Dalla periferia fiorentina un esempio di microcredito di prossimità, costruito sulle esigenze degli abitanti di un quartiere del 'ricco' Nord del mondo
28 febbraio 2011
10 febbraio 2011
Autotassazione 2011
Anche quest’anno rinnoviamo la proposta di autotassazione per i soci del Fondo Etico e Sociale delle Piagge.
L’esigenza di “inventarci” forme di finanziamento condivise e partecipate, nasce per far fronte alle spese di gestione della nostra realtà di microcredito.
L’idea è che possiamo riconoscere un valore importante a quelle monetine di pochi centesimi che spesso ci “girano” nelle tasche e magari non prendiamo neanche in considerazione quando andiamo a pagare i nostri conti. Oggi queste monetine, messe tutte insieme, possono aiutare il Fondo Etico e Sociale a portare avanti con coerenza l’idea di “giustizia sociale” e di diritto al credito che da sempre anima la nostra esperienza.
Per molti di noi rinunciare a un euro o due al mese è qualcosa che non incide in maniera significativa sul nostro bilancio, ma essendo oltre 160 soci possiamo arrivare a raccogliere una cifra importante, che permetterebbe di mantenere senza problemi la sostenibilità del Fondo Etico e Sociale delle Piagge senza gravare solo su coloro che richiedono i prestiti.
Naturalmente ognuno di noi è libero di aderire oppure no a questa iniziativa.
Nell’anno appena trascorso, con quanto ottenuto dall'autotassazione e il denaro raccolto con cene ed altre iniziative, siamo riusciti a coprire le spese sostenute.
Chi volesse partecipare a questa raccolta può portare il proprio contributo alle assemblee o direttamente al Centro Sociale il Pozzo (tel. 055373737) consegnandolo a uno dei referenti del Fondo Etico
La Commissione del Fondo Etico e Sociale delle Piagge
L’esigenza di “inventarci” forme di finanziamento condivise e partecipate, nasce per far fronte alle spese di gestione della nostra realtà di microcredito.
L’idea è che possiamo riconoscere un valore importante a quelle monetine di pochi centesimi che spesso ci “girano” nelle tasche e magari non prendiamo neanche in considerazione quando andiamo a pagare i nostri conti. Oggi queste monetine, messe tutte insieme, possono aiutare il Fondo Etico e Sociale a portare avanti con coerenza l’idea di “giustizia sociale” e di diritto al credito che da sempre anima la nostra esperienza.
Per molti di noi rinunciare a un euro o due al mese è qualcosa che non incide in maniera significativa sul nostro bilancio, ma essendo oltre 160 soci possiamo arrivare a raccogliere una cifra importante, che permetterebbe di mantenere senza problemi la sostenibilità del Fondo Etico e Sociale delle Piagge senza gravare solo su coloro che richiedono i prestiti.
Naturalmente ognuno di noi è libero di aderire oppure no a questa iniziativa.
Nell’anno appena trascorso, con quanto ottenuto dall'autotassazione e il denaro raccolto con cene ed altre iniziative, siamo riusciti a coprire le spese sostenute.
Chi volesse partecipare a questa raccolta può portare il proprio contributo alle assemblee o direttamente al Centro Sociale il Pozzo (tel. 055373737) consegnandolo a uno dei referenti del Fondo Etico
La Commissione del Fondo Etico e Sociale delle Piagge
17 gennaio 2011
Perché faccio parte del Fondo Etico e Sociale delle Piagge?
Perché nel Fondo il denaro non è più un fatto privato e personale ma è uno strumento, un mezzo collettivo attraverso il quale intessere relazioni e creare legami.
Perché nel Fondo è essenziale la fiducia e, per una come me che fa fatica a fidarsi delle persone, è un continuo mettermi in gioco, perché il Fondo Etico si fonda proprio sulla fiducia: io mi fido delle persone che incontrano i richiedenti prestito, mi fido delle loro valutazioni e considerazioni; mi fido di chi riceve i prestiti e dell’ impegno che mette nel restituirlo, mi fido dei soci e delle persone che partecipano alle assemblee, convinta che la loro presenza, in quel momento è la linfa vitale del Fondo .… insomma il Fondo Etico è una palestra di fiducia, e anche solo per questo è un luogo “eccezionale”.
Faccio parte del Fondo perché l’economia, la finanza, che sembra sempre sfuggirci dalle mani, viene sbriciolata e resa di nuovo umana.
Faccio parte del Fondo perché sempre di più, ultimamente, mi sto convincendo che soltanto le esperienze piccole, limitate territorialmente, possono avere un futuro rivoluzionario, cioè possono incidere davvero e lasciare un segno. Il Fondo Etico funziona ed ha senso perché si impone, ogni giorno, di rimanere un’esperienza piccola, all’interno della quale restano vivi i rapporti, le relazioni e gli affetti fra le persone. Il nostro mondo è pieno di situazioni e realtà che, pur nate da principi importanti e positivi si sono poi del tutto perse nel crescere, nell’ ingrandirsi… Il Fondo invece non ascolta le lusinghe dell’ampliamento, e quindi dell’aumento di potere, e resta ancorato proprio alla prossimità, al proseguire fianco a fianco.
Faccio parte del Fondo perché il fondo è in continuo movimento, in continuo sviluppo, ma non verso l’espansione, verso invece la profondità, ed è in questa dimensione che mi ritrovo e voglio continuare a camminare.
Perché nel Fondo è essenziale la fiducia e, per una come me che fa fatica a fidarsi delle persone, è un continuo mettermi in gioco, perché il Fondo Etico si fonda proprio sulla fiducia: io mi fido delle persone che incontrano i richiedenti prestito, mi fido delle loro valutazioni e considerazioni; mi fido di chi riceve i prestiti e dell’ impegno che mette nel restituirlo, mi fido dei soci e delle persone che partecipano alle assemblee, convinta che la loro presenza, in quel momento è la linfa vitale del Fondo .… insomma il Fondo Etico è una palestra di fiducia, e anche solo per questo è un luogo “eccezionale”.
Faccio parte del Fondo perché l’economia, la finanza, che sembra sempre sfuggirci dalle mani, viene sbriciolata e resa di nuovo umana.
Faccio parte del Fondo perché sempre di più, ultimamente, mi sto convincendo che soltanto le esperienze piccole, limitate territorialmente, possono avere un futuro rivoluzionario, cioè possono incidere davvero e lasciare un segno. Il Fondo Etico funziona ed ha senso perché si impone, ogni giorno, di rimanere un’esperienza piccola, all’interno della quale restano vivi i rapporti, le relazioni e gli affetti fra le persone. Il nostro mondo è pieno di situazioni e realtà che, pur nate da principi importanti e positivi si sono poi del tutto perse nel crescere, nell’ ingrandirsi… Il Fondo invece non ascolta le lusinghe dell’ampliamento, e quindi dell’aumento di potere, e resta ancorato proprio alla prossimità, al proseguire fianco a fianco.
Faccio parte del Fondo perché il fondo è in continuo movimento, in continuo sviluppo, ma non verso l’espansione, verso invece la profondità, ed è in questa dimensione che mi ritrovo e voglio continuare a camminare.
(Francesca)
07 gennaio 2011
ASSEMBLEA DEI SOCI
DEL
FONDO ETICO E SOCIALE DELLE PIAGGE
SABATO 15 GENNAIO 2011 alle ore 17,00
Centro Sociale “IL POZZO”
via Lombardia, 1/p tel. 055373737
via Lombardia, 1/p tel. 055373737
l' Assemblea è aperta a tutte le persone interessate
alla fine dell’assemblea chi lo desidera potrà cenare insieme
sono graditi contributi eno-gastronomici da condividere
siamo tutti invitati a portarci piatto, posate e bicchiere
24 dicembre 2010
Il Welfare non è un lusso
Sotto la montagna di rifiuti che sta sommergendo - nuovamente - la città di Napoli e la Campania vengono seppellite molte altre drammatiche emergenze sociali. Da mesi assistiamo alla chiusura di decine di case-famiglia, di centri diurni e di strutture residenziali, luoghi accoglienti e percorsi per persone, bambini e adulti, segnate dall’abbandono, dall’abuso e dal maltrattamento, dalla povertà, dall’emarginazione, dal fallimento. Persone che soffrono di disagi mentali e fisici. Persone la cui assistenza, nella migliore delle ipotesi, ricadrà sulle famiglie o spingerà unicamente al ricorso a nuove e vecchie istituzioni totali: non solo carceri, manicomi e istituti per bambini ma anche risposte inappropriate come ospedali e cronicari. Di fatto, a Napoli sono stati tagliati oltre cento servizi territoriali e quasi mille posti di lavoro per operatori sociali.
Per noi uno Stato è civile quando è in grado di garantire i diritti inviolabili dei cittadini; assicura pari dignità sociale ad ogni persona; tutela la salute come diritto fondamentale; assicura cure gratuite a tutti; garantisce l’esercizio degli stessi diritti civili e sociali su tutti i territori del paese; promuove coesione e solidarietà sociale, rimuove gli squilibri e le ingiustizie sociali; è in grado di garantire ai lavoratori il diritto ad una retribuzione certa ed adeguata. Questi principi sono enunciati nella nostra Costituzione.
Questo non è uno Stato giusto, perché al Sud più di una famiglia su quattro vive in condizioni di povertà, perché i disoccupati sono il doppio rispetto al resto del paese, perché la spesa sociale è cinque volte più bassa della media nazionale, perché essere anziani, bambini, disabili o semplicemente cittadini al Sud significa vivere in una condizione di difficoltà, peggiore di quella del resto del Paese.
Il Comitato «Il Welfare non è un lusso», insieme agli operatori e alle operatrici sociali in sciopero della fame e ai 300 che occupano l’ex Manicomio Leonardo Bianchi di Napoli, simbolo di questa lotta di civiltà, chiede al Governo, alle Regioni e ai Comuni di evitare ogni genere di taglio alla spesa sociale in Campania, al Sud ed in tutto il Paese, di ritornare ad investire seriamente sullo stato sociale, di valorizzare il lavoro sociale, di definire con la massima urgenza un piano per il superamento dell’emergenza in Campania e l’immediata riapertura dei servizi.
Il welfare non è un lusso: le politiche sociali garantiscono il benessere delle persone, più legalità e più sicurezza nei territori. Senza il lavoro di chi tutela la salute, l’assistenza, il benessere, la socialità e la legalità, le città saranno più povere, meno sicure e più violente.
Per noi uno Stato è civile quando è in grado di garantire i diritti inviolabili dei cittadini; assicura pari dignità sociale ad ogni persona; tutela la salute come diritto fondamentale; assicura cure gratuite a tutti; garantisce l’esercizio degli stessi diritti civili e sociali su tutti i territori del paese; promuove coesione e solidarietà sociale, rimuove gli squilibri e le ingiustizie sociali; è in grado di garantire ai lavoratori il diritto ad una retribuzione certa ed adeguata. Questi principi sono enunciati nella nostra Costituzione.
Questo non è uno Stato giusto, perché al Sud più di una famiglia su quattro vive in condizioni di povertà, perché i disoccupati sono il doppio rispetto al resto del paese, perché la spesa sociale è cinque volte più bassa della media nazionale, perché essere anziani, bambini, disabili o semplicemente cittadini al Sud significa vivere in una condizione di difficoltà, peggiore di quella del resto del Paese.
Il Comitato «Il Welfare non è un lusso», insieme agli operatori e alle operatrici sociali in sciopero della fame e ai 300 che occupano l’ex Manicomio Leonardo Bianchi di Napoli, simbolo di questa lotta di civiltà, chiede al Governo, alle Regioni e ai Comuni di evitare ogni genere di taglio alla spesa sociale in Campania, al Sud ed in tutto il Paese, di ritornare ad investire seriamente sullo stato sociale, di valorizzare il lavoro sociale, di definire con la massima urgenza un piano per il superamento dell’emergenza in Campania e l’immediata riapertura dei servizi.
Il welfare non è un lusso: le politiche sociali garantiscono il benessere delle persone, più legalità e più sicurezza nei territori. Senza il lavoro di chi tutela la salute, l’assistenza, il benessere, la socialità e la legalità, le città saranno più povere, meno sicure e più violente.
22 dicembre 2010
Memorie di neve e ferrovie
Io nell'85 nelle ferrovie ancora non c'ero, sono entrata come Capo
Stazione poco dopo, nell'87 quando ancora erano Ente pubblico,
trasformate così, da Azienda Autonoma, attraverso la legge 210 dell'85
appunto. La nevicata di quell'anno me la ricordo eccome perché ero
studente fuori sede da Pescara e viaggiavo rigorosamente in treno. In
quell'invernata, in cui nevicò tanto anche sul mare a casa mia, presi
il treno in piena emergenza maltempo e, con qualche ora di ritardo,
molto freddo e molta pazienza, i convogli si muovevano, lenti, ma si
muovevano. Erano pochi però ed in parte, come mi ricorda mio marito, di
turno in questo fine settimana infernale e costretto a passare la notte
in stazione venerdì sera per essere presente a lavoro il sabato
mattina, furono subito soppressi per non creare nei viaggiatori
aspettative impossibili da mantenere. Stavolta no, FS non ha voluto
sopprimere niente nella pia illusione di potere, con la tecnologia,
garantire tutto. Confermo che c'erano meno treni e più persone a
lavorare e che le stazioni erano presenziate da personale fs, non da
operai di ditte che devono essere chiamati al momento e magari
risiedono così lontano (e fanno mille altri lavori contemporaneamente)
da non poter nemmeno arrivare sul luogo di lavoro quando necessario. Le
"scaldiglie" per gli scambi sono una ormai datata e collaudata
invenzione, permettono di girare i deviatoi in caso di ghiaccio, ma, da
quello che è successo, in caso di neve non garantiscono. Ieri è passato
da me un operaio degli impianti elettrici in pensione, con cui ho
condiviso nottate insonni e preoccupate di me, giovanissima Dirigente
Movimento (come si chiama in effetti il Capo Stazione proprio perché il
suo compito è far muovere i treni in sicurezza!) a guardia di scambi
non funzionanti, di rotaie rotte per il freddo o in fibrillazione per
il caldo, di segnali che, improvvisamente, non si accendono più al
verde, Dio solo lo sa perché. Nottate di treni merci lunghissimi ed
anonimi che si affacciavano al fascio di Rifredi a chiedere ricovero
durante il pasto veloce dei macchinisti (che si chiamavano Maestri!)
giunti affamati dall'Appennino, trascinandosi ritardi infiniti e voglia
di casa e riposo. Eravamo in diversi a condividere i turni e ci
volevamo molto bene ed i più anziani, che fossero operai, manovali, o
dirigenti, insegnavano tutto ai noi più giovani e noi ci sentivamo
tranquilli.
L'operaio in pensione mi conferma le fiaccole dell'85, di
cui racconta Tiziano, ed i treni fatti marciare a passo d'uomo e uno
alla volta ma, in qualche modo, fatti muovere. Sì, è cambiato tutto,
anche quello che non doveva affatto cambiare.
Un caro saluto a tutti
Adriana
Stazione poco dopo, nell'87 quando ancora erano Ente pubblico,
trasformate così, da Azienda Autonoma, attraverso la legge 210 dell'85
appunto. La nevicata di quell'anno me la ricordo eccome perché ero
studente fuori sede da Pescara e viaggiavo rigorosamente in treno. In
quell'invernata, in cui nevicò tanto anche sul mare a casa mia, presi
il treno in piena emergenza maltempo e, con qualche ora di ritardo,
molto freddo e molta pazienza, i convogli si muovevano, lenti, ma si
muovevano. Erano pochi però ed in parte, come mi ricorda mio marito, di
turno in questo fine settimana infernale e costretto a passare la notte
in stazione venerdì sera per essere presente a lavoro il sabato
mattina, furono subito soppressi per non creare nei viaggiatori
aspettative impossibili da mantenere. Stavolta no, FS non ha voluto
sopprimere niente nella pia illusione di potere, con la tecnologia,
garantire tutto. Confermo che c'erano meno treni e più persone a
lavorare e che le stazioni erano presenziate da personale fs, non da
operai di ditte che devono essere chiamati al momento e magari
risiedono così lontano (e fanno mille altri lavori contemporaneamente)
da non poter nemmeno arrivare sul luogo di lavoro quando necessario. Le
"scaldiglie" per gli scambi sono una ormai datata e collaudata
invenzione, permettono di girare i deviatoi in caso di ghiaccio, ma, da
quello che è successo, in caso di neve non garantiscono. Ieri è passato
da me un operaio degli impianti elettrici in pensione, con cui ho
condiviso nottate insonni e preoccupate di me, giovanissima Dirigente
Movimento (come si chiama in effetti il Capo Stazione proprio perché il
suo compito è far muovere i treni in sicurezza!) a guardia di scambi
non funzionanti, di rotaie rotte per il freddo o in fibrillazione per
il caldo, di segnali che, improvvisamente, non si accendono più al
verde, Dio solo lo sa perché. Nottate di treni merci lunghissimi ed
anonimi che si affacciavano al fascio di Rifredi a chiedere ricovero
durante il pasto veloce dei macchinisti (che si chiamavano Maestri!)
giunti affamati dall'Appennino, trascinandosi ritardi infiniti e voglia
di casa e riposo. Eravamo in diversi a condividere i turni e ci
volevamo molto bene ed i più anziani, che fossero operai, manovali, o
dirigenti, insegnavano tutto ai noi più giovani e noi ci sentivamo
tranquilli.
L'operaio in pensione mi conferma le fiaccole dell'85, di
cui racconta Tiziano, ed i treni fatti marciare a passo d'uomo e uno
alla volta ma, in qualche modo, fatti muovere. Sì, è cambiato tutto,
anche quello che non doveva affatto cambiare.
Un caro saluto a tutti
Adriana
21 dicembre 2010
Inchiesta derivati a Firenze, ipotesi truffa aggravata: sequestrati 22 milioni di euro.
La Guardia di Finanza di Firenze ha posto sotto sequestro preventivo 22 milioni di euro in istituti di credito nazionali e stranieri per i quali si ipotizza il reato di truffa aggravata, relativamente a contratti di finanza derivata sottoscritti dalla Regione Toscana, dal Comune di Firenze e da altri 3 Comuni della provincia fiorentina. Lo riferisce la stessa Guardia di Finanza in una nota. Le operazioni delle fiamme gialle, coordinate dalla Procura di Firenze, sono state focalizzate su Swap stipulati al 1999 in poi dalla Regione Toscana, dal Comune di Firenze e dai Comuni di Campi Bisenzio, San Casciano Val di Pesa e Tavernelle Val di Pesa per somme pari a oltre 1,4 miliardi di euro.
Oltre a profitti illeciti acquisiti ingiustamente dalle banche, spiega la Gdf nella nota, e’ stato stimato che le perdite che gli enti interessati hanno accumulato, in conseguenza della sottoscrizione dei citati contratti derivati, ammontano a circa 123 milioni di euro. Gli indagati sono 22: si tratta di dirigenti, funzionari e consulenti delle banche. Sono in corso anche 29 perquisizioni in abitazioni e uffici di dipendenti delle banche e amministratori pubblici.
Il sequestro delle somme, che secondo gli inquirenti costituirebbero un illecito profitto, e’ stato eseguito dalla Guardia di Finanza di Firenze nei confronti di Merrill Lynch International di Dublino (circa 15milioni), Deutsche Bank AG di Londra (circa 1 milione e 700mila euro), Ubs Investment Bank di Londra (circa 1 milione di euro), Natixis Sa di Parigi (circa 2milioni 200mila euro), Monte dei Paschi di Siena (750mila euro), Dexia Crediop di Roma (634mila euro).
"http://www.altracitta.org/2010/12/21/inchiesta-derivati-a-firenze-truffa-aggravata-sequestrati-22-milioni-di-euro-il-commento-di-ornella-de-zordo/"
Oltre a profitti illeciti acquisiti ingiustamente dalle banche, spiega la Gdf nella nota, e’ stato stimato che le perdite che gli enti interessati hanno accumulato, in conseguenza della sottoscrizione dei citati contratti derivati, ammontano a circa 123 milioni di euro. Gli indagati sono 22: si tratta di dirigenti, funzionari e consulenti delle banche. Sono in corso anche 29 perquisizioni in abitazioni e uffici di dipendenti delle banche e amministratori pubblici.
Il sequestro delle somme, che secondo gli inquirenti costituirebbero un illecito profitto, e’ stato eseguito dalla Guardia di Finanza di Firenze nei confronti di Merrill Lynch International di Dublino (circa 15milioni), Deutsche Bank AG di Londra (circa 1 milione e 700mila euro), Ubs Investment Bank di Londra (circa 1 milione di euro), Natixis Sa di Parigi (circa 2milioni 200mila euro), Monte dei Paschi di Siena (750mila euro), Dexia Crediop di Roma (634mila euro).
"http://www.altracitta.org/2010/12/21/inchiesta-derivati-a-firenze-truffa-aggravata-sequestrati-22-milioni-di-euro-il-commento-di-ornella-de-zordo/"
29 novembre 2010
Mutuo soccorso fiorentino di Pierluigi Sullo
Quel che si vede sempre meno, tra televisioni e giornali e urlacci della politica (guardare una trasmissione come «Ballarò» equivale a un forte mal di testa), è quanto le persone, le famiglie, si stiano sempre più impoverendo, i redditi stiano dimagrendo, i lavori scomparendo. Prendiamo Firenze, di certo non la città più povera in Italia. «Secondo i dati Istat rielaborati nel 2009 dall’Osservatorio della Società della Salute – scrive Alessandro Santoro, prete delle Piagge – gli abitanti di Firenze sono 365 mila: di essi circa 10 mila vivono in una situazione di povertà relativa, mentre 5 mila versano in condizioni di povertà assoluta». Perciò succede, come ciascuno può notare quando si ferma a un semaforo o parcheggia, che puntualmente qualcuno chieda l’elemosina o cerchi di vendere un pacchetto di fazzoletti di carta, proprio ciò che i sindaci – ridotti al ruolo di «sceriffo» dal progressivo furto delle loro sostanziali attribuzioni, come l’acquedotto e i servizi pubblici in generale – intendono combattere con ordinanze, divieti, multe. Ma a parte il fatto che a compiere il crimine di «accattonaggio», oltre a «zingari» e migranti, sono sempre più spesso poveri autenticamente nazionali, quel che non ci si chiede mai è come mai nessuno si prenda cura o offra qualche opportunità a queste persone precipitate oltre l’orlo della povertà. O meglio: c’è sì chi se ne prende cura. La Caritas, ad esempio, e molto altro associazionismo privato, e meno male. Ma il «pubblico»? Scrive sempre don Alessandro: «A nessuna persona in difficoltà può essere imposto un contributo economico per essere accolta in un posto caldo dove passare la notte, obbligandola di fatto, per raccogliere il denaro necessario, a compiere atti stigmatizzati dall’istituzione, come l’accattonaggio o il lavoro nero».
Ecco come il cerchio si chiude: l’avarissima solidarietà sociale delle istituzioni crea essa stessa i fenomeni che gli assessori fiorentini come quel tale Cioni che a suo tempo letteralmente creò una categoria di disturbatori della quiete pubblica, i «lavavetri», si ingegnano di reprimere. E in generale la situazione si va aggravando, causa crisi. I tagli tremontiani non colpiscono solo l’università o la cultura: a Napoli, tanto per fare un esempio, Regione e comune letteralmente non pagano i debiti, spesso pluriennali, che hanno contratto con il sistema della cooperazione sociale, senza la quale la disgregazione della società napoletana sarebbe assai più grave di quanto già non sia. Cooperative che impiegano migliaia di operatori (e stiamo parlando di quelle non sfruttano il lavoro) sono allo stremo, ciò che crea un circolo vizioso: povertà e disoccupazione si sommano a povertà e disoccupazione.
Naturalmente, per fronteggiare questa emergenza – questa lo è per davvero – ci sono i modi classici: rivendicare che le istituzioni pubbliche facciano il loro dovere; organizzare autonomamente reti di solidarietà sociali che cerchino a loro volta di ottenere risorse dalle casse pubbliche. Ora però la comunità delle Piagge, quella appunto di Alessandro Santoro - rimosso a suo tempo dal vescovo e poi rimesso al suo posto grazie a una insurrezione cittadina - propone in un appello (http://bit.ly/uneuro) un’altra possibilità. «Proponiamo – scrive Alessandro – che l’amministrazione comunale sostenga una campagna affinché ogni cittadino/a residente a Firenze e che abbia un reddito superiore ai 1.000 euro netti mensili (ovvero la soglia di povertà relativa) possa versare un euro al mese per la costituzione di un ‘Fondo di emancipazione sociale’». Il Fondo potrebbe «produrre opportunità di lavoro per le persone che sono costrette a vivere sulla strada a causa di gravi vicende personali, dei tagli del governo sulla spesa sociale, per l’inadeguatezza dei servizi pubblici». Insomma, un «mutuo soccorso» cittadino, un inizio di nuovo welfare comunitario. Che non è affatto una utopia: alle Piagge, quartiere tra i più poveri della città, da anni esiste un fondo per il microcredito, nutrito di contributi anche minimi, che ha gestito fin qui 150 mila euro e ha permesso a cento famiglie di non perdere la casa e non ricorrere agli usurai. In attesa che il sindaco «rottamatore» Renzi dia un segnale, chi vuole può contribuire con donazioni nel conto corrente della comunità delle Piagge: IBAN: IT10 R076 0102 8000 0002 4725 509. Causale «Fondo di emancipazione sociale».
Ecco come il cerchio si chiude: l’avarissima solidarietà sociale delle istituzioni crea essa stessa i fenomeni che gli assessori fiorentini come quel tale Cioni che a suo tempo letteralmente creò una categoria di disturbatori della quiete pubblica, i «lavavetri», si ingegnano di reprimere. E in generale la situazione si va aggravando, causa crisi. I tagli tremontiani non colpiscono solo l’università o la cultura: a Napoli, tanto per fare un esempio, Regione e comune letteralmente non pagano i debiti, spesso pluriennali, che hanno contratto con il sistema della cooperazione sociale, senza la quale la disgregazione della società napoletana sarebbe assai più grave di quanto già non sia. Cooperative che impiegano migliaia di operatori (e stiamo parlando di quelle non sfruttano il lavoro) sono allo stremo, ciò che crea un circolo vizioso: povertà e disoccupazione si sommano a povertà e disoccupazione.
Naturalmente, per fronteggiare questa emergenza – questa lo è per davvero – ci sono i modi classici: rivendicare che le istituzioni pubbliche facciano il loro dovere; organizzare autonomamente reti di solidarietà sociali che cerchino a loro volta di ottenere risorse dalle casse pubbliche. Ora però la comunità delle Piagge, quella appunto di Alessandro Santoro - rimosso a suo tempo dal vescovo e poi rimesso al suo posto grazie a una insurrezione cittadina - propone in un appello (http://bit.ly/uneuro) un’altra possibilità. «Proponiamo – scrive Alessandro – che l’amministrazione comunale sostenga una campagna affinché ogni cittadino/a residente a Firenze e che abbia un reddito superiore ai 1.000 euro netti mensili (ovvero la soglia di povertà relativa) possa versare un euro al mese per la costituzione di un ‘Fondo di emancipazione sociale’». Il Fondo potrebbe «produrre opportunità di lavoro per le persone che sono costrette a vivere sulla strada a causa di gravi vicende personali, dei tagli del governo sulla spesa sociale, per l’inadeguatezza dei servizi pubblici». Insomma, un «mutuo soccorso» cittadino, un inizio di nuovo welfare comunitario. Che non è affatto una utopia: alle Piagge, quartiere tra i più poveri della città, da anni esiste un fondo per il microcredito, nutrito di contributi anche minimi, che ha gestito fin qui 150 mila euro e ha permesso a cento famiglie di non perdere la casa e non ricorrere agli usurai. In attesa che il sindaco «rottamatore» Renzi dia un segnale, chi vuole può contribuire con donazioni nel conto corrente della comunità delle Piagge: IBAN: IT10 R076 0102 8000 0002 4725 509. Causale «Fondo di emancipazione sociale».
20 novembre 2010
Un euro per l’accoglienza? Lo paghi chi ce l’ha. Appello per un “Fondo di emancipazione sociale”
Appello per la costituzione di un “Fondo di emancipazione sociale” nella città di Firenze. Adesioni su http://bit.ly/uneuro
L’accoglienza non può essere né monetizzata né mercificata. Se una persona vive in uno stato di emergenza ha il diritto di essere accolta senza dover tirar fuori un euro dalle proprie tasche, perennemente vuote.
Se è vero, come è vero, che le istituzioni hanno il compito di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto l’eguaglianza tra cittadini e impediscono il pieno sviluppo della persona” (art. 3 della Costituzione), a nessuna persona in difficoltà può essere imposto un contributo economico per essere accolta in un posto caldo dove passare la notte. Obbligandola di fatto, per raccogliere il denaro necessario, a compiere atti stigmatizzati dall’istituzione stessa, come l’accattonaggio o il lavoro nero. Nessun presunto percorso pedagogico di inserimento può esistere sotto la pressione di un ricatto, per di più ammantato da una presunta dignità istituzionale.
A Firenze, secondo i dati Istat rielaborati nel 2009 dall’Osservatorio della Società della Salute, gli abitanti sono 365.000: di essi circa 10.000 vivono in una situazione di povertà relativa, mentre 5.000 versano in condizioni di povertà assoluta. Crediamo pertanto, e ci appelliamo all’amministrazione comunale e ai fiorentini e alle fiorentine tutte, di restituire ciò che è stato tolto agli ultimi e alle ultime, affinché possano tornare a vivere con dignità.
Proponiamo pertanto che l’amministrazione comunale adotti, sostenga e promuova una campagna affinché ogni cittadino/a residente nella città di Firenze, che abbia un reddito superiore ai 1.000 euro netti mensili (ovvero oltre la soglia di povertà relativa), possa versare un euro al mese per la costituzione di un “Fondo di emancipazione sociale” utile a produrre opportunità di lavoro per le decine di persone che sono costrette a vivere sulla strada a causa di gravi vicende personali, dei tagli del governo sulla spesa sociale, per l’inadeguatezza dei servizi pubblici. Un fondo, ma è solo un esempio, che possa retribuire nel pieno rispetto della legge coloro che utilizzano le strutture d’accoglienza per lavori di pulizia e di cura del luogo stesso che li ospita.
Tutto ciò è possibile. Niente di utopico. Il microcredito piaggese – che nasce e cresce grazie al principio morale “Se hai, hai per dare” – ha raccolto oltre 150.000 euro in uno dei quartieri più poveri della città grazie a piccoli versamenti, anche solo di 25 euro. Con quei denari, che costituiscono il “Fondo etico e sociale delle Piagge”, oltre 100 persone e famiglie con difficoltà economiche hanno potuto far fronte alle emergenze, fuggire dall’usura, recuperare una dignità perduta. Se questo è stato possibile ai margini della città, dove le risorse sono ridottissime, sarà certamente possibile costituire, con la partecipazione di tutti, un “Fondo di emancipazione sociale” per chi ne ha bisogno. A partire da subito.
Per questo ti chiediamo di aderire a questo appello, di girarlo ai tuoi conoscenti, di parlarne in famiglia, sul luogo di lavoro, a scuola e ovunque sia possibile appellarsi al senso di solidarietà dei fiorentini e delle fiorentine. Questo è il link da far girare http://bit.ly/uneuro.
Grazie per il tuo impegno a difesa della dignità degli ultimi.
Alessandro Santoro e la Comunità delle Piagge
( l'Altracittà giornale della periferia http://www.altracitta.org/ )
L’accoglienza non può essere né monetizzata né mercificata. Se una persona vive in uno stato di emergenza ha il diritto di essere accolta senza dover tirar fuori un euro dalle proprie tasche, perennemente vuote.
Se è vero, come è vero, che le istituzioni hanno il compito di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto l’eguaglianza tra cittadini e impediscono il pieno sviluppo della persona” (art. 3 della Costituzione), a nessuna persona in difficoltà può essere imposto un contributo economico per essere accolta in un posto caldo dove passare la notte. Obbligandola di fatto, per raccogliere il denaro necessario, a compiere atti stigmatizzati dall’istituzione stessa, come l’accattonaggio o il lavoro nero. Nessun presunto percorso pedagogico di inserimento può esistere sotto la pressione di un ricatto, per di più ammantato da una presunta dignità istituzionale.
A Firenze, secondo i dati Istat rielaborati nel 2009 dall’Osservatorio della Società della Salute, gli abitanti sono 365.000: di essi circa 10.000 vivono in una situazione di povertà relativa, mentre 5.000 versano in condizioni di povertà assoluta. Crediamo pertanto, e ci appelliamo all’amministrazione comunale e ai fiorentini e alle fiorentine tutte, di restituire ciò che è stato tolto agli ultimi e alle ultime, affinché possano tornare a vivere con dignità.
Proponiamo pertanto che l’amministrazione comunale adotti, sostenga e promuova una campagna affinché ogni cittadino/a residente nella città di Firenze, che abbia un reddito superiore ai 1.000 euro netti mensili (ovvero oltre la soglia di povertà relativa), possa versare un euro al mese per la costituzione di un “Fondo di emancipazione sociale” utile a produrre opportunità di lavoro per le decine di persone che sono costrette a vivere sulla strada a causa di gravi vicende personali, dei tagli del governo sulla spesa sociale, per l’inadeguatezza dei servizi pubblici. Un fondo, ma è solo un esempio, che possa retribuire nel pieno rispetto della legge coloro che utilizzano le strutture d’accoglienza per lavori di pulizia e di cura del luogo stesso che li ospita.
Tutto ciò è possibile. Niente di utopico. Il microcredito piaggese – che nasce e cresce grazie al principio morale “Se hai, hai per dare” – ha raccolto oltre 150.000 euro in uno dei quartieri più poveri della città grazie a piccoli versamenti, anche solo di 25 euro. Con quei denari, che costituiscono il “Fondo etico e sociale delle Piagge”, oltre 100 persone e famiglie con difficoltà economiche hanno potuto far fronte alle emergenze, fuggire dall’usura, recuperare una dignità perduta. Se questo è stato possibile ai margini della città, dove le risorse sono ridottissime, sarà certamente possibile costituire, con la partecipazione di tutti, un “Fondo di emancipazione sociale” per chi ne ha bisogno. A partire da subito.
Per questo ti chiediamo di aderire a questo appello, di girarlo ai tuoi conoscenti, di parlarne in famiglia, sul luogo di lavoro, a scuola e ovunque sia possibile appellarsi al senso di solidarietà dei fiorentini e delle fiorentine. Questo è il link da far girare http://bit.ly/uneuro.
Grazie per il tuo impegno a difesa della dignità degli ultimi.
Alessandro Santoro e la Comunità delle Piagge
( l'Altracittà giornale della periferia http://www.altracitta.org/ )
10 novembre 2010
Microcredito di Prossimità
In questi ultimi anni “attivare progetti di microcredito” sembra essere diventata un’attività molto popolare e diffusa. Molte banche si mettono il vestito buono e, mentre commerciano in armi con la mano destra, con la sinistra forniscono denaro per finanziare progetti no profit, spesso anche a quegli stessi paesi a cui hanno sovvenzionato le armi. Come dire una mina e una mucca.
E anche quando i destinatari del credito sono persone le cose non cambiano: i bisogni vengono strumentalizzati a fini propagandistici da banche, finanziarie e spesso anche da alcuni enti locali che erogano “briciole di denaro” per risolvere problemi immediati, invece di attivare politiche sociali di autodeterminazione, inclusione e partecipazione che potrebbero realmente eliminare i problemi. In sostanza è molto più semplice dare denaro che non costruire relazioni.
Al contrario, il Fondo Etico e Sociale delle Piagge, il progetto di microcredito della realtà delle Piagge, da 10 anni cerca di costruire e diffondere modalità alternative capaci di pensare e utilizzare il denaro, tentando di mettere creatività, cuore e testa in un settore come quello della finanza che ci viene generalmente raccontato come noioso, incomprensibile e sterile proprio per evitare che le persone possano appropriarsene. Ed è proprio in questo camminare che abbiamo sentito il bisogno di aggettivare il vocabolo microcredito aggiungendoci il termine prossimità. Essere prossimi per essere vicini, per ascoltare, accogliere, costruire insieme sogni e speranze.
Nel microcredito di prossimità i prestiti sono di piccola entità e sostengono i bisogni delle persone che vivono in un territorio circoscritto e ben delimitato; non si tratta di beneficenza perché il denaro distribuito deve essere restituito per fornire ulteriore credito; non vengono richieste garanzie patrimoniali ma sono essenziali quelle relazionali; Il denaro è raccolto direttamente dalle persone e i rapporti tra i soci finanziati e finanziatori sono basati su principi di reciprocità, fiducia e responsabilità.
Alla base di tutto c’è quindi la relazione tra le persone, relazione a volte non facile perché nasce dalla richiesta di un aiuto concreto e, soprattutto all’inizio, è mediata dal denaro. Nel mondo che stiamo vivendo costruire relazioni avendo come argomento comune il denaro risulta abbastanza strano e soprattutto è complicato uscire dagli schemi del buonismo, della dipendenza e della gratitudine. Quando però si comincia a intravedere che i sorrisi, gli abbracci e le parole scambiate contribuiscono a costruire piccoli angoli di un mondo più giusto e conviviale, allora si dissolvono i dubbi e le paure e il filo che ci lega non è più rappresentato dal denaro ma dalla solidarietà e dalla prossimità.
Proprio il termine che aggettiva la parola microcredito.
(MARIA CHIARA MANETTI)
E anche quando i destinatari del credito sono persone le cose non cambiano: i bisogni vengono strumentalizzati a fini propagandistici da banche, finanziarie e spesso anche da alcuni enti locali che erogano “briciole di denaro” per risolvere problemi immediati, invece di attivare politiche sociali di autodeterminazione, inclusione e partecipazione che potrebbero realmente eliminare i problemi. In sostanza è molto più semplice dare denaro che non costruire relazioni.
Al contrario, il Fondo Etico e Sociale delle Piagge, il progetto di microcredito della realtà delle Piagge, da 10 anni cerca di costruire e diffondere modalità alternative capaci di pensare e utilizzare il denaro, tentando di mettere creatività, cuore e testa in un settore come quello della finanza che ci viene generalmente raccontato come noioso, incomprensibile e sterile proprio per evitare che le persone possano appropriarsene. Ed è proprio in questo camminare che abbiamo sentito il bisogno di aggettivare il vocabolo microcredito aggiungendoci il termine prossimità. Essere prossimi per essere vicini, per ascoltare, accogliere, costruire insieme sogni e speranze.
Nel microcredito di prossimità i prestiti sono di piccola entità e sostengono i bisogni delle persone che vivono in un territorio circoscritto e ben delimitato; non si tratta di beneficenza perché il denaro distribuito deve essere restituito per fornire ulteriore credito; non vengono richieste garanzie patrimoniali ma sono essenziali quelle relazionali; Il denaro è raccolto direttamente dalle persone e i rapporti tra i soci finanziati e finanziatori sono basati su principi di reciprocità, fiducia e responsabilità.
Alla base di tutto c’è quindi la relazione tra le persone, relazione a volte non facile perché nasce dalla richiesta di un aiuto concreto e, soprattutto all’inizio, è mediata dal denaro. Nel mondo che stiamo vivendo costruire relazioni avendo come argomento comune il denaro risulta abbastanza strano e soprattutto è complicato uscire dagli schemi del buonismo, della dipendenza e della gratitudine. Quando però si comincia a intravedere che i sorrisi, gli abbracci e le parole scambiate contribuiscono a costruire piccoli angoli di un mondo più giusto e conviviale, allora si dissolvono i dubbi e le paure e il filo che ci lega non è più rappresentato dal denaro ma dalla solidarietà e dalla prossimità.
Proprio il termine che aggettiva la parola microcredito.
(MARIA CHIARA MANETTI)
La leggenda di Tobin
Leggo su Repubblica di qualche settimana fa che i mercati non sono ancora pronti per la Tobin Tax, nonostante il sostegno di paesi come Francia e Germania. Sono incuriosita, non tanto perché l’articolo mi permette ancora una volta di toccare con mano com’è fatto il mondo dei poteri forti ed invisibili che domina le nostre vite, quanto per le motivazioni, diciamo così, di natura organizzativa, che impedirebbero l’applicazione della tassa. Provo a spiegare e a raccontare. Si tratta di una vecchia storia, che mi ha sempre affascinato, lanciata nel 1972 dall’economista e futuro Premio Nobel James Tobin. L’idea è quella di introdurre una tassa minima sui capitali finanziari da cui si otterrebbe un gettito potenziale enorme. Se si calcola infatti, che ogni giorno il solo mercato valutario muova, a livello mondiale, 4mila miliardi di dollari di transazioni, l’applicazione su questa mole di valore di un’aliquota anche molto bassa, per es. dello 0,1 %, produrrebbe un gettito di 1200 miliardi l’anno (un dollaro per ogni mille scambiati) che sarebbe possibile destinare a nobili scopi, quali la lotta alla povertà e gli sforzi per contrastare il cambiamento climatico; inoltre ci sarebbe l’effetto collaterale, ma non secondario, di scoraggiare le speculazioni rendendo più trasparenti gli scambi. Ed è proprio qui, nell’effetto trasparenza, che stanno i veri motivi per sostenere che la tassa è scarsamente praticabile. Per introdurla, infatti, occorrerebbe registrare tutte le transazioni, compresi i famigerati derivati, cioè quei titoli il cui prezzo è basato sul valore di mercato di altri beni (azioni, indici, valute, tassi ecc.). Inoltre, per avere efficacia, la tassa dovrebbe essere introdotta a livello mondiale perché, se lo facessero solo alcuni paesi, si otterrebbe, come unico effetto, di far fuggire i capitali da questi ultimi verso paesi che non tassano. Alcuni degli oppositori della Tobin Tax, tra i quali il Ministro de Tesoro britannico Osborne, sostengono anche che la registrazione di tutte le transazioni rallenterebbe troppo l’andamento dei mercati. Io però mi chiedo se nell’era di Internet e della banda larga, sia credibile che un atto, diciamo così, puramente formale com’è quello di registrare un’operazione finanziaria, sia in grado di rallentare un processo che viaggia comunque su un percorso completamente virtuale. Secondo me, il vero motivo, resta che, evitando la registrazione delle transazioni, le grandi piazze finanziarie mondiali possono continuare ad avere le mani libere facendo fluttuare i capitale senza regole ben definite, e privilegiando le trattative private e, soprattutto, segrete.
Insomma, anche a questo giro, la Tobin Tax rischia di rimanere un sogno nel cassetto, anche perché dalla City londinese, che muove da sola più di un terzo delle transazioni valutarie globali, arriva una netta opposizione, condivisa anche dal nostro Ministro dell’Economia Tremonti, che ha definito l’idea affascinante ma di scarsa praticabilità, vale a dire, l’ennesima “bizzarria” di qualche comunista delle prima era!
A questo punto, resta solo l’amaro in bocca per l’ennesimo impegno non preso e per l’ennesima occasione persa di fare qualcosa di buono per venire in aiuto a chi, a causa di questa crisi invisibile ed ingovernabile, ha visto il suo quotidiano sfaldarsi senza nemmeno capire perché.
Ultima notazione: la discussione sulla tassa è rimandata al G20 di novembre ma dal G8 del 2005, anno in cui i paesi ricchi si erano impegnati a sborsare 50 miliardi di dollari l’anno per i paesi poveri, nulla è cambiato anzi, se possibile, tutto è andato peggiorando ed il tema degli aiuti è semplicemente sparito dall’agenda dei vertici mondiali…
(ADRIANA ALBERICI)
Insomma, anche a questo giro, la Tobin Tax rischia di rimanere un sogno nel cassetto, anche perché dalla City londinese, che muove da sola più di un terzo delle transazioni valutarie globali, arriva una netta opposizione, condivisa anche dal nostro Ministro dell’Economia Tremonti, che ha definito l’idea affascinante ma di scarsa praticabilità, vale a dire, l’ennesima “bizzarria” di qualche comunista delle prima era!
A questo punto, resta solo l’amaro in bocca per l’ennesimo impegno non preso e per l’ennesima occasione persa di fare qualcosa di buono per venire in aiuto a chi, a causa di questa crisi invisibile ed ingovernabile, ha visto il suo quotidiano sfaldarsi senza nemmeno capire perché.
Ultima notazione: la discussione sulla tassa è rimandata al G20 di novembre ma dal G8 del 2005, anno in cui i paesi ricchi si erano impegnati a sborsare 50 miliardi di dollari l’anno per i paesi poveri, nulla è cambiato anzi, se possibile, tutto è andato peggiorando ed il tema degli aiuti è semplicemente sparito dall’agenda dei vertici mondiali…
(ADRIANA ALBERICI)
03 novembre 2010
24 ottobre 2010
ASSEMBLEA DEI SOCI
DEL
FONDO ETICO E SOCIALE DELLE PIAGGE
SABATO 30 OTTOBRE 2010 alle ore 17,30
SABATO 30 OTTOBRE 2010 alle ore 17,30
Centro Sociale “IL POZZO” via Lombardia, 1/p tel. 055373737
l' Assemblea è aperta a tutte le persone interessate
alla fine dell’assemblea chi lo desidera potrà cenare insieme
sono graditi contributi eno-gastronomici da condividere
siamo tutti invitati a portarci piatto, posate e bicchiere
siamo tutti invitati a portarci piatto, posate e bicchiere
18 ottobre 2010
MICRO CREDITO UNA AVVENTURA CHE CI PIACE
Era da qualche tempo, che a noi del gapa, piaceva l'idea di intervenire con aiuti di tipo economico, ma fuori da ogni tipo di becero assistenzialismo,utilizzando le antiche pratiche dell'economia solidale in uso nelle comunità contadine, piuttosto che in quelle anarchiche e socialiste.
Insomma intervenire fra la gente che vive nel quartiere di San Cristoforo, dove il "centro gapa"opera con e per i minori, gli uomini e le donne per il riscatto della dignità e i diritti di questi.
San Cristoforo, oppresso dalla disoccupazione, da una cattiva politica che lo costringe ad una povertà insopportabile, da le mafie che trovano facile aggregazione tra i giovani, da una economia consumistica opprimente.
In questo stato di cose trova spazio la grande usura mafiosa, l'assistenzialismo corrotto delle parrocchie, la piccola usura praticata da chi ha qualche soldo in più,verso coloro, che non hanno nulla.
Così fare la spesa, pagare una bolletta, la rata del mezzo che ti serve per lavorare, diventa una fatica mortificante.
In questi anni abbiamo conosciuto ed osservato diversi gruppi ed associazioni che vorrebbero praticare una qualsiasi modalità di sostentamento economico e solidale.
Pratiche che passano o attraverso il terzo settore sociale privato,o peggio, le ambigue fondazioni bancarie,che fanno comunella con le grandi organizzazioni di solidarietà sociale, legittimando un uso del denaro che non si sa da dove venga, vedi a Catania, "ORATORIO SALESIANO", "CARITAS DIOCESIANA"MOVI" ed altri.
Volevamo una cosa diversa, qualcosa più semplice, più a contatto con la realtà della gente con cui abbiamo relazioni quotidiane.
Ed ecco, che incontriamo, sul nostro percorso alla ricerca della giustizia sociale e per una economia equa e solidale, la comunità delle Piagge di Firenze ed il suo promotore, Alessandro Santoro, che ci "insegna", durante un pomeriggio pieno di idee e emozioni, al "gapannone", come usare quel "micro credito" vicino alla gente lontano dai vanti delle grandi organizzazioni sociali.
Il gapa ha gia avviato, grazie a tutti e tutte voi, la prima azione di "micro credito", lo ha fatto, verso un artigiano rimasto senza bottega ed attrezzature, che se non avessimo incontrato, sarebbe caduto nelle mani di qualche usuraio, questo oggi, ha ripreso il suo lavoro con serenità, e l'altro giorno, con
grande gioia e dignità,ci ha comunicato, di aver pagato la prima rata!
Grazie di aver creduto in noi e al nostro percorso che è anche il vostro, incontriamoci al più presto ed un ciao a tutti e tutte.
Ci dispiace molto non aver potuto partecipare all’incontro organizzato da voi, sarebbe stata l’occasione per conoscere tanta gente che da anni lavora in prima linea per ottenere un mondo migliore ed un’opportunità di confronto sull’argomento del microcredito. Noi pensiamo che questa forma di finanziamento sia un sistema opposto a quello capitalistico che dia la possibilità economica a molte persone che vogliono migliorarsi ma che non avendo garanzie non sono aiutati da nessuno, e qui nel nostro quartiere ce ne sono tanti !
Speriamo di incontrarvi presto e tutti i volontari del GAPA Vi salutano cordialmente.
GAPA(giovani assolutamente per agire)
centro di aggregazione popolare
San Cristoforo - Catania
(Giovanni Caruso, Marcella Giammusso, Paolo Parisi)
Catania 16/10/2010
per saperne di più andate su www.associazionegapa.org
Insomma intervenire fra la gente che vive nel quartiere di San Cristoforo, dove il "centro gapa"opera con e per i minori, gli uomini e le donne per il riscatto della dignità e i diritti di questi.
San Cristoforo, oppresso dalla disoccupazione, da una cattiva politica che lo costringe ad una povertà insopportabile, da le mafie che trovano facile aggregazione tra i giovani, da una economia consumistica opprimente.
In questo stato di cose trova spazio la grande usura mafiosa, l'assistenzialismo corrotto delle parrocchie, la piccola usura praticata da chi ha qualche soldo in più,verso coloro, che non hanno nulla.
Così fare la spesa, pagare una bolletta, la rata del mezzo che ti serve per lavorare, diventa una fatica mortificante.
In questi anni abbiamo conosciuto ed osservato diversi gruppi ed associazioni che vorrebbero praticare una qualsiasi modalità di sostentamento economico e solidale.
Pratiche che passano o attraverso il terzo settore sociale privato,o peggio, le ambigue fondazioni bancarie,che fanno comunella con le grandi organizzazioni di solidarietà sociale, legittimando un uso del denaro che non si sa da dove venga, vedi a Catania, "ORATORIO SALESIANO", "CARITAS DIOCESIANA"MOVI" ed altri.
Volevamo una cosa diversa, qualcosa più semplice, più a contatto con la realtà della gente con cui abbiamo relazioni quotidiane.
Ed ecco, che incontriamo, sul nostro percorso alla ricerca della giustizia sociale e per una economia equa e solidale, la comunità delle Piagge di Firenze ed il suo promotore, Alessandro Santoro, che ci "insegna", durante un pomeriggio pieno di idee e emozioni, al "gapannone", come usare quel "micro credito" vicino alla gente lontano dai vanti delle grandi organizzazioni sociali.
Il gapa ha gia avviato, grazie a tutti e tutte voi, la prima azione di "micro credito", lo ha fatto, verso un artigiano rimasto senza bottega ed attrezzature, che se non avessimo incontrato, sarebbe caduto nelle mani di qualche usuraio, questo oggi, ha ripreso il suo lavoro con serenità, e l'altro giorno, con
grande gioia e dignità,ci ha comunicato, di aver pagato la prima rata!
Grazie di aver creduto in noi e al nostro percorso che è anche il vostro, incontriamoci al più presto ed un ciao a tutti e tutte.
Ci dispiace molto non aver potuto partecipare all’incontro organizzato da voi, sarebbe stata l’occasione per conoscere tanta gente che da anni lavora in prima linea per ottenere un mondo migliore ed un’opportunità di confronto sull’argomento del microcredito. Noi pensiamo che questa forma di finanziamento sia un sistema opposto a quello capitalistico che dia la possibilità economica a molte persone che vogliono migliorarsi ma che non avendo garanzie non sono aiutati da nessuno, e qui nel nostro quartiere ce ne sono tanti !
Speriamo di incontrarvi presto e tutti i volontari del GAPA Vi salutano cordialmente.
GAPA(giovani assolutamente per agire)
centro di aggregazione popolare
San Cristoforo - Catania
(Giovanni Caruso, Marcella Giammusso, Paolo Parisi)
Catania 16/10/2010
per saperne di più andate su www.associazionegapa.org
05 ottobre 2010
BUON COMPLEANNO FONDO !
Il Fondo Etico e Sociale delle Piagge
esperienza di microcredito e finanza critica
compie 10 anni
festeggiamo insieme
venerdì 15 e sabato 16 ottobre
al
Centro Sociale Il Pozzo - via Lombardia, 1/p - Firenze
tel. 055373737
Venerdì 15 Ottobre
ore 19,00 Apertura Festa - Stuzzichini stuzzicanti
esperienza di microcredito e finanza critica
compie 10 anni
festeggiamo insieme
venerdì 15 e sabato 16 ottobre
al
Centro Sociale Il Pozzo - via Lombardia, 1/p - Firenze
tel. 055373737
Venerdì 15 Ottobre
ore 19,00 Apertura Festa - Stuzzichini stuzzicanti
della Cooperativa Equazione
a seguire concerto con
Giorgio Cordini e la Piccola Orchestra Apocrifa
Giorgio Cordini e la Piccola Orchestra Apocrifa
in
La Buona Novella di Fabrizio De Andrè
- Ingresso libero Offerta gradita -
- Ingresso libero Offerta gradita -
Sabato 16 Ottobre
ore 9,30 apertura banchini amici
ore 10,00 laboratori sul denaro con i ragazzi delle scuole medie
a cura della Cooperativa Il Pozzo
ore 12,30 apertura punto ristoro con panini, vino
ore 12,30 apertura punto ristoro con panini, vino
e molto altro a prezzi popolari
ore 15,00 Incontro speciale per Soci e Amici;
ore 15,00 Incontro speciale per Soci e Amici;
rete di beni e servizi e moneta sociale alternativa all’euro;
una economia conviviale per il Fondo Etico.
ore16,00 intermezzo di musica e balli con i Suonatori della Leggera
ore 17,00 riflessione "Unico Interesse le Persone,
una economia conviviale per il Fondo Etico.
ore16,00 intermezzo di musica e balli con i Suonatori della Leggera
ore 17,00 riflessione "Unico Interesse le Persone,
il microcredito di prossimità"
introduzione con una novella di Ilaria
introduzione con una novella di Ilaria
e videotestimonianze dal "Fondo"
partecipano: Ugo Biggeri presidente di Banca Etica
Luca Jori MAG6 di Reggio Emilia
Alessandro Santoro Fondo Etico e Sociale delle Piagge
coordina l’incontro Giovanna Panigadi
ore 19,30 cena etica solidale e affettuosa
ore 20,30 musica e balli popolari "finché le gambe reggono"
partecipano: Ugo Biggeri presidente di Banca Etica
Luca Jori MAG6 di Reggio Emilia
Alessandro Santoro Fondo Etico e Sociale delle Piagge
coordina l’incontro Giovanna Panigadi
ore 19,30 cena etica solidale e affettuosa
ore 20,30 musica e balli popolari "finché le gambe reggono"
con i Suonatori della Leggera
04 ottobre 2010
27 settembre 2010
18 agosto 2010
Aggiornamento Appello per la Finanza Mutualistica e Solidale
Carissimi/e,
grazie all’impegno e all’attenzione di tutti coloro che hanno partecipato al sostegno e alla diffusione dell’appello, abbiamo ottenuto un primo risultato importante che apre strade di dialogo con il governo per un pieno riconoscimento della Finanza Mutualistica e Solidale.
A seguito del nostro appello inviato da più di 1.500 persone in poco più di un mese siamo riusciti ad interagire con gli Onorevoli Massimo Vannucci, Mimmo Lucà e PierLuigi Castagnetti.
Sul sito di MAG4 potete trovare la rassegna stampa.
L’Onorevole Massimo Vannucci ha posto l’attenzione sul tema del riconoscimento della finanza mutualistica e solidale all’interno della discussione in corso alla Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione della Camera.
La commissione in data 6 luglio 2010 ha valutato favorevolmente lo schema di decreto legislativo con la seguente osservazione: “valuti la Commissione di merito l’opportunità di prevedere nell’ambito delle disposizioni del provvedimento un adeguato riconoscimento della finanza mutualistica e solidale che, nel rispetto delle modalità operative determinate dalla Banca d’Italia, ne salvaguardi i caratteri qualificanti e l’operatività, in considerazione del rilevante ruolo sociale dalla stessa svolto». Anche la commissione Finanze del 20 luglio ha valutato favorevolmente il riconoscimento della Finanza Mutualistica e Solidale.
A seguito dei pareri espressi nelle commissioni siamo stati convocati il 24 luglio per un incontro con il sottosegretario al Ministero dell’ Economia e Finanza On. Alberto Giorgetti.
Il decreto legislativo approvato nel consiglio dei ministri il 30 luglio non ha esplicitamente riconosciuto meritevole di tutela autonoma la finanza mutualistica e solidale, come da noi richiesto, ma ha comunque inserito all’interno dell’art.111, che norma il microcredito stesso, un ampliamento dei potenziali interlocutori, prevedendo che soggetti senza fini di lucro possano svolgere attività finanziaria. Iil Ministero dell’economia, sentita Banca d’Italia, emaerà disposizioni attuative contenenti deroghe agli importi massimi finanziabili e agli adempimenti e controlli attualmente obbligatori.
Restiamo quindi in attesa del testo ufficiale del decreto legislativo e dei possibili sviluppi della normativa secondaria, continuando nel frattempo a mantenerci in contatto con i parlamentari che hanno dimostrato sensibilità al tema.
Un caro saluto, a settembre ci riaggiorneremo sulla situazione!
a presto
Associazione verso MAG Firenze, Coop. MAG4 Piemonte, Coop. MAG 6, Coop. MAG Roma
grazie all’impegno e all’attenzione di tutti coloro che hanno partecipato al sostegno e alla diffusione dell’appello, abbiamo ottenuto un primo risultato importante che apre strade di dialogo con il governo per un pieno riconoscimento della Finanza Mutualistica e Solidale.
A seguito del nostro appello inviato da più di 1.500 persone in poco più di un mese siamo riusciti ad interagire con gli Onorevoli Massimo Vannucci, Mimmo Lucà e PierLuigi Castagnetti.
Sul sito di MAG4 potete trovare la rassegna stampa.
L’Onorevole Massimo Vannucci ha posto l’attenzione sul tema del riconoscimento della finanza mutualistica e solidale all’interno della discussione in corso alla Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione della Camera.
La commissione in data 6 luglio 2010 ha valutato favorevolmente lo schema di decreto legislativo con la seguente osservazione: “valuti la Commissione di merito l’opportunità di prevedere nell’ambito delle disposizioni del provvedimento un adeguato riconoscimento della finanza mutualistica e solidale che, nel rispetto delle modalità operative determinate dalla Banca d’Italia, ne salvaguardi i caratteri qualificanti e l’operatività, in considerazione del rilevante ruolo sociale dalla stessa svolto». Anche la commissione Finanze del 20 luglio ha valutato favorevolmente il riconoscimento della Finanza Mutualistica e Solidale.
A seguito dei pareri espressi nelle commissioni siamo stati convocati il 24 luglio per un incontro con il sottosegretario al Ministero dell’ Economia e Finanza On. Alberto Giorgetti.
Il decreto legislativo approvato nel consiglio dei ministri il 30 luglio non ha esplicitamente riconosciuto meritevole di tutela autonoma la finanza mutualistica e solidale, come da noi richiesto, ma ha comunque inserito all’interno dell’art.111, che norma il microcredito stesso, un ampliamento dei potenziali interlocutori, prevedendo che soggetti senza fini di lucro possano svolgere attività finanziaria. Iil Ministero dell’economia, sentita Banca d’Italia, emaerà disposizioni attuative contenenti deroghe agli importi massimi finanziabili e agli adempimenti e controlli attualmente obbligatori.
Restiamo quindi in attesa del testo ufficiale del decreto legislativo e dei possibili sviluppi della normativa secondaria, continuando nel frattempo a mantenerci in contatto con i parlamentari che hanno dimostrato sensibilità al tema.
Un caro saluto, a settembre ci riaggiorneremo sulla situazione!
a presto
Associazione verso MAG Firenze, Coop. MAG4 Piemonte, Coop. MAG 6, Coop. MAG Roma
Iscriviti a:
Post (Atom)


