Cristiano
Lucchi intervista Roberta Carlini di Sbilanciamoci. Introduce Ornella De Zordo
La grande crisi ha portato via con sé parecchie certezze: milioni di posti di lavoro, case, mutui, pensioni, sanità, scuole e università. Ma anche il mito della stabilità e della crescita come elementi naturali del sistema oltre al castello di carte dell'economia finanziaria e a un bel pezzo dell'economia reale. La grande crisi ha chiuso anche con una certa concezione dell'economia, con quel pensiero unico che ha dominato la politica, culturale e accademica negli ultimi trent'anni. Roberta Carlini, giornalista dell'Espresso, coordina il sito di informazione economica www.sbilanciamoci.info. Ha pubblicato "L'economia del noi". Un viaggio in sei tappe (consumo, credito, casa, imprese, rete) nell'Italia che ha imparato a condividere.
Il terzo
appuntamento del ciclo d’incontri organizzato dalla lista di cittadinanza
perUnaltracittà e da DemocraziaKmZero per approfondire i temi della crisi
economica e finanziaria, si è svolto sabato scorso con l’intervista di
Cristiano Lucchi a Roberta Carlini. Un percorso che continuerà mercoledì 7 dicembre
alle ore 16,30 con gli interventi di Pier Luigi Cervellati, Giovanni Maffei
Cardellini e Daniele Vannetiello che ha curato il volume: “Dove va
l’urbanistica”. A seguire, martedì 13 dicembre, sempre alla stessa ora,
Cristiano Lucchi e Gianni Sinni ci guideranno alla conoscenza della loro ultima
fatica realizzata a quattro mani: “Autopsia della politica italiana”. Insomma,
un dicembre che sia annuncia come preludio ad un 2012 ancora più ricco (…almeno
di appuntamenti!!).
Roberta Carlini si presenta come una
delle voci più autorevoli delle tante forme ed espressioni assunte dalla
sinistra italiana. Aperta, plurale, problematica e critica, si fa portatrice di
un insolito crogiolo di esperienze e vissuti diversi. Una sensibilità
poliedrica che anima anche l’ultimo suo libro: L’economia del noi. L’Italia che
condivide (2011, Laterza). Un viaggio in quella parte della società
italiana che ricerca “soluzioni comunitarie e partecipate ai problemi
economici”. Un’inchiesta, un testo anti-teorico, una cascata di buone pratiche
e di percorsi condivisi. L’autrice permea tutto il suo argomentare attorno alla
dicotomia io/noi. In contrapposizione all’homo
oeconomicus, che agisce in ogni ambito della propria esistenza
(dall’acquisto di un bene alle scelte politiche) con la sola finalità della
massimizzazione dell’utilità attesa, emerge e si rafforza un soggetto che
insegue criteri altri: “reciprocità, solidarietà, socialità”. Un’Italia poco
conosciuta, animata dalle innumerevoli esperienze delle comunità resistenti sorte
nel deserto sociale generato dall’avanzata neo-liberista e nello svuotamento di
senso che il populismo di destra ha operato sul concetto nobile di politica,
intesa come mezzo supremo di inclusione e partecipazione. Una rete vasta ed
eterogenea che ha saputo superare la nicchia ristretta nella quale viene spesso
collocata. Le sue parole d’ordine hanno infatti trovato ascolto in un pubblico
vasto, i media mainstream hanno agito come cassa di risonanza imponendo così nuove
issues nell’agone pubblico che, almeno
in parte, sono state recepite e catturate dalle strutture di potere esistenti.
Tale processo, apparentemente virtuoso, celerebbe però numerosi rischi. Come
scriveva Herbert Marcuse: “Come possono protesta e rifiuto trovare la parola
giusta quando gli organi dell’ordine costituito ammettono che la pace consiste
realmente nel trovarsi sull’orlo della guerra? Quando la linea etica di una banca è la speculazione più bieca?”
(corsivo nostro). Le oltre trentacinque esperienze raccontate da Roberta
Carlini nel suo viaggio si raggruppano in cinque grandi categorie: consumo,
credito, case, imprese, web. Un’esplorazione di una terra semi-sconosciuta che
reca l’invito a ricercare soluzioni diverse rispetto al paradigma dominante, a
sostituire “la condivisione alla divisione, la cooperazione alla
frammentazione”. Un agire collettivo che diventa prassi politica nella
partecipazione che si contrappone al silenzio sceso nelle piazze delle nostre
città, nello strepitare convulso delle discussioni assembleari come unica medicina
al fruscio cadenzato delle televisioni costantemente accese. L’autrice immagina
che questi gruppi resistenti ed auto-organizzati potrebbero in futuro invadere
la scena politica con le loro soluzioni e il loro agire, generando così un
cortocircuito virtuoso tra impegno personale e rappresentanza politica: due
binari che continuano, almeno per ora, a correre desolatamente paralleli senza
incontrarsi.
Nella seconda parte dell’incontro, le
domande di Cristiano Lucchi conducono Roberta Carlini lungo gli altri sentieri
che l’ex vice-direttrice de Il Manifesto
percorre nelle molte attività svolte: giornalista, coordinatrice del sito di
informazione economica sbilanciamoci.info, caporedattrice di ingenere.it.
Proprio l’uscita pochi giorni prima del nostro incontro della tradizionale
contro-manovra finanziaria di Sbilanciamoci!,
si presenta come l’occasione per addentrarci nei temi della stringente
attualità. Nonostante le difficoltà dovute alle quattro manovre varate dalla
scorsa estate, anche quest’anno Sbilanciamoci!
mostra come sia possibile una finanziaria completamente diversa, pur accettando
le medesime compatibilità del bilancio pubblico. In estrema sintesi, la
dimostrazione lampante di come sia possibile compiere scelte profondamente
diverse pur rimanendo all’interno dello stesso sistema di produzione. La
contro-manovra ricava infatti le risorse necessarie al bilancio statale dalla
cancellazione delle spese per le Grandi Opere, dalla soppressione dei
finanziamenti alle scuole private, dai tagli alle risorse destinate alle spese
militari e all’acquisto degli ormai famosi F-35 (non citando ad esempio la
necessaria lotta all’evasione in quanto si basa su azioni che già oggi potrebbero
essere messe in atto senza previsioni incerte e futuribili). Un progetto che
mostra esplicitamente come siano i rapporti di forza in seno alla società a
determinare le scelte della politica economica,sgombrando il campo da qualsiasi
pretesa di necessità oggettiva. Secondo Roberta Carlini, la crisi economica e
finanziaria che stiamo attraversando, paragonabile per gravità e virulenza
solamente a quella del 1929, non permette solo alle classi egemoni di attaccare
i diritti e i salari delle classi lavoratrici attraverso il falso mito dei
sacrifici comuni. Infatti, nella “macelleria sociale” che il governo Monti
sventola come “rigore, crescita, equità”, si cela anche una questione di
genere. I tagli nel pubblico impiego, settore dove è alta l’occupazione
femminile, collegandosi con quelli alla spesa pubblica, che generano
indirettamente un aumento del lavoro non retribuito per le donne italiane,
delineano un nuovo avanzamento delle differenze tra i generi in un Paese
tradizionalmente già lontano dagli standard europei. Roberta Carlini,
richiamando criticamente la proposta di “aliquote rosa” di Alberto Alesina e
Pietro Ichino, un tema ripreso anche da Matteo Renzi, offre ad Ornella De Zordo
la possibilità di ricordare l’allegra gestione del bilancio comunale
dell’attuale amministrazione. Una giunta così prodiga di slogan e buoni
propositi per la Firenze del 2020, da scordarsi l’avvicinamento del nostro
Comune al rischio di commissariamento. Strabismi della politica-evento, che
forse comincia a stancare anche i più accaniti sostenitori: Firenze 20vénti si
chiude infatti con una partecipazione di pubblico alquanto limitata. Speriamo
solo che sia il preludio ad un cambiamento radicale del vento in città.
Gianni Del Panta- perunaltracittà





