selciato, asfalto e uniformi. L’ Europa interamente grigia, cupa e tetra, è ciò che vagheggiano i paurosi. Tutti in uniforme, niente colori che sporcano la vista.

Del resto, si chiamano uniformi perché uniformano il mondo.

Oggi le menti uniformate vorrebbero che persino la frutta fosse identica, stessa misura e apparente perfezione estetica, e quella diversa finisce al macero. Il prezzo da pagare per l’uniformità è “nutrire” la terra di veleni.

 Ma noi siamo umani, non prodotti da supermercato, siamo diversi, e proprio per questo, variopinti.

 

Pino Cacucci


Intervento alla manifestazione nazionale dei Sinti a Bologna

domenica 17 maggio

(da A rivista anarchica n°400)

09 febbraio 2015

ASSEMBLEA
FONDO ETICO E SOCIALE DELLE PIAGGE

SABATO 14 FEBBRAIO 2015
ALLE ORE 17,30

presso il Centro Sociale IL POZZO

via Lombardia, 1/p - tel. 055373737

l’Assemblea è aperta a tutte le persone interessate

alla fine dell’assemblea per chi lo desidera è prevista una cena conviviale condivisa

13 novembre 2014

Credito esaurito

Il Movimento No TAV e l’Opposizione francese alla Lyon-Turin
richiamano l’attenzione dei media su quanto sotto riportato


A) Il Tunnel di Base della Torino-Lione costa oltre 12 miliardi di euro e non 8,5. Lo dicono i conti che RFI è tenuta a fare per legge.
B) L’Europa ha solo 5,5 miliardi di euro per progetti di questo tipo (core network), quindi è matematicamente impossibile che ne assegni la maggior parte (3,4 miliardi di euro) alla Torino-Lione.
C) L’Italia ha solo 1,37 miliardi di euro per la Torino-Lione, insufficienti a cofinanziare l’opera: sono quelli disponibili entro il 2020.
A+B+C= la Torino-Lione è morta, il Governo ha una stupenda occasione per destinare questo fiume di denaro a piccole opere utili a tutti gli italiani.
Testo del comunicato stampa

A) Ieri al Senato le Ferrovie e il Governo hanno fatto una pessima figura. Nessuno è stato in grado di spiegare in termini comprensibili quale sia il vero costo del Tunnel di Base (57 km) della Torino-Lione. L’asino è cascato sulla rivalutazione. I costi delle opere pubbliche sono soggetti a rivalutazione, non per colpa dell’inflazione ma per tenere conto di: revisione prezzi, oneri finanziari, adeguamenti progettuali e imprevisti (frequenti nei tunnel). Per legge il CIPE decide in base al “costo rivalutato a vita intera” e non sulle supposizioni dell’architetto di turno. I calcoli di RFI considerano una rivalutazione annua del 3,5%, il medesimo indice utilizzato nell’Analisi Costi Benefici di Virano e nel Progetto Definitivo di LTF. Il risultato fa oltre 12 miliardi di euro. La verità si saprà esclusivamente quando sarà effettuata una certificazione del costo da parte di un soggetto completamente terzo, come previsto nell’Accordo Italia- Francia del 30 gennaio 2012.
B) I fondi europei sono quelli del bando “2014 CEF Transport Multi-annual Call”. Per progetti “core network” come questo, il bando dispone di soli 5,5 miliardi di euro, ai quali ambiscono numerosi progetti in differenti Stati membri. Tra Brennero (3,4 miliardi di euro) e Torino-Lione (altri 3,4), l’Italia da sola vorrebbe contributi superiori a tale cifra. Se si aggiungono gli altri “pretendenti” europei (ad esempio i progetti Fehmarn Belt e Seine-Scheldt), i desideri sono oltre il doppio della disponibilità. Pertanto è matematicamente impossibile che la Torino-Lione riceva dalla UE 3,4 miliardi di euro, ovvero il 40% propagandato dai fautori dell’opera.
C) Nel Bilancio dello Stato, il cofinanziamento nazionale della Torino-Lione fa appello ad un’autorizzazione di spesa della Legge di Stabilità 2014 (capitolo MIT 7532). I fondi allocati ammontano complessivamente a 2,56 miliardi di euro, spalmati fino al 2029. L’Europa erogherà contributi esclusivamente su spese effettuate entro il 2020 (questo è il periodo di riferimento del bando in corso). I soldi a bilancio in anni successivi al 2020 non sono utilizzabili. Pertanto, con i fondi assegnati entro il 2020, attualmente l’Italia può coprire solo 1,37 miliardi di euro, sensibilmente meno di quelli richiesti per cofinanziare la Torino-Lione.
Questi elementi sono verificabili da qualsiasi cittadino su documenti pubblici: Contratto di Programma RFI, Progetto Definitivo LTF, Regolamenti CEF e TEN-T e relativo bando europeo, Legge di Stabilità dello Stato.
Il CIPE non è in grado di autorizzare l’opera, mancando tutti i presupposti: Valutazione di Impatto Ambientale (ferma da due anni), approvazione del Progetto Definitivo (idem), definizione certa del “costo a vita intera” (A), certezza del contributo europeo (B), disponibilità finanziaria nazionale (C).
Il Governo Italiano ha davanti a sé una stupenda occasione: anziché lasciarlo ingoiare dall’inutile Tunnel di Base della Torino-Lione, usi questo fiume di denaro per le piccole opere veramente utili agli italiani. Buon lavoro



www.notav.info/creditoesaurito

09 novembre 2014

Conti in ordine e retorica


L'imposizione sociale, politica ed economica aumenta a tutti i livelli,
si dilata, è inarrestabile, inafferrabile e anonima.
Ci avviluppa quotidianamente.
Non è facile identificarla né combatterla.


La cosa attualmente più rilevante è l'irrilevanza sostanziale delle politiche nazionali. In Italia è di un'evidenza sconcertante. Da quando la cosiddetta crisi ha ufficialmente preso avvio, infatti, si sono alternati dei governi molto simili tra loro, denominati di “larghe intese”. Uno dopo l'altro hanno bellamente fallito il compito di “portarci fuori dal guado”. In realtà si tratta di accozzaglie politiche per una sbandierata “salvezza nazionale”, reiterata proposizione seriale di un reazionario “patto di ferro” conservativo tra le forze più autoritarie degli schieramenti di destra e sinistra. Dopo la decadenza da premier di Berlusconi per ostentata inadeguatezza, presentati ogni volta con gran suono di fanfare sono stati approntati prima Monti, poi Letta, ora Renzi. Uno dopo l'altro hanno mostrato e continuano a mostrare la più completa incapacità a risolvere i problemi che ci assillano. Al contempo, avendone annullato senso finalità e differenze, stanno dimostrando quanto sia menzognera e fallace la ripartizione istituzionale tra destra e sinistra, ridotte a meri schieramenti per spartizioni di poltrone e di potere.
Tutti incapaci? Oppure c'è qualcosa di sovrastante che oggettivamente non permette d'intervenire in modo adeguato? Accanto a competenze vistosamente poco brillanti, non di rado incompetenze, emergono con sempre maggior forza un insieme di condizioni che limitano e circoscrivono qualsiasi intervento atto a governare lo stato delle cose. Le politiche nazionali appaiono sempre più in ostaggio, indotte a scegliere ed agire da pressioni che vedono in gioco egemoniche potenze sovrastatali capaci di vincolare pesantemente. I vari management italiani succedutisi negli ultimi decenni, essendosi divertiti in più che allegre gestioni incuranti delle conseguenze, hanno costruito addosso a tutti noi situazioni che si stanno dimostrando particolarmente devastanti. I vari mediocri politici di turno non riescono a liberarcene (o non vogliono?), rendendole vieppiù intricate e inestricabili.
Osservando i fatti e lo svolgersi delle cose, cercando di coglierli nel loro compiersi naturale non per come si subiscono, sono sempre più convinto che all'interno dell'esistente non sia possibile trovare soluzioni che vengano incontro alla popolazione nel suo insieme. La plumbea situazione vigente, equiparabile a un soffocante sistema gordiano, pur continuando a modificarsi non muta propensione e fondamenti originari. Ad ogni atto sembra voler garantire e rafforzare lo status di disparità, disuguaglianze e ingiustizie che opprime da millenni le categorie sociali sottoposte. In questa fase la grandissima quantità di quelli che non contano sta subendo asfissianti controlli e pesanti manipolazioni eco/tecnologiche, mentre le oligarchie finanziarie dominanti e le schiere dei loro accoliti si stanno rimpinguando abbondantemente.
Occorre uno sguardo diverso, capace di porsi oltre l'apparenza dell'esistente e ansioso di scrutare orizzonti che finora sono apparsi imperscrutabili. In tal senso la fisica quantistica ci offre una chiave di lettura illuminante. “Quando cambi il modo di osservare le cose, le cose che osservi cambiano”, ci suggerisce uno dei suoi presupposti fondanti. Dobbiamo innanzitutto smettere di decifrare la realtà attraverso il filtro di schemi interpretativi che non sono più in grado di comprenderla, addirittura di vederla. Se capissimo e accettassimo la radicalità incontrovertibile del fatto che sono proprio i fondamenti dell'esistente la causa principale dei disastri che continuamente i governi cercano di rattoppare, forse riusciremmo a concentrarci sulla ricerca di scelte che, volendo superare e annullare l'esistente, cerchino d'impostare fondamenti diversi da quelli che ci opprimono.
Ci renderemmo allora conto che la radice dei problemi che ci attanagliano è a monte e ci accorgeremmo che ciò che dobbiamo risolvere non è tanto la percentuale dello spread, o un'efficiente spending rewiew o l'ammontare del debito o tutte le altre gabbie socioeconomiche con cui è stato imprigionato il presente stato di cose. Adesso ci viene trasmessa l'urgenza di doverne dipendere perché ci troviamo dentro il gorgo irrisolvibile di una spirale finanziaria attanagliante impostata ad hoc. In particolare il debito pubblico, madre malefica di tutti i disastri che c'incatenano, che non abbiamo fatto noi individui senza potere ma ci è stato cucito addosso dall'ingordigia di chi domina, in quanto tale esiste solo se riconosciuto. “Un debito è solo la perversione di una promessa. È una promessa corrotta dalla matematica e dalla violenza” (Debito, di David Graeber, pag. 379). Nasce migliaia di anni fa in concomitanza col denaro per rendere schiavo chi era debitore ed ha continuato a sussistere, perfezionandosi, nei diversi contesti succedutisi. È un'entità astratta guidata da spinte dominatrici e direzionata a produrre effetti concreti rovinosi.
Illuminante in tal senso il trattamento regalato alla Germania sconfitta dalla seconda guerra mondiale. Oltre a ricevere gli aiuti del Piano Marshall per la ricostruzione, come ogni altro stato alleato europeo, “nel 1948 l'America decise semplicemente di abbuonare tutto il debito accumulato dalla Germania durante il regime nazista di Hitler. Il debito pubblico della Germania nel 1948 ammontava al 675% del Pil nazionale. Più del quintuplo dell'attuale debito pubblico italiano” (Banchieri, di Federico Rampini, pag. 24). La Germania dunque, che all'interno dell'Europa sta imponendo la dittatura di condizioni capestro in nome di un preteso rigore (sugli altri che adesso dipendono dalla sua forza), è riuscita a diventare la potenza tirannica che è proprio perché le è stato concesso ciò che ora impedisce ad altri con tutte le proprie abbondanti forze. Una tale arroganza è una dimostrazione eloquente che i debiti sono massacranti non in virtù propria, ma perché ingiunti per volontà di potenza non necessarie.

Vincoli inscindibili

Le forze oggi dominanti sembrano volerci letteralmente massacrare. Lo fanno con modalità più ambigue e raffinate della classica guerra guerreggiata, che comunque all'occorrenza viene messa in atto senza scrupoli, seminando rovine di vite distrutte invece delle macerie fumanti dei bombardamenti. Il fondamento del potere è sempre di più una specie di “costrizione obbligante”, la messa in opera di vincolanti condizioni oggettive cui non riesci a sottrarti. Mentre il classico vecchio esercizio del comando, cioè la costrizione attraverso imposizioni date da ordini gerarchici, è sempre meno efficace e più obsoleto.
La creazione del “debito istituzionale insolvibile”, che lega mani e piedi a creditori finanziari potenti, la pretesa di dover tenere “conti pubblici in ordine”, sciolti dalle responsabilità personali degli amministratori e che intrappolano intere popolazioni artatamente amministrate, la creazione sistematica e continua di norme e leggi che regolamentano ogni movimento e ogni aspetto della vita quotidiana individuale, sono macro/aspetti di normazione quotidiana che creano volutamente una “costrizione obbligante”, capace di rendere infernali le vite delle persone, completamente assoggettate e senza nessuna possibilità di replica o soluzione.
L'imposizione sociale politica ed economica, aumenta a tutti i livelli, si dilata, è inarrestabile, inafferrabile e anonima.
Di fronte a questa aggiornata forma di dominio totalizzante decadono le vecchie modalità di lotta, perché perdono di senso le logiche antitetiche del “muro contro muro”. Non ci si può contrapporre né fare guerra né serve combattere, perché subiamo costrizioni indirette più che imposizioni dirette. La lotta per la libertà allora non può che esprimersi attraverso la ricerca di come sottrarsi alle condizioni obbliganti, per riappropriarsi in pieno di autonomia di scelta e decisione, cioè riappropriazione della politica come riferimento principale della gestione comunitaria, questa volta non gerarchica e autenticamente autogestita.
Andrea Papi

13 ottobre 2014

ASSEMBLEA DEI SOCI

DEL
 
FONDO ETICO E SOCIALE
 
DELLE PIAGGE

 
SABATO 18 OTTOBRE 2014 ORE 17,30

 
Centro Sociale IL POZZO
via Lombardia, 1/p - tel. 055373737

 
l’Assemblea è aperta a tutte le persone interessate
alla fine dell’assemblea per chi lo desidera
è prevista una cena conviviale condivisa

06 ottobre 2014

6° festa del microcredito 2014


Venerdì 10 ottobre

ore 19,00 microcena gustosa ad offerta libera
ore 21,00 CAMBIARE SISTEMA… percorsi di microcredito e finanza autogestita, incontro FRANCESCO GESUALDI – Centro Nuovo Modello di Sviluppo, accompagnati da Giovanna Panigadi – MAG6 di Reggio Emilia


Sabato 11 ottobre
ore 10,00 apertura Mercato della Solidarietà e della Vicinanza
ore 10,30 mi metto in gioco: laboratorio sul denaro con i ragazzi della scuola media
ore 16,00 FUORI DAGLI SCHEMI… esperienze concrete di microcredito, incontro aperto, con realtà cittadine e non, per scrivere insieme il nostro manifesto del microcredito
ore 18,30 presentazione campagna STOP TTIP*
ore 19,00 Asta a vista: vendita al miglior offerente di quadri d’autore per l’autogestione del Fondo Etico e Sociale
ore 19,30 Interventi musicali dei ragazzi della Scuola popolare di musica delle Piagge
ore 20,30 Cena delle Convivialità, tutto il ricavato sarà utilizzato per sostenere Il Fondo Etico e Sociale delle Piagge
ore 22,00 DAL NOSTRO CANTO in concerto – canti popolari e della tradizione anarchica.


* 11 ottobre 2014, giornata di mobilitazione europea per fermare il Trattato di Partenariato Transatlantico su commercio e Investimenti (TTIP). Si tratta di un accordo segreto che Unione Europea e Stati Uniti stanno trattando per la deregolamentazione di commercio e investimenti a vantaggio dei profitti delle grandi imprese transnazionali e a svantaggio della democrazia e dei nostri diritti, a partire da quelli occupazionali e ambientali, della sicurezza del cibo senza tralasciare la privatizzazione di sanità e istruzione. 

01 ottobre 2014

Finanza e autogestione

di Luca Assumma


«La Calabria è tra le prime regioni per la diffusione dell’usura. Dove il credito legale diminuisce o è di pessima qualità, essa aumenta. Paradossalmente, da noi i depositi di famiglie e imprese crescono, ma le banche non hanno creato un “effetto leva” e anzi hanno usato per l’economia reale meno di quanto hanno raccolto, rivolgendo quei soldi ad altri territori e finanza speculativa».


È uno scenario senza dubbio desolante, quello descritto da Gianni Votano di Microdanisma in un recente incontro attraverso il quale è stata lanciata la costruenda Mutua di autogestione del denaro calabrese. Uno scenario desolante che, però, la stessa associazione vuole provare a cambiare positivamente attraverso la stessa Mag, una comunità di risparmiatori e finanziati ben diversa dalle classiche banche. «La nostra associazione, insieme ad altre realtà e singoli, ha avviato la rete “Verso la Mag delle Calabrie” che ha l’obiettivo di creare quelle condizioni culturali e sociali per sviluppare una Mag in Calabria. Noi che sosteniamo la finanza etica non vogliano essere vittime o complici, per questo abbiamo lanciato questo progetto» ha dichiarato lo stesso Votano all’auditorium “Don Orione”.


Ma qual è la mission della Mag che Microdanisma sta costruendo insieme a realtà come Reggio non tace? La mutua si prefigge il meritorio e ambizioso obiettivo di effettuare prestiti anche a persone segnalate ai registri dei “cattivi pagatori” e quindi escluse dai circuiti finanziari in modo tale che non entrino nel circuito dell’usura, ma pure quello di dare fiducia ai non bancabili nel creare eticamente occupazione e sviluppo sul territorio. «Il progetto Mag delle Calabrie, che come le altre si ispira alle casse rurali e si basa su solidarietà e fiducia ha una grande sfida davanti: costituirsi entro Natale. Servono minimo 600mila euro, ce la faremo impegnandoci senza aspettare che ci arrivino dall’alto» ha aggiunto padre Giovanni Ladiana di Reggio non tace.


«Padre Zanotelli afferma che col carrello della spesa noi votiamo, così succede anche quando scegliamo dove collocare i nostri risparmi. Possiamo orientarli verso il bene comune. Due sono i concetti basilari della Mag: mutualità e autogestione. Mettere soldi nella Mag non è una donazione, ma un investimento perché chi versa una quota diventa socio, e l’interesse serve solo alla sostenibilità della struttura che investe in terzo settore, economia solidale, non bancabili e start up. Noi, che siamo nati per “obiezione bancaria”, lo facciamo dal 1980» ha detto il presidente della Mag Milano Patrizio Monticelli.


«Dal 1999, quasi 40mila persone finora hanno creduto che si può utilizzare il nostro denaro per costruire ricchezza e benessere, davanti a banche che non hanno più una funzione sociale alle loro origini. La nostra banca, che si basa su una rete di responsabilità e fiducia, raccoglie 900 milioni di euro di risparmio e ne presta quasi 800, in Calabria c’è un rapporto 6-16 mentre quelle classiche lo incamerano qui senza spenderlo per l’economia reale calabrese. L’etica conviene perché abbiamo un tasso di sofferenza dell’1%, mentre la media delle altre banche è del 7%» ha affermato l’esponente di Banca Etica Teresa Masciopinto. «Numerose inchieste hanno messo in evidenza come le banche convenzionali spesso abbiano allargato i cordoni della borsa per imprese e soggetti contigui con il potere criminale, quindi gli “Accordi di Basilea” valgono solo per onesti e deboli. Per questo sostengo questo progetto e le realtà di finanza etica solidale» è stato un passaggio dell’imprenditore calabrese “resistente” Nino De Masi.


Per informazioni, ci sono il sito www.magdellecalabrie.org e il telefono 0965-601210, per sostegno alla “Mag” c’è l’iban IT70 N050 1803 4000 0000 0158 078 intestato ad associazione Microdanisma “Verso la Mag delle Calabrie” c/o Banca Popolare Etica.
Fonte: terrearse.it

10 giugno 2014

L'economia la fa il metodo

Le "Idee eretiche" di Altreconomia 159


Dalle relazioni di dono al trusteeship gandhiano, che mette al centro la fiducia e non il possesso. Sono gli esempi -necessari- di un modello nuovo, per uscire dal conformismo e dall'ignoranza.
Il commento di Roberto Mancini


Un metodo nuovo per l’economia. È una svolta capace di portarci oltre il deserto dell’ignoranza e del conformismo, nel quale restano arenati sia la Commissione europea sia i governi succedutisi in Italia, da Berlusconi a Renzi.

Ma dove attingere gli elementi per questa profonda trasformazione della cultura? Dai primi del ‘900 a oggi si è sviluppata la ricerca di modelli economici alternativi al modello capitalista e a quello del socialismo reale. Penso anzitutto all’economia delle relazioni di dono, che pone al centro la relazione tra le persone e la cura per ciò che dà loro da vivere. Al di là dell’economia formale capitalista, in molte aree del mondo (Africa, Asia, America Latina) è praticata questa economia popolare. “Dono” non significa “regalo”, ma dinamica di condivisione. Grazie a questa pratica alcuni popoli sono riusciti a sopravvivere all’impatto con il modello occidentale. Bisogna poi ricordare l’economia gandhiana della trusteeship. Basata sull’opera di Gandhi e sperimentata in India, tale concezione muove dal riconoscimento del fatto che l’economia è parte integrata dell’etica del bene comune. Il soggetto economico non deve attaccarsi al possesso, ma lavorare nello spirito dell’amministrazione fiduciaria (trusteeship). I talenti ci sono dati perché portino frutto per noi, ma anche per gli altri: il lavoro è servizio. Il vero soggetto dell’economia è la comunità locale, i cui talenti e le cui tradizioni servono a garantire la sussistenza e all’equo scambio commerciale dei propri prodotti tipici con le altre comunità del mondo.
Non va del resto dimenticata l’economia di comunità proposta da Adriano Olivetti e sperimentata a Ivrea. È un’idea nata dallo spirito cristiano della fraternità e dallo sforzo di tradurla in un ordinamento democratico comunitario. La rappresentanza democratica non può reggersi solo sul suffragio universale; va integrata dalla rappresentanza delle comunità territoriali, delle forze del lavoro e del mondo della ricerca. L’impresa è un bene comune, che respira con la vita democratica.
Sorta dagli studi di Nicholas Georgescu-Roegen, la prospettiva della bioeconomia configura un’economia radicalmente ecologica, che tiene conto della legge dell’entropia: per produrre qualcosa in realtà consumiamo energia e materia in quantità maggiori del prodotto stesso. Dobbiamo quindi orientare l’economia non alla crescita, né al mito dello sviluppo sostenibile, ma al risparmio, al riuso, al riciclo, al restauro, per mantenere aperto il futuro anche alle prossime generazioni. Tale intuizione è stata ripresa dal progetto delle decrescita di Serge Latouche, che punta instaurare la cura dei beni e delle risorse secondo criteri di sobrietà e di sviluppo dei beni relazionali.
Occorre anche considerare l’economia di comunione e l’economia civile. Nata dall’intuizione di Chiara Lubich e dal movimento dei Focolari, questa tendenza introduce in economia la logica della comunione attraverso la riorganizzazione dell’impresa. Il profitto va suddiviso nelle seguenti quote: una parte del profitto va all’imprenditore e a tutti i lavoratori, una parte per la solidarietà sociale, una parte per reinvestire nell’azienda in quanto bene comune, una parte per finanziare attività educative che formino persone all’altezza dello spirito di comunione. Da questa idea si è sviluppata la prospettiva dell’economia civile ad opera di Luigino Bruni e Stefano Zamagni. Essi affermano che il mercato va trasformato, da dispositivo di guerra di tutti contro tutti in un luogo di reciprocità. Da parte sua l’economista austriaco Christian Felber ha prefigurato l’economia del bene comune, in una visione che sostituisce al prodotti interno lordo (Pil) il Bilancio del bene Comune e subordina il profitto riducendolo a fine secondario dell’attività economica.
Più di 1500 imprese hanno aderito a questo progetto in Germania, Austria, Svizzera e Italia. Felber prevede lo sviluppo del credito cooperativo, la nazionalizzazione di gran parte delle banche e la chiusura delle Borse. Ricordo infine l’economia solidale e partecipativa. È un modello che punta sulla logica dell’equità e della solidarietà, nonché sulla pianificazione democratica partecipata. Tra gli esponenti di questa concezione segnalo Michel Albert, Albert Fresin e Peter Ulrich. Tutti questi modelli -se approfonditi, correlati tra loro e attuati- sono affluenti preziosi per la messa a punto di un metodo integrato in economia che farà del capitalismo nulla più che un triste ricordo.

Oltre euro e antieuro


di Andrea Papi

rivista anarchica
anno 44 n. 390   giugno 2014


Bisogna trovar la maniera di andare oltre il denaro per come è definito, organizzato e concepito. Bisogna ripensare come ricostruire autentici strumenti di scambio, questa volta autogestiti dalle comunità e non lasciati alle gestioni autoritarie della speculazione finanziaria.

La rappresentazione che continuiamo a farci del mondo è irrimediabilmente antropocentrica. Espone esclusivamente il punto di vista umano, che abusivamente si autoconsidera l'unica specie animale padrona, depositaria indiscussa del pianeta terra. Inoltre è discriminante nei confronti della gran massa dei più deboli, degli oppressi e dei sottomessi. Uno sguardo criminalmente parziale, che obnubila la consapevolezza e l'ammissione della letale tragicità con cui la nostra specie opera quotidianamente.
Gli strumenti che l'umanità continua a rendere operativi, motivandoli con una sempre meno convincente ricerca di “stare meglio”, continuano a trasformarsi regolarmente in lacci, gabbie, massacri, genocidi e stimoli per decessi suicidi. In pratica tutto e tutti siamo esposti a continui effetti deleteri. Solo un'esigua minoranza, sempre meno definibile come elite dal momento che non si tratta certo dei migliori, può difendersi perché possiede risorse per approntare mezzi adeguati, supportata dagl'ingenti capitali che le derivano dalle continue rapine perpetrate contro la stragrande maggioranza delle popolazioni che, ignare della partita che si gioca sul loro capo, ne subiscono invece le deleterie conseguenze.
Dentro un contesto culturale e d'azione che procede esclusivamente per dominare, mentre tutto finge di mostrarsi aperto verso mete dall'aspetto affascinante, la cosiddetta “globalizzazione”, cioè l'incontrollabile circolazione sovraterritoriale ed extrastatale di qualunque cosa, non fa altro che favorire sistematici effetti devastanti. In tal senso, per esempio, è illuminante e altamente significativa la propagazione planetaria sia delle malattie sia delle finanze che, pur muovendosi in campi molto distanti fra loro, entrambe producono effetti di massa particolarmente deleteri proprio in ragione della loro sostanziale capacità di espansione. Hanno in comune che scorrazzando liberamente producono disastri.
In un mondo sempre più interconnesso virus e batteri viaggiano in aereo e possono raggiungere in poche ore ogni angolo del pianeta. Secondo le statistiche dell'Oms (Organizzazione mondiale della sanità), le malattie veicolate da insetti uccidono ogni anno un milione di persone, su più di un miliardo d'individui infettati nello stesso arco di tempo, e più della metà della popolazione mondiale sarebbe a rischio. Poi ci sono le cosiddette malattie tropicali dimenticate, come ad esempio la lebbra e la Dengue, un'infezione virale tropicale trasmessa dalla puntura della zanzara “Aedes aegypti” che nella sua forma più grave può provocare febbri emorragiche, che colpiscono più di un miliardo e mezzo di persone in tutto il mondo. Cifre che, sebbene allarmanti, in realtà sottostimano le gravi conseguenze sui sopravvissuti, come cecità, mutilazioni e altri handicap – afferma Margaret Chan, direttore generale dell'Oms. I fattori che favoriscono la diffusione globale di queste patologie sono molteplici. Oltre ai super citati cambiamenti climatici contribuiscono la sistematica rapida urbanizzazione, le inarrestabili sciagurate deforestazioni, l'agricoltura intensiva, il turismo di massa in continua rapida espansione e la colonizzazione di nuovi territori, ormai sempre meno circoscritti alle aree più depresse.

Folle accumulo di ricchezze
 La finanziarizzazione dell'economia invece, che opera attraverso le reti telematica ed elettronica globali, dal canto suo agisce su un piano di realtà virtuale che viaggia all'inimmaginabile velocità di nanosecondi (un nanosecondo corrisponde a un miliardesimo di secondo), riuscendo a imporre ad intere popolazioni condizioni di vita altamente diseguali, in moltissimi casi aberranti.
Da una parte favorisce solo un'esigua minoranza privilegiata, per conto della quale secondo dopo secondo accumula rendite finanziarie che raggiungono cifre iperboliche. Dall'altra parte, attraverso meccanismi e automatismi fuori controllo e al di là di ogni supposta regolamentazione, per realizzare questo folle accumulo di ricchezze concentrato in un numero infimo di mani costringe masse ingenti di persone a vivere in condizioni indigenti. Poveri o sotto la soglia di povertà, schiavizzati, ricattati e sottomessi, non protetti da nessuno e sottoposti alla prepotenza sistematica di normative e regolamenti che solo i ricchi riescono tranquillamente ad aggirare, gli altri, i non ricchi, subiscono sistematicamente soprusi e prevaricazioni insopportabili, anche fino alla morte all'inedia e all'impotenza. Siamo precipitati in un incubo che sta superando ogni immaginazione sui peggiori effetti della supremazia capitalista.
Di fronte a un tale desolante scenario, in questo terribile panorama le cui tinte sembrano più orride che fosche, rischia di diventare fasulla la contrapposizione diadica “euro o non euro?” che in Europa sta avviluppando la propaganda politica di ogni parte istituzionale in causa. Il problema non può essere racchiuso e limitato a soluzioni, solo apparentemente tecniche, che vanno alla ricerca di come rimettere in moto l'economia. È questo sistema economico e finanziario che non va e che, per sua stessa natura, produce mostri.
Per avere un'idea delle prospettive verso cui stiamo marciando con grande celerità è interessante la riflessione di Federico Rampini. Su “la Repubblica” del 3 aprile riporta lo scenario prospettato dall'esperto di finanza Sorkin sul New York Times. Nel 2040, o giù di lì, saremo pienamente entrati nell'era post-monetaria. Il denaro non si userà più perché ogni acquisto ci verrà addebitato, senza neanche accorgercene, direttamente sul conto personale aperto sullo smartphone, oppure identificandoci pupille, impronte digitali e impronte facciali con tecniche biometriche. Pagheremo tutto non con monete tradizionali, come euro o dollari, ma con monete virtuali emesse da Google o Facebook, oppure con crediti accumulati attraverso le spese su Amazon o i Tunes.

Una dicotomia dialettica destinata ad essere superata
L'era post-monetaria in parte è già iniziata. Giappone e Corea del sud, per esempio, usano già da un po' gli smartphone come portafogli virtuali. In Svezia, nella metropolitana di Londra, perfino in Kenia, stanno sperimentando l'uso di massa del telefonino come carta di credito per pagare vari servizi. E sempre di più si usano il PayPal di eBay e i sistemi di addebito che usano il software Android sui telefonini Samsung.
Nella prospettiva di cui parla Rampini l'esistenza del denaro quale mezzo di transazione smette di essere un problema eminentemente economico, per diventare un problema squisitamente di potere (potere di controllo, di prelievo, di indirizzo, ecc.). Personalmente non so se arriveremo mai alla condizione prospettata dalla “post-moneta”, cioè ad una totale mancanza dell'uso monetario sotto qualunque forma. Quello che invece mi sembra di capire è che stiamo avanzando verso un cataclisma sociale in cui il denaro si userà sempre meno, per essere progressivamente sostituito da mezzi di controllo sugli individui, come cip, carte di credito, prodotti finanziari e quant'altro, che non gestiremo direttamente e che ci verranno prelevati alla fonte da forze sovrastanti che decidono tutto al posto nostro in nome nostro.
Il problema allora sarà sempre meno se val la pena di far parte dell'euro o no, perché qualsiasi sia la moneta che useremo verremo di fatto giocoforza incanalati in un altro sistema di “acquisto-consumi”, non più basato su mezzi concretamente tangibili come la carta moneta, ma su operazioni computerizzate via etere la cui base non è materiale ma virtuale. Il fondamento di questo sistema non sarà più lo scambio volontario e consapevole, ma il controllo dei movimenti individuali e la perdita dell'autonomia. Sarà il trionfo più completo dell'ingerenza del dominio direttamente nella condizione esistenziale delle persone.
Euro o non euro è una dicotomia dialettica che a breve sarà superata dai fatti, da uno status delle cose oltre l'uso del denaro, obbligante con tutti i vincoli e le limitazioni che più che condizionare l'esistenza la incatenano. Un'impostazione che sta perdendo totalmente le caratteristiche del mezzo di scambio, ormai solo finalizzata a controllare, condizionare e obbligare, in modo che non si riesca più a sottrarsi alla condizione di dipendenza su cui si fondano le società del dominio, oggi potenti più che mai. Il problema vero allora va cercato e identificato nel trovar la maniera di andare oltre il denaro per come è definito organizzato e concepito. Bisogna ripensare come ricostruire autentici strumenti di scambio, questa volta autogestiti dalle comunità e non lasciati alle gestioni autoritarie della speculazione finanziaria.                
Andrea Papi

26 maggio 2014


ASSEMBLEA
DEI SOCI DEL
FONDO ETICO E SOCIALE DELLE PIAGGE



Sabato 31 Maggio 2014 alle ore 17,30


Centro Sociale “IL POZZO”
via Lombardia, 1/p tel. 055373737


alla fine dell’assemblea  chi lo desidera
potrà cenare all’Osteria Popolare

Il ricavato della cena sarà utilizzato per 
l’autogestione del Fondo Etico e Sociale