01 luglio 2011

LA CONTROMANOVRA
DI SBILANCIAMOCI
2012-2014



50 MILIARDI

PER DIFENDERE IL LAVORO,

I DIRITTI ED IL WELFARE

RILANCIARE UN'ECONOMIA

SOSTENIBILE E GIUSTA

RIDURRE IL DEBITO

La contromanovra di Sbilanciamoci!

La manovra di Tremonti varata in queste ore dal governo affossa ancora di più
il paese nella depressione economica, deprime le possibilità di ripresa
dell'economia, fa pagare alla parte più esposta del paese il peso e le
conseguenze di questa crisi. Il pareggio di bilancio del 2014 non ci è stato
imposto dall'Unione Europea. E' una scelta politica di Tremonti che in questo
mondo rischia di portare il paese ancora di più nella recessione. E' una
manovra tutta concentrata furbescamente nel 2013-2014, quando -speriamopotrebbe
esserci un altro governo a fronteggiare l'emergenza economica.
Dopo mesi di inutile ottimismo e di stupida sottovalutazione della portata della
crisi, il governo si trova a dover prendere amaramente atto del fallimento della
sua politica economica, della fallacia delle sue previsioni iniziali, della futilità
delle speranze dell'”effetto traino” legato alla possibile ripresa dell'economia
mondiale. Dopo tre anni di provvedimenti tappabuchi, di mezzemisure
all'insegna del marketing e di fumo negli occhi, la situazione economica del
paese è gravissima, ed il peggio deve ancora venire. Avere tenuto sotto
(parzialissimo) controllo i conti pubblici, senza rilanciare l'economia e la
domanda interna, senza dare adeguata protezione sociale ed ai redditi si è
dimostrata una strategia fallimentare ed autolesionista, senza futuro.
La manovra di queste ore ne è la dimostrazione, e ora ne paghiamo il prezzo E
ancora una volta a subirne le conseguenze è la parte più debole del paese:
pensionati, lavoratori a basso reddito, consumatori, utenti dei servizi pubblici.
La reintroduzione dei ticket, l'inserimento dei costi standard nella sanità, la
riduzione dei trasferimenti agli enti locali, il blocco degli stipendi nella pubblica
amministrazione, l'intervento sulle pensioni stanno lì a dimostrare quanto
ancora una volta il prezzo della crisi è pagato dalla fasce sociali più deboli. Tra
i più colpiti sono i giovani: e con loro organizzeremo a Lamezia Terme la
prossima edizione della controcernobbio, dal 1 al 3 settembre, in cui
discuteremo di un piano nazionale del lavoro per i giovani e rilanciare la scuola
e l'università publica.
E' possibile, era possibile fare diversamente?
Sbilanciamoci -con la sua manovra da 50 miliardi di euro in 3 anni (per le
proposte nel dettaglio www.sbilanciamoci.org- - dimostra che si può fare.
Anche tagliando la spesa pubblica: quella militare, delle grandi opere, per le
scuole private, per il business della sanità privata. E con una politica fiscale che
colpisca le rendite e non i salari, i grandi patrimoni e non i bassi redditi, i
consumi ecologicamente dannosi e non i consumi pubblici ed i servizi sociali. E'
possibile garantirsi in questo modo un flusso costante di risorse da destinare da
una parte all'abbattimento del debito e dall'altra a dare protezione sociale a chi
è colpito dalla crisi e a rilanciare un'economia diversa fondata su un nuovo
modello di sviluppo.
Serve una tassa sui patrimoni milionari (che ci porterebbe oltre 10 miliardi di
euro di entrate), bisogna portare la tassazione delle rendite al 23% e
aumentare l'imposizione fiscale sui redditi superiori ai 70mila euro annui dal 43
al 45%. Nel contempo è necessario ridurre del 20% la spesa militare e
cancellare il programma di 131 cacciabombardieri F35 (che ci costano più di
16miliardi di euro). Questi sono passi obbligati in tempi di crisi: in Germania e
in Gran Bretagna sono state ridotte le spese militari, in Italia, ancora no.
E servono misure per rilanciare l'economia attraverso un programma di
"piccole opere" (cancellando Ponte sullo Stretto e Tav), di sostegno alla green
economy (energie rinnovabili, mobilità sostenibile, agricoltura biologica, ecc),
di incentivo e difesa dei redditi, unica garanzia perchè possa riattivarsi una
domanda interna. In questo senso la lotta al precariato, il sostegno alle
pensioni più basse, il recupero del fiscal drag e il reddito di cittadinanza sono
misure assolutamente necessarie in questa fase.
L'Italia con questo governo e con le politiche fatte negli ultimi tre anni rischia di
“uscire” dalla crisi ancora peggio da come ci era entrata. Altri paesi stanno
aggiustando la mira, stanno cambiando in parte le loro politiche, si stanno
dando, almeno in parte, una vera politica economica ed industriale. Il governo
Tremonti ha assecondato un nefasto mix di corporativismo, assistenzialismo e
neoliberismo che sta portando l'economia italiana verso una situazione di
neofeudalesimo economico. La distruzione del capitale umano e sociale
(l'università, la scuola, la coesione sociale, il welfare) rischia di avere effetti
nefasti per il futuro e di produrre un livellamento verso il basso accompagnato
però dall'accentuazione della forbice delle diseguaglianze, dalla crescita dei
privilegi e del disagio sociale. E' ora di cambiare rotta, mettere questo governo
quanto prima nelle condizioni di non nuocere e ricostruire le ragioni della
speranza di un paese diverso: con un modello di sviluppo fondato sulla
sostenibilità ed i diritti.

Leggi il testo completo della Contromanovra Finanziaria di SBILANCIAMOCI

28 giugno 2011

Il Fondo Etico in cammino verso la rete dei beni e dei servizi ……alcune riflessioni


 Alla scorsa assemblea è stata presentata l'idea di creare una rete di scambio di beni e servizi fra i soci del fondo etico, per tentare un altro percorso possibile nel nostro cammino di emancipazione dal denaro.
Ecco le domande che ci siamo posti: cos'è per noi la ricchezza? E cosa pensiamo di poter scambiare fra di noi? Allora ognuno, chi più o meno titubante, ha attaccato sul grande tabellone i tondini di cartone che rappresentavano la ricchezza che si sentiva di poter condividere in termini di oggetti, capacità professionali e non, passioni, attitudini. Ho percepito nelle parole e nei volti di tutti noi il tentativo di un grande sforzo per rispondere a queste domande, perchè quello che ci è stato fatto credere è che c'è un modo preciso per misurare la ricchezza, cioè quanto valgono in denaro le nostre cose, a quanto possiamo vendere sul mercato le nostre capacità e il nostro lavoro. Invece tutto questo può avere un valore diverso da quello di mercato: quante cose ci vengono proposte come ricchezza, ma hanno poco valore per la nostra felicità, e quante cose non si possono comprare perchè dipendono solo dall'incontro fra le persone, dalla nostra disponibilità di condivisione, dal coraggio di uscire dal recinti della nostra vita, da questi steccati che ci regalano perfino l'illusione di sicurezza e di indipendenza dal resto del mondo? Ci hanno detto che l'interesse individuale coincide con l'interesse collettivo, e che il mercato serve a soddisfare questo interesse. Invece il "mercato", o una rete di scambio, può essere un importante momento di collaborazione fra le persone, che possono dare un valore diverso alla ricchezza, che ci può aiutare a riscoprire il "noi" e il bene comune, e più determinato dalle diversità di ognuno e dalle interazioni umane che si creano, e quindi più imprevedibile. Per aprire il sistema dobbiamo passare da una relazione esclusiva e bilaterale fra due individui, in cui potrei non avere niente da dare in cambio se non il denaro, ad una relazione capace di includere un maggior numero possibile di persone, in cui posso restituire qualcosa a qualcun altro all'interno di una rete, in un sistema di reciprocità indiretta: potendo creare una rete abbastanza estesa, il numero delle combinazioni diventa talmente grande che ciascun partecipante può trovare facilmente a chi dare, da chi ricevere e a chi restituire. Non si tratta di fare beneficienza, ma di ripensare al valore della nostra ricchezza, a quello che serve veramente per i bisogni materiali e per la nostra serenità, e da qui partire per ricostruire relazioni di scambio autentiche, fuori dalla spersonalizzazione del mercato, più modellabili in base alle nostre reali necessità e differenze.
E quanto ci sarebbe da discutere sul valore di mercato, su un sistema monetario distorto dalla speculazione finanziaria, basato sulla scarsità e sull'accumulo sempre maggiore di denaro nelle mani di pochi, che sottrae ricchezza all'economia reale penalizzando proprio quella che dà lavoro, che si basa sugli scambi locali e sulle piccole attività, e che alimenta la necessità di una crescita globale permanente e distruttiva e di una competizione costante e crescente fra le persone, in cui perfino il dono diventa uno strumento di affermazine di sè.
Questo è un sistema finanziario in cui neanche i soldi sono della collettività: ogni volta che viene emessa nuova moneta vengono addebitati gli stati come se il valore dei soldi non derivasse dalla ricchezza che abbiamo e che ci scambiamo ma dalla possibilità di emetterli, che ha solo la banca centrale, controllata indirettamente da banche privatissime. Infine, il meccanismo dell'interesse fa il resto: è impossibile uscire dalla spirale del debito globale e dell'accumulo della ricchezza con queste regole. Questo sistema non è stato neanche in grado di prevedere la più grande crisi avvenuta dopo quella del '29, e si regge su un castello di carte destinato a venire giù come la Torre di Babele: le transazioni finanziarie sono 100 volte l'econimia reale, gli scambi valutari registrati misurano 17 mila volte la ricchezza mondiale. Non possiamo basare la nostra vita su un mezzo, quello del denaro, che non obbedisce non solo a  nessuna logica di giustizia sociale, ma neanche alle regole del buon senso.

Ci sono decine di esperienze nel mondo in cui sistemi complementari, monetari e non, hanno cambiato le sorti di intere province con una diffusione enorme. Basta pensare al caso dei LETS (Local Exchange Trading Systems) in Gran Bretagna, in cui diversi enti locali cercano addirittura di incentivarli nelle zone a basso reddito. Le reti dei LETS comprendono oltre 40 mila persone e danno la possibilità di soddisfare bisogni che lo stato non fornisce più, o che richiederebbero troppo denaro. Oppure al caso dei ROCS (Robust Complementary Community Currency System), o dei SEL francesi (Systeme d'Echange Local), dei Tauscring tedeschi o dei Sistemi di Reciprocità Indiretta (SRI) presenti nel Sud Italia. Senza parlare dei sistemi di scambio che hanno permesso alle popolazioni sud americane di far fronte a crisi finanziare come quella argentina. Negli USA dopo la grande depressone del '29 furono coinvolte quasi un milione di persone nella creazione di 159 reti di autosostentamento per i gruppi sociali più colpiti dalla crisi, e in Germania nella regione della Baviera furono interessate oltre 2,5 milioni di persone, in un sistema monetario alternativo che penalizzava l'accumulo e che risolllevò le sorti di intere comunità locali, finchè la banca centrale non decise di intervenire. Negli USA e nel Canada, esperienze come quella del Green Dollar, degli Ithaca Hours e del Community Exchange di Vancouver coinvolgono milioni di persone.

Ciò che ci dimentichiamo è che il denaro non è una cosa autonoma: è un patto nelle mani di una comunità, che lo usa come strumento di scambio. Si può creare un nuovo patto e un nuovo sistema monetario, che sia più adeguato ai nostri valori. Si può creare intanto una moneta complementare che non si basi sulla scarsità, l'accumulo e la competizione che ne deriva, ma sulla reciprocità e la redistribuzione.
Detto questo, dobbiamo partire con i piedi ben saldi sul nostro suolo, ma sapendo che questa idea, questa piccola rete in cui 40 persone, il 2 aprile 2011, hanno ripensato alla propria ricchezza e hanno deciso di scambiarla fra loro, può portarci davvero lontano e può avere degli sviluppi che neanche immaginiamo.
(Alessandro)

FERMATEVI !


Un appello alle istituzioni e alla politica

I referendum del 12 e 13 giugno hanno cambiato lo scenario politico ponendo al centro dell’attenzione pubblica i beni comuni e il bene comune. Di fronte a noi – ai milioni di donne e uomini che hanno contribuito al successo referendario – sta ora l’obiettivo di costruire una agenda politica in grado di mettere in campo un nuovo progetto di società, di sviluppo e di partecipazione democratica.

Di questa prospettiva c’è oggi un banco di prova non eludibile: lo scontro tra istituzioni e popolazione locale sull’inizio dei lavori di costruzione, in Val Susa, di un cunicolo esplorativo in funzione preparatoria del tunnel di 54 km per la progettata linea ferroviaria ad alta capacità Torino-Lione. Per superare la situazione di stallo determinata da tale scontro si prospetta un intervento di polizia (o addirittura militare) che rimuova le resistenze in atto. Sarebbe una soluzione sbagliata e controproducente.

Ci possono essere opinioni diverse sulla necessità di potenziare il trasporto ferroviario nell’area e sulle relative modalità ma una cosa è certa. La costruzione della linea ad alta capacità Torino-Lione (e delle opere ad essa funzionali) non è una questione (solo) locale e l’opposizione delle popolazioni interessate non è un semplice problema di ordine pubblico. Si tratta, al contrario, di questioni fondamentali che riguardano il nostro modello di sviluppo e la partecipazione democratica ai processi decisionali.

Per questo, unendoci ai diversi appelli che si moltiplicano nel Paese, chiediamo alla politica e alle istituzioni un gesto di razionalità: si sospenda l’inizio dei lavori e si apra un ampio confronto nazionale (sino ad oggi eluso) su opportunità, praticabilità e costi dell’opera e sulle eventuali alternative. In un momento di grave crisi economica e di rinnovata attenzione ai beni comuni riesaminare senza preconcetti decisioni assunte venti anni fa è segno non di debolezza ma di responsabilità e di intelligenza politica.

26 giugno 2011

Paolo Beni, Marcello Cini, Luigi Ciotti, Beppe Giulietti, Maurizio Landini, Alberto Lucarelli, Ugo Mattei, Luca Mercalli, Giovanni Palombarini, Valentino Parlato, Livio Pepino, Carlo Petrini, Rita Sanlorenzo, Giuseppe Sergi, Alex Zanotelli

27 giugno 2011

Nella rete: il Cerro in festa

Durante l’assemblea della cooperativa sociale il Cerro, convocata per l’elezione dei componenti del CdA e del Presidente, è stata richiesta la disponibilità ad alcuni dei presenti, per affiancare i consiglieri nell’organizzazione di una giornata di festa  della cooperativa, da tenersi al centro sociale l’11 del mese di giugno. Per me è sempre lenta la risposta a certe richieste ma questa volta il braccio si è alzato da solo. Così io che vivo l’esperienza e le attività della cooperativa da esterno, mi sono trovato con persone che conosco e frequento, più coinvolte nelle molteplici attività del Cerro, a pensare e organizzare una festa mettendomi a disposizione. Si a disposizione, che per me non viene facile, essendo abituato per motivi di lavoro e di carattere, a organizzare coordinare, prendere decisioni. Inoltre una voce interiore  mi ricordava, che conoscendo da esterno la realtà della cooperativa, la sensazione di “non essere abbastanza” all’altezza per poter dare il mio contributo, era presente. Le prime riunioni mi hanno confermato in queste sensazioni, in quanto si parlava delle attività che la cooperativa porta avanti, con continui riferimenti a una quotidianità di relazioni e informazioni, di conoscenze che facevano sentire la mia presenza “solo buona” per decidere se le magliette da realizzare erano più belle verdi nonché gialle oppure se il banchino della tale attività era più giusto metterlo sotto l’albero invece che davanti alla bottega. Mah!! Mi sentivo di scarsa utilità. Le riunioni sono proseguite e anche quello che un primo momento mi sembrava di scarsa utilità, con l’attenzione e l’ascolto discreto delle persone presenti, è diventato il filo, in un nodo, di una rete che prendeva forma. Ho avvicinato la quotidianità delle persone che sono inserite nelle attività lavorative della coop.  Il Cerro, selezionando  e applicando su dei cartelloni le foto delle loro giornate di lavoro; ho contribuito alla scelta del menù e dello spettacolo immaginandomi  i volti delle persone che sarebbero intervenute alla festa pensando ad un’occasione di leggerezza e convivialità condivisa. Prima dell’inizio ho steso un nastro rosso nel piazzale tra il centro sociale e la bottega, che nelle ns. intenzioni rappresenta il collegamento intimo, stretto di tutte le attività che il Cerro racchiude. Questo tempo che ho impegnato percorrendo  accovacciato tutto il piazzale per stendere e fissare il nastro in una forma che rappresentasse  il simbolo del Cerro, l’albero, mi ha fatto “sentire”  le Voci delle persone che abitano questo luogo e “raggiungere” le Energie delle persone che si spendono nelle attività della coop. soc. Il Cerro.  Grazie per la giornata “Il Cerro in festa”, grazie per la buona occasione, grazie per sentirmi parte.

(Lorenzo)

19 giugno 2011

ASSEMBLEA DEI SOCI
DEL
FONDO ETICO E SOCIALE DELLE PIAGGE

 
SABATO 2 Luglio 2011 alle ore 17,00

 
Centro Sociale “IL POZZO”
via Lombardia, 1/p  tel. 055373737


L'Assemblea è aperta a tutte le persone interessate

Alle ore 20,00 presso il Centro Sociale IL POZZO è prevista una cena organizzata dall’associazione Italia Palestina per raccogliere fondi per i progetti di sostegno al popolo palestinese. Chi lo desidera potrà cenare con gli amici dell’associazione con un contributo di 12 euro. E’ opportuno prenotarsi per tempo presso il Centro Sociale.

18 giugno 2011







S.O.S. CAFFÈ TATAWELO !!!


Cari amici, care amiche, sostenitori e sostenitrici del Progetto Tatawelo, anche quest’anno, in Chiapas, la fase della raccolta del caffè è volta al termine.
In queste settimane i soci della Ssit Lequil Lum stanno lavorando per ammassare il caffè che è stato raccolto
dagli oltre 500 soci e per selezionare la qualità “Excelente”.
Dalla semina, alla raccolta, alla selezione del caffè, ogni anno il ciclo si ripete uguale a se stesso. O meglio:
dovrebbe ripetersi uguale a se stesso. In realtà, tra gli stravolgimenti cui è soggetta “Madre Natura”, i
mutamenti continui insiti al libero mercato e le difficoltà cui sono soggetti i nostri amici chiapanechi, fanno sì
che questo ciclo presenti ogni anno nuove difficoltà.
Le principali difficoltà che hanno stravolto il ciclo 2010-2011 sono state legate (1) all’aumento mondiale della
domanda di caffè a fronte di (2) un calo drastico della produzione, quindi ad un (3) conseguente aumento del
prezzo del caffè:
1) L’aumento della domanda di caffè è legato principalmente ai fenomeni di inurbamento e al cambiamento
delle abitudini alimentari di molti Paesi in Via di Sviluppo (emblematici i casi di Cina e India dove, oltre a
mangiare sempre più carne, si beve sempre più caffè e aumentano le catene tipo Starbucks).
2) Il calo della produzione è legato essenzialmente agli stravolgimenti climatici. In Centro America, la
tempesta tropicale Aghata, che ha colpito il Guatemala lo scorso maggio, ha fatto le sue vittime anche nel Sud
del Messico. Le piogge e i forti venti sono continuati anche nella cosiddetta “stagione secca”, mettendo in crisi un’ampia parte di piantagioni di caffè.
Effetto diretto sui nostri produttori: - 35% del raccolto (dalle circa 60 tonnellate che ha esportato gli scorsi anni,
quest’anno la Ssit Lequil Lum riuscirà ad esportarne a malapena 38-39).
Il lavoro e i costi sostenuti dai produttori per farci arrivare il caffè, però, non sono diminuiti. Per loro, infatti,
preparare e inviare tre container in Europa (in Italia, in Francia e in Germania) comporta sempre gli stessi
passaggi e gli stessi costi: devono pagare l’affitto dell’ufficio, rimborsare le spese della “mesa directiva” (che pur svolgendo lavoro volontario, ha delle spese minime), ammassare il caffè raccolto dai produttori, affittare i trailer per il trasporto, resistere alla concorrenza dei coyotes (che quest’anno hanno raddoppiato i prezzi) e fare le solite pratiche per l’esportazione: recarsi presso gli uffici governativi, farsi trattar male dal funzionario di turno, richiedere il certificato fitosatinario, il certificato Anmecafè e gli altri documenti, uno per ogni container, ecc, ecc...
Insomma, in fin dei conti, per i nostri produttori, a diminuire non è il carico di lavoro ma solo i margini di
guadagno.
Tanto più che hanno scelto nuovamente di rimanere fedeli alla rete di economia solidale anche quando questa, purtroppo, non ha potuto garantire un prezzo di gran lunga superiore a quello pagato dai coyotes.
3) A livello mondiale, quest’anno, il prezzo del caffè ha raggiunto picchi record che non raggiungeva dal 1997.
Da “compratori solidali” ovviamente, non possiamo stare a guardare.
Già al momento della firma del prefinanziamento ad ottobre abbiamo aumentato il prezzo del caffè e aumentato l’anticipo fino all’80%. Ma neanche questo è sufficiente, considerata la situazione in cui si stanno trovando i nostri produttori.
Vorremmo fare qualcosa in più. E questo è possibile solo con l’aiuto di tutti voi:
vorremmo assumerci il costo del trasporto del nostro container di caffè da Yajalón, in Chiapas, al porto di
Veracruz. Si tratta di 1.500 euro e rappresenta circa il 15% dei costi assunti dalla cooperativa per l’esportazione del caffè.
Nel contempo vorremmo cercare di integrare il prezzo del caffè pagato con il pre-contratto, per compensare in
qualche modo alla minore quantità del raccolto, che sta riducendo in modo significativo le risorse economiche
a disposizione dei produttori, con contraccolpi pesanti sulla loro vita quotidiana.
I produttori hanno dimostrato che tutti gli sforzi fatti per sostenere il loro lavoro non sono stati vani: la qualità
del lavoro è migliorata di anno in anno, e con essa la qualità del caffè.
Chiediamo quindi ai nostri prefinanzianti e a tutti i nostri sostenitori di collaborare attivamente in questa
raccolta fondi “straordinaria”, per aiutare i produttori del caffè Tatawelo in questo difficile momento.
Vale davvero la pena fare questo sforzo in più!
Il Consiglio Direttivo ed il Gruppo Operativo della Associazione Tatawelo
Per dare questo contributo potete effettuare un versamento tramite Bonifico Bancario intestato a:
ASSOCIAZIONE TATAWELO
VIA SCIPIONE DE' RICCI 6/R – 50134 FIRENZE (FI)
BANCA POPOLARE ETICA SCARL - Filiale di FIRENZE
IBAN IT 42 U 05018 02800 000000117306
Indicare come causale: SOS caffè 2011
Per favore inviare cenno del vostro versamento a:
prefinanziamentotatawelo@gmail.com
(nelle immagini il presidente della cooperativa Ssit Lequil Lum, il trailer con il caffè e, in rosso, il percorso che deve fare il camion dal Chiapas al Porto di Veracruz, dove viene imbarcato per Genova)





(

06 maggio 2011

Banche armate? Parlano francese

Il Gruppo Bnp Paribas domina la scena degli istituti di credito che nel 2010 hanno sostenuto l’esportazione di armi italiane. Subito dopo c’è la Deutsche Bank. In classifica anche tre banche italiane che hanno contribuito all’organizzazione della beatificazione di Giovanni Paolo II: Bnl, Intesa san Paolo e Unicredit.

Alle banche francesi operanti in Italia piace sostenere il mondo armiero del Belpaese. Dalle tabelle relative alle operazioni bancarie legate all'export di armamenti italiani, appena rese pubbliche dalla relazione annuale della Presidenza del consiglio, si vede infatti una decisa crescita degli istituti di credito transalpini in questo settore. Non solo il Gruppo Bnp Paribas (che comprende Bnp Paribas e Bnl) è tornato in vetta a questa speciale classifica con 959,2 milioni di euro, pari al 31,49% del totale (3 miliardi e 46 milioni di euro), ma anche la banca d'affari Natixis, nata nel novembre del 2006, è passata dai 19 milioni del 2009 ai 282,6 (9,28%) del 2010, al 4° posto in classifica. E c'è una new entry come il Crédit agricole corporate and investment bank, al 7° posto con 104,2 milioni (3,42%).

Al vertice dopo il gruppo Paribas, resta la Deutsche bank, anche se in leggero calo rispetto al 2009 (835,9 milioni contro 900,5). Mentre ritorna sul podio Unicredit Group con 297,6 milioni. Mandando in fumo tutti i proclami degli anni scorsi di un suo drastico disimpegno dal settore.

Due le notizie da segnalare legate alla stretta attualità: fanno parte della classifica "Banche armate", tre dei quattro istituti di credito che gratificano il Vaticano e che hanno sostenuto l'organizzazione della beatificazione di papa Wojtyla domenica primo maggio: Bnl, Intesa san Paolo e Unicredit.

La seconda curiosità è legata alla polemica scatenata dal sito Unimondo contro Emergency, che si appoggerebbe a una banca, la Banca Popolare dell'Emilia Romagna che ha fatto parte in passato della lista. Banca che ritorna quest'anno ad essere attiva, anche se non in modo vistoso, delle transazioni bancarie legate al trasferimento di armi italiane. Nel 2010 ha gestito quasi 4 milioni di euro (0,21%). (giba)

23 aprile 2011

Io non ho bisogno di denaro


Io non ho bisogno di denaro

ho bisogno di sentimenti

di parole

di parole scelte sapientemente

di fiori detti pensieri

di rose dette presenze

di sogni che abitino gli alberi

di canzoni che facciano danzare le statue

di stelle che mormorino

all'orecchio degli amanti.

Ho bisogno di poesia

questa magia che brucia

la pesantezza delle parole

che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

Alda Merini

04 aprile 2011

Il Fondo Etico e la crisi dell'economia

I nostri politici, ad ogni apparizione televisiva, si preoccupano di farci sapere che ormai la crisi che ha travolto le economie di mezzo mondo è alle nostre spalle, che all’Italia è andata meglio di molti altri paesi, e che ormai possiamo guardare con fiducia al futuro. Ma davvero è cosi?

Dal nostro piccolo osservatorio che è il Fondo Etico e Sociale, possiamo dire che non solo la crisi non è alle nostre spalle, ma anzi mai come da un anno a questa parte se ne vedono le conseguenze sulla gente comune e su chi vive la precarietà quotidiana.

E’ come se l’onda che ha investito i mercati finanziari piano piano si trascinasse dietro la povera gente che fino ad oggi, anche tra molte difficoltà, era riuscita a sopravvivere. In questa risacca, infatti, le persone spesso si trovano senza lavoro o con stipendi bassissimi, e i Servizi Sociali, che potrebbero sostenerli, sono ormai spolpati dai tagli voluti da governanti ottusi e dall’aumento delle richieste d’aiuto.

Anche il Fondo Etico si trova a vivere questo momento con difficoltà.

Le richieste, anche per prestiti di poche centinaia di euro, si moltiplicano e non riusciamo a rispondere a tutte, o almeno i tempi con cui riusciamo a farlo si allungano molto, anche per quelle richieste che invece avrebbero bisogno di risposte urgenti. Questa situazione è motivo di grande imbarazzo e pesantezza specialmente per chi, come me, partecipando alla Commissione ha il primo contatto con le persone in difficoltà e l’impatto con le loro storie.

Essere parte del Fondo Etico e Sociale delle Piagge mi convince ogni giorno di più che non è possibile pensare ad un ritorno alla “normalità” senza pensare che occorre cambiare alla radice questo sistema.

Non si può più convivere con l’enorme disuguaglianza economica che esiste tra una minoranza di cittadini privilegiati e tutti gli altri che fanno fatica a sopravvivere, non possiamo più credere che l’economia si risolleva aumentando i consumi quando questo per molti ormai è solo un modo per indebitarsi sempre di più, non possiamo più accettare governi che non perseguono la solidarietà tra le persone ma favoriscono la sopraffazione e la competizione.

Occorre sempre più dar vita a pratiche alternative che possono mostrare percorsi nuovi e che contribuiscano a far nascere relazioni vere e profonde tra le persone creando così Comunità che ci facciano riscoprire la ricchezza dell’altro. Questo può essere il Fondo Etico e Sociale, ovvero un luogo di incontro, di relazione e di condivisione per riscoprire la vera ricchezza della quale nessuna crisi economica potrà privarci.

(Fabrizio)

30 marzo 2011

ASSEMBLEA DEI SOCI

DEL

FONDO ETICO E SOCIALE DELLE PIAGGE


SABATO 15 GENNAIO 2011 alle ore 17,00

 
Centro Sociale “IL POZZO”

via Lombardia, 1/p Firenze
tel. 055373737


l' Assemblea è aperta a tutte le persone interessate

 

alla fine dell’assemblea chi lo desidera potrà cenare insieme

sono graditi contributi eno-gastronomici da condividere

siamo tutti invitati a portarci piatto, posate e bicchiere

24 marzo 2011

5 x mille al Fondo Etico

per destinare il tuo 5 X mille

al

Fondo Etico e Sociale delle Piagge

nella dichiarazione dei redditi firma nel riquadro riportante la dicitura
“Sostegno del volontariato, delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale, delle associazioni e fondazioni”

 specificando, nello spazio apposito, il codice fiscale della

Cooperativa Sociale IL CERRO - C.F. 05084190486

17 marzo 2011

Il Sapore delle Piagge

Domenica 20 Marzo ore 20,00

Cena Multiculturale

cucinata dalle donne delle Piagge

Sambusi - Somalia
Keftegi - Tunisia
Cous Cous - Marocco e Senegal
Zighinì e Injera - Eritrea
Sarmale - Rom
Mussaka - Rom
Pollo arancia e curry - India
Baklava - Egitto

Il ricavato servirà a sostenere il Fondo Etico e Sociale
l’esperienza di microcredito di prossimità e finanza critica
della Comunità delle Piagge

 
prenotatevi presso il Centro Sociale Il Pozzo
via Lombardia, 1/p Firenze tel. 055373737

13 marzo 2011

02 marzo 2011

28 febbraio 2011

ACE BANK

10 febbraio 2011

Autotassazione 2011

Anche quest’anno rinnoviamo la proposta di autotassazione per i soci del Fondo Etico e Sociale delle Piagge.

L’esigenza di “inventarci” forme di finanziamento condivise e partecipate, nasce per far fronte alle spese di gestione della nostra realtà di microcredito.

L’idea è che possiamo riconoscere un valore importante a quelle monetine di pochi centesimi che spesso ci “girano” nelle tasche e magari non prendiamo neanche in considerazione quando andiamo a pagare i nostri conti. Oggi queste monetine, messe tutte insieme, possono aiutare il Fondo Etico e Sociale a portare avanti con coerenza l’idea di “giustizia sociale” e di diritto al credito che da sempre anima la nostra esperienza.

Per molti di noi rinunciare a un euro o due al mese è qualcosa che non incide in maniera significativa sul nostro bilancio, ma essendo oltre 160 soci possiamo arrivare a raccogliere una cifra importante, che permetterebbe di mantenere senza problemi la sostenibilità del Fondo Etico e Sociale delle Piagge senza gravare solo su coloro che richiedono i prestiti.

Naturalmente ognuno di noi è libero di aderire oppure no a questa iniziativa.

Nell’anno appena trascorso, con quanto ottenuto dall'autotassazione e il denaro raccolto con cene ed altre iniziative, siamo riusciti a coprire le spese sostenute.

Chi volesse partecipare a questa raccolta può portare il proprio contributo alle assemblee o direttamente al Centro Sociale il Pozzo (tel. 055373737) consegnandolo a uno dei referenti del Fondo Etico


La Commissione del Fondo Etico e Sociale delle Piagge

17 gennaio 2011

Perché faccio parte del Fondo Etico e Sociale delle Piagge?

Perché nel Fondo il denaro non è più un fatto privato e personale ma è uno strumento, un mezzo collettivo attraverso il quale intessere relazioni e creare legami.
Perché nel Fondo è essenziale la fiducia e, per una come me che fa fatica a fidarsi delle persone, è un continuo mettermi in gioco, perché il Fondo Etico si fonda proprio sulla fiducia: io mi fido delle persone che incontrano i richiedenti prestito, mi fido delle loro valutazioni e considerazioni; mi fido di chi riceve i prestiti e dell’ impegno che mette nel restituirlo, mi fido dei soci e delle persone che partecipano alle assemblee, convinta che la loro presenza, in quel momento è la linfa vitale del Fondo .… insomma il Fondo Etico è una palestra di fiducia, e anche solo per questo è un luogo “eccezionale”.
Faccio parte del Fondo perché l’economia, la finanza, che sembra sempre sfuggirci dalle mani, viene sbriciolata e resa di nuovo umana.
Faccio parte del Fondo perché sempre di più, ultimamente, mi sto convincendo che soltanto le esperienze piccole, limitate territorialmente, possono avere un futuro rivoluzionario, cioè possono incidere davvero e lasciare un segno. Il Fondo Etico funziona ed ha senso perché si impone, ogni giorno, di rimanere un’esperienza piccola, all’interno della quale restano vivi i rapporti, le relazioni e gli affetti fra le persone. Il nostro mondo è pieno di situazioni e realtà che, pur nate da principi importanti e positivi si sono poi del tutto perse nel crescere, nell’ ingrandirsi… Il Fondo invece non ascolta le lusinghe dell’ampliamento, e quindi dell’aumento di potere, e resta ancorato proprio alla prossimità, al proseguire fianco a fianco.
Faccio parte del Fondo perché il fondo è in continuo movimento, in continuo sviluppo, ma non verso l’espansione, verso invece la profondità, ed è in questa dimensione che mi ritrovo e voglio continuare a camminare.

(Francesca)

07 gennaio 2011

ASSEMBLEA DEI SOCI
DEL
FONDO ETICO E SOCIALE DELLE PIAGGE

SABATO 15 GENNAIO 2011 alle ore 17,00

Centro Sociale “IL POZZO”
via Lombardia, 1/p tel. 055373737

l' Assemblea è aperta a tutte le persone interessate

alla fine dell’assemblea chi lo desidera potrà cenare insieme
sono graditi contributi eno-gastronomici da condividere
siamo tutti invitati a portarci piatto, posate e bicchiere

24 dicembre 2010

Il Welfare non è un lusso

Sotto la montagna di rifiuti che sta sommergendo - nuovamente - la città di Napoli e la Campania vengono seppellite molte altre drammatiche emergenze sociali. Da mesi assistiamo alla chiusura di decine di case-famiglia, di centri diurni e di strutture residenziali, luoghi accoglienti e percorsi per persone, bambini e adulti, segnate dall’abbandono, dall’abuso e dal maltrattamento, dalla povertà, dall’emarginazione, dal fallimento. Persone che soffrono di disagi mentali e fisici. Persone la cui assistenza, nella migliore delle ipotesi, ricadrà sulle famiglie o spingerà unicamente al ricorso a nuove e vecchie istituzioni totali: non solo carceri, manicomi e istituti per bambini ma anche risposte inappropriate come ospedali e cronicari. Di fatto, a Napoli sono stati tagliati oltre cento servizi territoriali e quasi mille posti di lavoro per operatori sociali.

Per noi uno Stato è civile quando è in grado di garantire i diritti inviolabili dei cittadini; assicura pari dignità sociale ad ogni persona; tutela la salute come diritto fondamentale; assicura cure gratuite a tutti; garantisce l’esercizio degli stessi diritti civili e sociali su tutti i territori del paese; promuove coesione e solidarietà sociale, rimuove gli squilibri e le ingiustizie sociali; è in grado di garantire ai lavoratori il diritto ad una retribuzione certa ed adeguata. Questi principi sono enunciati nella nostra Costituzione.

Questo non è uno Stato giusto, perché al Sud più di una famiglia su quattro vive in condizioni di povertà, perché i disoccupati sono il doppio rispetto al resto del paese, perché la spesa sociale è cinque volte più bassa della media nazionale, perché essere anziani, bambini, disabili o semplicemente cittadini al Sud significa vivere in una condizione di difficoltà, peggiore di quella del resto del Paese.

Il Comitato «Il Welfare non è un lusso», insieme agli operatori e alle operatrici sociali in sciopero della fame e ai 300 che occupano l’ex Manicomio Leonardo Bianchi di Napoli, simbolo di questa lotta di civiltà, chiede al Governo, alle Regioni e ai Comuni di evitare ogni genere di taglio alla spesa sociale in Campania, al Sud ed in tutto il Paese, di ritornare ad investire seriamente sullo stato sociale, di valorizzare il lavoro sociale, di definire con la massima urgenza un piano per il superamento dell’emergenza in Campania e l’immediata riapertura dei servizi.

Il welfare non è un lusso: le politiche sociali garantiscono il benessere delle persone, più legalità e più sicurezza nei territori. Senza il lavoro di chi tutela la salute, l’assistenza, il benessere, la socialità e la legalità, le città saranno più povere, meno sicure e più violente.

22 dicembre 2010

Memorie di neve e ferrovie

Io nell'85 nelle ferrovie ancora non c'ero, sono entrata come Capo
Stazione poco dopo, nell'87 quando ancora erano Ente pubblico,
trasformate così, da Azienda Autonoma, attraverso la legge 210 dell'85
appunto. La nevicata di quell'anno me la ricordo eccome perché ero
studente fuori sede da Pescara e viaggiavo rigorosamente in treno. In
quell'invernata, in cui nevicò tanto anche sul mare a casa mia, presi
il treno in piena emergenza maltempo e, con qualche ora di ritardo,
molto freddo e molta pazienza, i convogli si muovevano, lenti, ma si
muovevano. Erano pochi però ed in parte, come mi ricorda mio marito, di
turno in questo fine settimana infernale e costretto a passare la notte
in stazione venerdì sera per essere presente a lavoro il sabato
mattina, furono subito soppressi per non creare nei viaggiatori
aspettative impossibili da mantenere. Stavolta no, FS non ha voluto
sopprimere niente nella pia illusione di potere, con la tecnologia,
garantire tutto. Confermo che c'erano meno treni e più persone a
lavorare e che le stazioni erano presenziate da personale fs, non da
operai di ditte che devono essere chiamati al momento e magari
risiedono così lontano (e fanno mille altri lavori contemporaneamente)
da non poter nemmeno arrivare sul luogo di lavoro quando necessario. Le
"scaldiglie" per gli scambi sono una ormai datata e collaudata
invenzione, permettono di girare i deviatoi in caso di ghiaccio, ma, da
quello che è successo, in caso di neve non garantiscono. Ieri è passato
da me un operaio degli impianti elettrici in pensione, con cui ho
condiviso nottate insonni e preoccupate di me, giovanissima Dirigente
Movimento (come si chiama in effetti il Capo Stazione proprio perché il
suo compito è far muovere i treni in sicurezza!) a guardia di scambi
non funzionanti, di rotaie rotte per il freddo o in fibrillazione per
il caldo, di segnali che, improvvisamente, non si accendono più al
verde, Dio solo lo sa perché. Nottate di treni merci lunghissimi ed
anonimi che si affacciavano al fascio di Rifredi a chiedere ricovero
durante il pasto veloce dei macchinisti (che si chiamavano Maestri!)
giunti affamati dall'Appennino, trascinandosi ritardi infiniti e voglia
di casa e riposo. Eravamo in diversi a condividere i turni e ci
volevamo molto bene ed i più anziani, che fossero operai, manovali, o
dirigenti, insegnavano tutto ai noi più giovani e noi ci sentivamo
tranquilli.
L'operaio in pensione mi conferma le fiaccole dell'85, di
cui racconta Tiziano, ed i treni fatti marciare a passo d'uomo e uno
alla volta ma, in qualche modo, fatti muovere. Sì, è cambiato tutto,
anche quello che non doveva affatto cambiare.
Un caro saluto a tutti

Adriana

21 dicembre 2010

Inchiesta derivati a Firenze, ipotesi truffa aggravata: sequestrati 22 milioni di euro.

La Guardia di Finanza di Firenze ha posto sotto sequestro preventivo 22 milioni di euro in istituti di credito nazionali e stranieri per i quali si ipotizza il reato di truffa aggravata, relativamente a contratti di finanza derivata sottoscritti dalla Regione Toscana, dal Comune di Firenze e da altri 3 Comuni della provincia fiorentina. Lo riferisce la stessa Guardia di Finanza in una nota. Le operazioni delle fiamme gialle, coordinate dalla Procura di Firenze, sono state focalizzate su Swap stipulati al 1999 in poi dalla Regione Toscana, dal Comune di Firenze e dai Comuni di Campi Bisenzio, San Casciano Val di Pesa e Tavernelle Val di Pesa per somme pari a oltre 1,4 miliardi di euro.

Oltre a profitti illeciti acquisiti ingiustamente dalle banche, spiega la Gdf nella nota, e’ stato stimato che le perdite che gli enti interessati hanno accumulato, in conseguenza della sottoscrizione dei citati contratti derivati, ammontano a circa 123 milioni di euro. Gli indagati sono 22: si tratta di dirigenti, funzionari e consulenti delle banche. Sono in corso anche 29 perquisizioni in abitazioni e uffici di dipendenti delle banche e amministratori pubblici.

Il sequestro delle somme, che secondo gli inquirenti costituirebbero un illecito profitto, e’ stato eseguito dalla Guardia di Finanza di Firenze nei confronti di Merrill Lynch International di Dublino (circa 15milioni), Deutsche Bank AG di Londra (circa 1 milione e 700mila euro), Ubs Investment Bank di Londra (circa 1 milione di euro), Natixis Sa di Parigi (circa 2milioni 200mila euro), Monte dei Paschi di Siena (750mila euro), Dexia Crediop di Roma (634mila euro).
"http://www.altracitta.org/2010/12/21/inchiesta-derivati-a-firenze-truffa-aggravata-sequestrati-22-milioni-di-euro-il-commento-di-ornella-de-zordo/"

29 novembre 2010

Mutuo soccorso fiorentino di Pierluigi Sullo

Quel che si vede sempre meno, tra televisioni e giornali e urlacci della politica (guardare una trasmissione come «Ballarò» equivale a un forte mal di testa), è quanto le persone, le famiglie, si stiano sempre più impoverendo, i redditi stiano dimagrendo, i lavori scomparendo. Prendiamo Firenze, di certo non la città più povera in Italia. «Secondo i dati Istat rielaborati nel 2009 dall’Osservatorio della Società della Salute – scrive Alessandro Santoro, prete delle Piagge – gli abitanti di Firenze sono 365 mila: di essi circa 10 mila vivono in una situazione di povertà relativa, mentre 5 mila versano in condizioni di povertà assoluta». Perciò succede, come ciascuno può notare quando si ferma a un semaforo o parcheggia, che puntualmente qualcuno chieda l’elemosina o cerchi di vendere un pacchetto di fazzoletti di carta, proprio ciò che i sindaci – ridotti al ruolo di «sceriffo» dal progressivo furto delle loro sostanziali attribuzioni, come l’acquedotto e i servizi pubblici in generale – intendono combattere con ordinanze, divieti, multe. Ma a parte il fatto che a compiere il crimine di «accattonaggio», oltre a «zingari» e migranti, sono sempre più spesso poveri autenticamente nazionali, quel che non ci si chiede mai è come mai nessuno si prenda cura o offra qualche opportunità a queste persone precipitate oltre l’orlo della povertà. O meglio: c’è sì chi se ne prende cura. La Caritas, ad esempio, e molto altro associazionismo privato, e meno male. Ma il «pubblico»? Scrive sempre don Alessandro: «A nessuna persona in difficoltà può essere imposto un contributo economico per essere accolta in un posto caldo dove passare la notte, obbligandola di fatto, per raccogliere il denaro necessario, a compiere atti stigmatizzati dall’istituzione, come l’accattonaggio o il lavoro nero».

Ecco come il cerchio si chiude: l’avarissima solidarietà sociale delle istituzioni crea essa stessa i fenomeni che gli assessori fiorentini come quel tale Cioni che a suo tempo letteralmente creò una categoria di disturbatori della quiete pubblica, i «lavavetri», si ingegnano di reprimere. E in generale la situazione si va aggravando, causa crisi. I tagli tremontiani non colpiscono solo l’università o la cultura: a Napoli, tanto per fare un esempio, Regione e comune letteralmente non pagano i debiti, spesso pluriennali, che hanno contratto con il sistema della cooperazione sociale, senza la quale la disgregazione della società napoletana sarebbe assai più grave di quanto già non sia. Cooperative che impiegano migliaia di operatori (e stiamo parlando di quelle non sfruttano il lavoro) sono allo stremo, ciò che crea un circolo vizioso: povertà e disoccupazione si sommano a povertà e disoccupazione.

Naturalmente, per fronteggiare questa emergenza – questa lo è per davvero – ci sono i modi classici: rivendicare che le istituzioni pubbliche facciano il loro dovere; organizzare autonomamente reti di solidarietà sociali che cerchino a loro volta di ottenere risorse dalle casse pubbliche. Ora però la comunità delle Piagge, quella appunto di Alessandro Santoro - rimosso a suo tempo dal vescovo e poi rimesso al suo posto grazie a una insurrezione cittadina - propone in un appello (http://bit.ly/uneuro) un’altra possibilità. «Proponiamo – scrive Alessandro – che l’amministrazione comunale sostenga una campagna affinché ogni cittadino/a residente a Firenze e che abbia un reddito superiore ai 1.000 euro netti mensili (ovvero la soglia di povertà relativa) possa versare un euro al mese per la costituzione di un ‘Fondo di emancipazione sociale’». Il Fondo potrebbe «produrre opportunità di lavoro per le persone che sono costrette a vivere sulla strada a causa di gravi vicende personali, dei tagli del governo sulla spesa sociale, per l’inadeguatezza dei servizi pubblici». Insomma, un «mutuo soccorso» cittadino, un inizio di nuovo welfare comunitario. Che non è affatto una utopia: alle Piagge, quartiere tra i più poveri della città, da anni esiste un fondo per il microcredito, nutrito di contributi anche minimi, che ha gestito fin qui 150 mila euro e ha permesso a cento famiglie di non perdere la casa e non ricorrere agli usurai. In attesa che il sindaco «rottamatore» Renzi dia un segnale, chi vuole può contribuire con donazioni nel conto corrente della comunità delle Piagge: IBAN: IT10 R076 0102 8000 0002 4725 509. Causale «Fondo di emancipazione sociale».

ProgettoConciatori

20 novembre 2010

Un euro per l’accoglienza? Lo paghi chi ce l’ha. Appello per un “Fondo di emancipazione sociale”

Appello per la costituzione di un “Fondo di emancipazione sociale” nella città di Firenze. Adesioni su http://bit.ly/uneuro


L’accoglienza non può essere né monetizzata né mercificata. Se una persona vive in uno stato di emergenza ha il diritto di essere accolta senza dover tirar fuori un euro dalle proprie tasche, perennemente vuote.

Se è vero, come è vero, che le istituzioni hanno il compito di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto l’eguaglianza tra cittadini e impediscono il pieno sviluppo della persona” (art. 3 della Costituzione), a nessuna persona in difficoltà può essere imposto un contributo economico per essere accolta in un posto caldo dove passare la notte. Obbligandola di fatto, per raccogliere il denaro necessario, a compiere atti stigmatizzati dall’istituzione stessa, come l’accattonaggio o il lavoro nero. Nessun presunto percorso pedagogico di inserimento può esistere sotto la pressione di un ricatto, per di più ammantato da una presunta dignità istituzionale.

A Firenze, secondo i dati Istat rielaborati nel 2009 dall’Osservatorio della Società della Salute, gli abitanti sono 365.000: di essi circa 10.000 vivono in una situazione di povertà relativa, mentre 5.000 versano in condizioni di povertà assoluta. Crediamo pertanto, e ci appelliamo all’amministrazione comunale e ai fiorentini e alle fiorentine tutte, di restituire ciò che è stato tolto agli ultimi e alle ultime, affinché possano tornare a vivere con dignità.

Proponiamo pertanto che l’amministrazione comunale adotti, sostenga e promuova una campagna affinché ogni cittadino/a residente nella città di Firenze, che abbia un reddito superiore ai 1.000 euro netti mensili (ovvero oltre la soglia di povertà relativa), possa versare un euro al mese per la costituzione di un “Fondo di emancipazione sociale” utile a produrre opportunità di lavoro per le decine di persone che sono costrette a vivere sulla strada a causa di gravi vicende personali, dei tagli del governo sulla spesa sociale, per l’inadeguatezza dei servizi pubblici. Un fondo, ma è solo un esempio, che possa retribuire nel pieno rispetto della legge coloro che utilizzano le strutture d’accoglienza per lavori di pulizia e di cura del luogo stesso che li ospita.

Tutto ciò è possibile. Niente di utopico. Il microcredito piaggese – che nasce e cresce grazie al principio morale “Se hai, hai per dare” – ha raccolto oltre 150.000 euro in uno dei quartieri più poveri della città grazie a piccoli versamenti, anche solo di 25 euro. Con quei denari, che costituiscono il “Fondo etico e sociale delle Piagge”, oltre 100 persone e famiglie con difficoltà economiche hanno potuto far fronte alle emergenze, fuggire dall’usura, recuperare una dignità perduta. Se questo è stato possibile ai margini della città, dove le risorse sono ridottissime, sarà certamente possibile costituire, con la partecipazione di tutti, un “Fondo di emancipazione sociale” per chi ne ha bisogno. A partire da subito.

Per questo ti chiediamo di aderire a questo appello, di girarlo ai tuoi conoscenti, di parlarne in famiglia, sul luogo di lavoro, a scuola e ovunque sia possibile appellarsi al senso di solidarietà dei fiorentini e delle fiorentine. Questo è il link da far girare http://bit.ly/uneuro.


Grazie per il tuo impegno a difesa della dignità degli ultimi.
Alessandro Santoro e la Comunità delle Piagge

( l'Altracittà giornale della periferia  http://www.altracitta.org/ )

10 novembre 2010

Microcredito di Prossimità

In questi ultimi anni “attivare progetti di microcredito” sembra essere diventata un’attività molto popolare e diffusa. Molte banche si mettono il vestito buono e, mentre commerciano in armi con la mano destra, con la sinistra forniscono denaro per finanziare progetti no profit, spesso anche a quegli stessi paesi a cui hanno sovvenzionato le armi. Come dire una mina e una mucca.
E anche quando i destinatari del credito sono persone le cose non cambiano: i bisogni vengono strumentalizzati a fini propagandistici da banche, finanziarie e spesso anche da alcuni enti locali che erogano “briciole di denaro” per risolvere problemi immediati, invece di attivare politiche sociali di autodeterminazione, inclusione e partecipazione che potrebbero realmente eliminare i problemi. In sostanza è molto più semplice dare denaro che non costruire relazioni.
Al contrario, il Fondo Etico e Sociale delle Piagge, il progetto di microcredito della realtà delle Piagge, da 10 anni cerca di costruire e diffondere modalità alternative capaci di pensare e utilizzare il denaro, tentando di mettere creatività, cuore e testa in un settore come quello della finanza che ci viene generalmente raccontato come noioso, incomprensibile e sterile proprio per evitare che le persone possano appropriarsene. Ed è proprio in questo camminare che abbiamo sentito il bisogno di aggettivare il vocabolo microcredito aggiungendoci il termine prossimità. Essere prossimi per essere vicini, per ascoltare, accogliere, costruire insieme sogni e speranze.
Nel microcredito di prossimità i prestiti sono di piccola entità e sostengono i bisogni delle persone che vivono in un territorio circoscritto e ben delimitato; non si tratta di beneficenza perché il denaro distribuito deve essere restituito per fornire ulteriore credito; non vengono richieste garanzie patrimoniali ma sono essenziali quelle relazionali; Il denaro è raccolto direttamente dalle persone e i rapporti tra i soci finanziati e finanziatori sono basati su principi di reciprocità, fiducia e responsabilità.
Alla base di tutto c’è quindi la relazione tra le persone, relazione a volte non facile perché nasce dalla richiesta di un aiuto concreto e, soprattutto all’inizio, è mediata dal denaro. Nel mondo che stiamo vivendo costruire relazioni avendo come argomento comune il denaro risulta abbastanza strano e soprattutto è complicato uscire dagli schemi del buonismo, della dipendenza e della gratitudine. Quando però si comincia a intravedere che i sorrisi, gli abbracci e le parole scambiate contribuiscono a costruire piccoli angoli di un mondo più giusto e conviviale, allora si dissolvono i dubbi e le paure e il filo che ci lega non è più rappresentato dal denaro ma dalla solidarietà e dalla prossimità.
Proprio il termine che aggettiva la parola microcredito.

(MARIA CHIARA MANETTI)

La leggenda di Tobin

Leggo su Repubblica di qualche settimana fa che i mercati non sono ancora pronti per la Tobin Tax, nonostante il sostegno di paesi come Francia e Germania. Sono incuriosita, non tanto perché l’articolo mi permette ancora una volta di toccare con mano com’è fatto il mondo dei poteri forti ed invisibili che domina le nostre vite, quanto per le motivazioni, diciamo così, di natura organizzativa, che impedirebbero l’applicazione della tassa. Provo a spiegare e a raccontare. Si tratta di una vecchia storia, che mi ha sempre affascinato, lanciata nel 1972 dall’economista e futuro Premio Nobel James Tobin. L’idea è quella di introdurre una tassa minima sui capitali finanziari da cui si otterrebbe un gettito potenziale enorme. Se si calcola infatti, che ogni giorno il solo mercato valutario muova, a livello mondiale, 4mila miliardi di dollari di transazioni, l’applicazione su questa mole di valore di un’aliquota anche molto bassa, per es. dello 0,1 %, produrrebbe un gettito di 1200 miliardi l’anno (un dollaro per ogni mille scambiati) che sarebbe possibile destinare a nobili scopi, quali la lotta alla povertà e gli sforzi per contrastare il cambiamento climatico; inoltre ci sarebbe l’effetto collaterale, ma non secondario, di scoraggiare le speculazioni rendendo più trasparenti gli scambi. Ed è proprio qui, nell’effetto trasparenza, che stanno i veri motivi per sostenere che la tassa è scarsamente praticabile. Per introdurla, infatti, occorrerebbe registrare tutte le transazioni, compresi i famigerati derivati, cioè quei titoli il cui prezzo è basato sul valore di mercato di altri beni (azioni, indici, valute, tassi ecc.). Inoltre, per avere efficacia, la tassa dovrebbe essere introdotta a livello mondiale perché, se lo facessero solo alcuni paesi, si otterrebbe, come unico effetto, di far fuggire i capitali da questi ultimi verso paesi che non tassano. Alcuni degli oppositori della Tobin Tax, tra i quali il Ministro de Tesoro britannico Osborne, sostengono anche che la registrazione di tutte le transazioni rallenterebbe troppo l’andamento dei mercati. Io però mi chiedo se nell’era di Internet e della banda larga, sia credibile che un atto, diciamo così, puramente formale com’è quello di registrare un’operazione finanziaria, sia in grado di rallentare un processo che viaggia comunque su un percorso completamente virtuale. Secondo me, il vero motivo, resta che, evitando la registrazione delle transazioni, le grandi piazze finanziarie mondiali possono continuare ad avere le mani libere facendo fluttuare i capitale senza regole ben definite, e privilegiando le trattative private e, soprattutto, segrete.
Insomma, anche a questo giro, la Tobin Tax rischia di rimanere un sogno nel cassetto, anche perché dalla City londinese, che muove da sola più di un terzo delle transazioni valutarie globali, arriva una netta opposizione, condivisa anche dal nostro Ministro dell’Economia Tremonti, che ha definito l’idea affascinante ma di scarsa praticabilità, vale a dire, l’ennesima “bizzarria” di qualche comunista delle prima era!
A questo punto, resta solo l’amaro in bocca per l’ennesimo impegno non preso e per l’ennesima occasione persa di fare qualcosa di buono per venire in aiuto a chi, a causa di questa crisi invisibile ed ingovernabile, ha visto il suo quotidiano sfaldarsi senza nemmeno capire perché.
Ultima notazione: la discussione sulla tassa è rimandata al G20 di novembre ma dal G8 del 2005, anno in cui i paesi ricchi si erano impegnati a sborsare 50 miliardi di dollari l’anno per i paesi poveri, nulla è cambiato anzi, se possibile, tutto è andato peggiorando ed il tema degli aiuti è semplicemente sparito dall’agenda dei vertici mondiali…
                                                                                                                            (ADRIANA ALBERICI)

24 ottobre 2010

ASSEMBLEA DEI SOCI
DEL
FONDO ETICO E SOCIALE DELLE PIAGGE

SABATO 30 OTTOBRE 2010 alle ore 17,30
Centro Sociale “IL POZZO” via Lombardia, 1/p tel. 055373737
l' Assemblea è aperta a tutte le persone interessate

alla fine dell’assemblea chi lo desidera potrà cenare insieme
sono graditi contributi eno-gastronomici da condividere
siamo tutti invitati a portarci piatto, posate e bicchiere

18 ottobre 2010

MICRO CREDITO UNA AVVENTURA CHE CI PIACE

Era da qualche tempo, che a noi del gapa, piaceva l'idea di intervenire con aiuti di tipo economico, ma fuori da ogni tipo di becero assistenzialismo,utilizzando le antiche pratiche dell'economia solidale in uso nelle comunità contadine, piuttosto che in quelle anarchiche e socialiste.
Insomma intervenire fra la gente che vive nel quartiere di San Cristoforo, dove il "centro gapa"opera con e per i minori, gli uomini e le donne per il riscatto della dignità e i diritti di questi.
San Cristoforo, oppresso dalla disoccupazione, da una cattiva politica che lo costringe ad una povertà insopportabile, da le mafie che trovano facile aggregazione tra i giovani, da una economia consumistica opprimente.
In questo stato di cose trova spazio la grande usura mafiosa, l'assistenzialismo corrotto delle parrocchie, la piccola usura praticata da chi ha qualche soldo in più,verso coloro, che non hanno nulla.
Così fare la spesa, pagare una bolletta, la rata del mezzo che ti serve per lavorare, diventa una fatica mortificante.
In questi anni abbiamo conosciuto ed osservato diversi gruppi ed associazioni che vorrebbero praticare una qualsiasi modalità di sostentamento economico e solidale.
Pratiche che passano o attraverso il terzo settore sociale privato,o peggio, le ambigue fondazioni bancarie,che fanno comunella con le grandi organizzazioni di solidarietà sociale, legittimando un uso del denaro che non si sa da dove venga, vedi a Catania, "ORATORIO SALESIANO", "CARITAS DIOCESIANA"MOVI" ed altri.
Volevamo una cosa diversa, qualcosa più semplice, più a contatto con la realtà della gente con cui abbiamo relazioni quotidiane.
Ed ecco, che incontriamo, sul nostro percorso alla ricerca della giustizia sociale e per una economia equa e solidale, la comunità delle Piagge di Firenze ed il suo promotore, Alessandro Santoro, che ci "insegna", durante un pomeriggio pieno di idee e emozioni, al "gapannone", come usare quel "micro credito" vicino alla gente lontano dai vanti delle grandi organizzazioni sociali.
Il gapa ha gia avviato, grazie a tutti e tutte voi, la prima azione di "micro credito", lo ha fatto, verso un artigiano rimasto senza bottega ed attrezzature, che se non avessimo incontrato, sarebbe caduto nelle mani di qualche usuraio, questo oggi, ha ripreso il suo lavoro con serenità, e l'altro giorno, con
grande gioia e dignità,ci ha comunicato, di aver pagato la prima rata!
Grazie di aver creduto in noi e al nostro percorso che è anche il vostro, incontriamoci al più presto ed un ciao a tutti e tutte.
Ci dispiace molto non aver potuto partecipare all’incontro organizzato da voi, sarebbe stata l’occasione per conoscere tanta gente che da anni lavora in prima linea per ottenere un mondo migliore ed un’opportunità di confronto sull’argomento del microcredito. Noi pensiamo che questa forma di finanziamento sia un sistema opposto a quello capitalistico che dia la possibilità economica a molte persone che vogliono migliorarsi ma che non avendo garanzie non sono aiutati da nessuno, e qui nel nostro quartiere ce ne sono tanti !
Speriamo di incontrarvi presto e tutti i volontari del GAPA Vi salutano cordialmente.



GAPA(giovani assolutamente per agire)
centro di aggregazione popolare
San Cristoforo - Catania
(Giovanni Caruso, Marcella Giammusso, Paolo Parisi)

Catania 16/10/2010

per saperne di più andate su www.associazionegapa.org

05 ottobre 2010

BUON COMPLEANNO FONDO !

Il Fondo Etico e Sociale delle Piagge
esperienza di microcredito e finanza critica
compie 10 anni


festeggiamo insieme
venerdì 15 e sabato 16 ottobre

al
Centro Sociale Il Pozzo - via Lombardia, 1/p - Firenze
tel. 055373737


Venerdì 15 Ottobre

ore 19,00 Apertura Festa - Stuzzichini stuzzicanti
della Cooperativa Equazione
a seguire concerto con

Giorgio Cordini e la Piccola Orchestra Apocrifa
in
La Buona Novella di Fabrizio De Andrè

- Ingresso libero Offerta gradita -


Sabato 16 Ottobre

ore 9,30 apertura banchini amici

ore 10,00 laboratori sul denaro con i ragazzi delle scuole medie
a cura della Cooperativa Il Pozzo

ore 12,30 apertura punto ristoro con panini, vino
e molto altro a prezzi popolari

ore 15,00 Incontro speciale per Soci e Amici;
rete di beni e servizi e moneta sociale alternativa all’euro;
una economia conviviale per il Fondo Etico.

ore16,00 intermezzo di musica e balli con i Suonatori della Leggera

ore 17,00 riflessione "Unico Interesse le Persone,
il microcredito di prossimità"

introduzione con una novella di Ilaria
e videotestimonianze dal "Fondo"

partecipano: Ugo Biggeri presidente di Banca Etica

Luca Jori MAG6 di Reggio Emilia

Alessandro Santoro Fondo Etico e Sociale delle Piagge

coordina l’incontro Giovanna Panigadi

ore 19,30 cena etica solidale e affettuosa

ore 20,30 musica e balli popolari "finché le gambe reggono"
con i Suonatori della Leggera

04 ottobre 2010

27 settembre 2010

18 agosto 2010

Aggiornamento Appello per la Finanza Mutualistica e Solidale

Carissimi/e,

grazie all’impegno e all’attenzione di tutti coloro che hanno partecipato al sostegno e alla diffusione dell’appello, abbiamo ottenuto un primo risultato importante che apre strade di dialogo con il governo per un pieno riconoscimento della Finanza Mutualistica e Solidale.

A seguito del nostro appello inviato da più di 1.500 persone in poco più di un mese siamo riusciti ad interagire con gli Onorevoli Massimo Vannucci, Mimmo Lucà e PierLuigi Castagnetti.

Sul sito di MAG4 potete trovare la rassegna stampa.

L’Onorevole Massimo Vannucci ha posto l’attenzione sul tema del riconoscimento della finanza mutualistica e solidale all’interno della discussione in corso alla Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione della Camera.

La commissione in data 6 luglio 2010 ha valutato favorevolmente lo schema di decreto legislativo con la seguente osservazione: “valuti la Commissione di merito l’opportunità di prevedere nell’ambito delle disposizioni del provvedimento un adeguato riconoscimento della finanza mutualistica e solidale che, nel rispetto delle modalità operative determinate dalla Banca d’Italia, ne salvaguardi i caratteri qualificanti e l’operatività, in considerazione del rilevante ruolo sociale dalla stessa svolto». Anche la commissione Finanze del 20 luglio ha valutato favorevolmente il riconoscimento della Finanza Mutualistica e Solidale.

A seguito dei pareri espressi nelle commissioni siamo stati convocati il 24 luglio per un incontro con il sottosegretario al Ministero dell’ Economia e Finanza On. Alberto Giorgetti.

Il decreto legislativo approvato nel consiglio dei ministri il 30 luglio non ha esplicitamente riconosciuto meritevole di tutela autonoma la finanza mutualistica e solidale, come da noi richiesto, ma ha comunque inserito all’interno dell’art.111, che norma il microcredito stesso, un ampliamento dei potenziali interlocutori, prevedendo che soggetti senza fini di lucro possano svolgere attività finanziaria. Iil Ministero dell’economia, sentita Banca d’Italia, emaerà disposizioni attuative contenenti deroghe agli importi massimi finanziabili e agli adempimenti e controlli attualmente obbligatori.

Restiamo quindi in attesa del testo ufficiale del decreto legislativo e dei possibili sviluppi della normativa secondaria, continuando nel frattempo a mantenerci in contatto con i parlamentari che hanno dimostrato sensibilità al tema.

Un caro saluto, a settembre ci riaggiorneremo sulla situazione!

a presto

Associazione verso MAG Firenze, Coop. MAG4 Piemonte, Coop. MAG 6, Coop. MAG Roma

15 luglio 2010

Un decreto legislativo minaccia le MAG

C’è una minaccia che incombe sul futuro della nascente MAG Firenze e delle MAG italiane già esistenti o in formazione.
Alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica sono in discussione una serie di provvedimenti in materia di credito al consumo e di intermediari finanziari che in sostanza incrementano il sistema di controlli e raddoppiano il capitale minimo necessario alla costituzione di una Finanziaria (da 600,000 a 1,200,000 Euro!!).

I provvedimenti, in sé legittimi e rispondenti ad una direttiva Comunitaria, diventano di fatto un forte aggravio per tutto quel mondo che si riconosce nel concetto di finanza mutualistica e solidale.

L’associazione Verso MAG Firenze insieme a MAG Roma, a MAG 4 di Torino e a MAG 6 di Reggio Emilia hanno preparato un’appello on line da inviare ai parlamentari: è possibile aderire cliccando qui sotto:

"http://www.mag4.it/prima-pagina/prima-pagina/305-appello-testo.html"
(se il collegamento non dovesse funzionare è sufficiente copiare ed incollare nella barra del browser)

Per avere ulteriori informazioni visita il sito www.magfirenze.it.

AGISCI: FIRMA e AIUTACI A DIFFONDERE L'APPELLO.

Abbiamo pochi giorni a disposizione per provare a cambiare le cose, sfruttiamoli bene!

04 luglio 2010

Assemblea dei Soci
del
Fondo Etico e Sociale delle Piagge

SABATO 10 LUGLIO 2010 alle ore 17,30
presso il
Centro Sociale
IL POZZO
via Lombardia, 1/p - Firenze
tel. 055373737

L' Assemblea è aperta a tutte le persone interessate
alla fine dell'Assemblea chi lo desidera potrà cenare insieme
sono graditi contributi eno-gastronomici da condividere
se possibile portatevi anche piatto posate e bicchiere
così evitiamo di usare quelli di plastica

02 luglio 2010

Verso Mag Firenze verso …Catania, quartiere San Cristoforo, associazione GAPA

Una mattina mi son svegliata e ho trovato… una chiamata sul cellulare. Un numero a me sconosciuto. Lo richiamo: era Ale, da Villore. Don Alessandro Santoro che mi chiede con voce viva se mi andrebbe di andare con lui a Catania due giorni a fine giugno, per portare la nostra esperienza di microcredito a un gruppo di benintenzionati a mettere in atto anche loro una realtà come il nostro Fondo Etico.
Sdeng!
Esito, farfuglio, mille pensieri mi assaltano la mente e il cuore: la Daria, mia figlia undicenne, vispina e ribelle ma ancora abbriccata alle gonne – che non porto quasi mai – della mamma, specie quando cala la notte. Roberto, il mio compagno: capirà? Capirà che io che non sono mai libera di fare una “trasferta” con lui, parto invece per altri lidi per altri motivi? E i miei impegni: il corso per OSS, il tirocinio che sto rimandando a chissà quando per via di due costole rotte.
Mi prendo qualche minuto di rimuginamento e dico a Ale che lo richiamo a breve. Ovviamente! lui ha bisogno di una risposta quasi immediata, in mattinata deve fissare l’aereo e dare i nominativi.
Roberto è lì con me e subito sento e vedo che è d’accordo. Pessimista come al solito, mi rammenta che zone sono quelle (la mafia…), ma è dalla parte del sì. Io il sì ce l’ho già dentro, ma devo titubare ancora un po’. La Daria la “sistemo” subito, quando ci vuole ci vuole, la metterò davanti alla decisione compiuta. Rimane il problema del tirocinio (il corso è a posto, le lezioni riprendono il 30 di giugno, il giorno dopo il previsto rientro da Catania). Decido che in qualche modo farò: se avrò già ricominciato il tirocinio, chiederò due giorni e li recupererò con due domeniche; se non sarò ancora guarita, avrò il certificato medico a coprire anche quei due giorni.
Quindi: sì, ho deciso e chiamo Ale.
Mi dà la spinta anche un pensiero che mi ha colto e che ho espresso il giorno prima come preghiera alla Messa: il coraggio di andare contro corrente. E allora andiamo! Senza indugio…

Domenica 27 giugno 2010, Piagge h. 13.00-Catania h. 23.00
Il viaggio d’andata dura molto, molto di più del previsto: l’aereo ci perde (e non sa cosa si perde!) e una capetta dal caschetto sfilato, biondo, ci fa la grazia di farci valere il biglietto da Bologna. Lì scopriamo che il nostro volo, previsto per le 18.30, porta mezzora, poi un’ora, infine due ore di ritardo e insomma ci stacchiamo dal suolo alle 21.15. I nostri amici Paolo e Marcella sono già all’aeroporto di destinazione ad aspettarci quando noi siamo ancora a vagolare per l’aeroporto di Bo, alla caccia – tanto per ammazzare il tempo – dello snack che la Meridiana ci offre per riparare il danno del dannato ritardo. Al telefono i catanesi ci dicono “Va bene, vi aspettiamo comunque per cena”. E da qui si dovrebbe già arguire parecchio dell’accoglienza che abbiamo trovato – perché alla fine ci siamo arrivati! – in quella città tanto bella quanto …sgarrupata, tanto che uno potrebbe, mentre guarda quei palazzi baciati, cotti e smangiucchiati dal sole cerca di immaginare come sarebbe se… se… E comunque. Questa è Catania.
Il nostro Paolo si rivela subito un cicerone perfetto (mi vedo già che quando verrà a Firenze avrà molto da svelarmi su questa nostra (?) ambitissima città d’arte), ci spiega tutto, dalla politica alla festa di Sant’Agata, che poi sono la stessa cosa. Ma di questo, vi parleremo nella prossima puntata…
Veniamo a noi, allo scopo di questa nostra gita-lampo. Una mezza giornata ce la siamo già giocata coi mezzi di trasporto, ma intanto ceniamo sul terrazzo di casa Parisi e cominciamo a scambiare con i due pacatissimi, simpaticissimi coniugi (non ricordo più da quanti anni insieme, anche al lavoro!) e Ivana, la loro figlia, che non poteva che essere calma, viva e gentile come loro, nella maniera giusta. Già cominciamo a entrare nel vivo degli scambi di racconti, resoconti e sfoghi vari. Naturalmente loro chiedono delle vicessitudini sofferte da Ale e dalla Comunità delle Piagge per l’esilio imposto dal nostro Eminente.
La mattina dopo, seduti a un bar davanti a veracissime granite alla mandorla e al limone, con Marcella e Paolo ai quali si è aggiunto un altro veterano del Gapa, Toti, affrontiamo la questione del microcredito, che loro vorrebbero attuare nel loro quartiere. Nel pomeriggio, poi, ci sarà una riunione molto più allargata, nei locali dell’associazione, dove Ale parlerà quasi ininterrottamente per circa quattro ore. Decidiamo che in quella sede l’argomento sarà trattato in maniera meno dettagliata, più a volo d’uccello, vista la quantità e quindi la varietà di provenienza e di motivazioni delle persone intervenute: oltre a tanti del GAPA (a proposito: G.A.P.A.= Giovani Assolutamente Per Agire, c’erano persone, di varie età, di Mani Tese, di Pax Christi, di un’associazione di lotta all’usura, quasi tutti interferenti o interagenti col Gapa e comunque interessati al microcredito o, qualcuno, anche, venuti lì semplicemente per ascoltare Alessandro. Ma poi, fatto sta che via via che passava il tempo, il cerchio si stringeva e venivano fuori domande sempre più precise e molti dei partecipanti, chi per un motivo chi per un altro, lasciavano la riunione, alla fine è rimasto il …nocciolo duro degli interessati al progetto di microcredito. E lì il discorso è sceso anche nei particolari più tecnici e burocratici. Alessandro ha provato a formulare un’ipotesi di attuazione del loro – forte, motivato, circostanziato, coscienzioso – desiderio di lanciarsi in un progetto come il nostro del Fondo Etico. Una specie di: il microcredito di San Cristoforo starà al Fondo Etico Piagge come il Fondo Etico Piagge sta a Mag 6. Per il resto, o meglio per l’essenziale, i principi che circolano tra loro sono in sintonia con i nostri: niente banche, niente finanziamenti da enti locali, niente beneficienze, niente carità; tutto sul quartiere, nel quartiere e per il quartiere. Si sono, tra l’altro, in questo lungo e impegnato pomeriggio, resi conto che c’è da aspettare. Aspettare, valutare, soppesare, discutere, scandagliare… Marcella se ne viene fuori da sola – prima che noi glielo suggerissimo caldamente – con il constatare che devono subito, un gruppo di loro, cominciare a riunirsi e già propone di fissare una data, di cercare di incastonarla in tutto il mosaico di attività che si svolgono al Gapa (cura, nel senso di I CARE, di bambini e ragazzi, doposcuola, campi estivi, palestra… e, insomma, visitate il sito: WWW.ASSOCIAZIONEGAPA.ORG).
Alessandro, tra l’altro, nel cercare di cucire a loro misura un “modello” per la partenza del microcredito, precisa che comunque si tratterebbe, per loro, di cominciare con uno, al massimo due prestiti. Uno di questi si è già profilato e anzi deciso: si tratta di Massimo (presente alla riunione con la moglie Angela e il più piccolo dei loro tre figli, Francesco), barbiere in San Cristoforo ma da qui costretto a spostarsi per cercare una bottega altrove nella città perché sfrattato. Ma ne parleremo meglio, una volta vagliato il caso da parte della Commissione, nella prossima assemblea del Fondo, il 10 luglio prossimo.
Per ora, mi piace e quasi mi commuove potervi dire che Massimo, talmente ha capito l’anima del progetto, che subito in serata, dopo la riunione, ha telefonato a Toti per dirgli che si rende conto che lui non può chiedere questo prestito perché il nuovo negozio dovrà aprirlo fuori dal quartiere di San Cristoforo…!!!
Credo che i nostri amici del Gapa partiranno subito con un’eccezione…

(Daniela)

30 giugno 2010

VOGLIAMO CONTINUARE A FARE FINANZA MUTUALISTICA E SOLIDALE!

Invia anche tu l'appello per il riconoscimento delle MAG nella riforma del nuovo Testo Unico Bancario

Da alcuni decenni le MAG (Mutue Autogestione) si occupano di Finanza Mutualistica e Solidale ( http://www.finanzaetica.net ).
Le MAG che svolgono come attività principale la Finanza Mutualistica e Solidale sono attualmente quattro (MAG2 Finance Milano, MAG4 Piemonte Torino, MAG6 Reggio Emilia,
MAG Venezia) - altre quattro (Cesena, Firenze, Reggio Calabria, Roma) sono in fase di costituzione - e svolgono da più di trent'anni un ruolo sociale importante per le collettività di riferimento; ciò non solo per le migliaia di soci compartecipi e di finanziamenti effettuati, ma anche sotto il profilo della formazione, della cultura e dell’assistenza tecnica all’avvio ed allo sviluppo di enti non profit (Cooperative, Mutue, Associazioni, ecc.).

Con il testo in consultazione nel mese di maggio sul sito del Ministero dell'Economia e delle Finanze ed ora in discussione alle camere, relativo all’attuazione della direttiva sul credito al consumo e della delega di cui all’art. 33 della legge 88/09 in materia di intermediari finanziari si
dirà: “abbiamo tutelato il microcredito”, “abbiamo tutelato l’etica nella finanza”; ma è veramente così?

La Finanza Mutualistica e Solidale non trova invece riconoscimento nel testo, non c'entra nulla con il microcredito e rischia di essere equiparata alle altre comuni finanziarie oggetto di sempre maggiori adempimenti e controlli.

La Finanza mutualistica e solidale opera con criteri stringenti ed inequivocabili:
1) pone attenzione alla provenienza del denaro,
2) ha modalità partecipate di gestione del denaro,
3) ha finalità sociale a prescindere dall’importo del prestito concesso.

Nel Microcredito, come disciplinato dal testo in consultazione:
1) la provenienza del denaro non è rilevante,
2) le modalità partecipative della gestione del denaro non sono rilevanti
3) la finalità sociale dei prestiti non è rilevante

Concretamente quindi una “banca armata” potrà costituire una finanziaria che fa microcredito (come è già stato fatto da alcuni soggetti che attualmente operano in Italia), e presentarsi automaticamente tra i “buoni”.
Sarà, invece, praticamente impossibile agire come fanno le MAG e raccogliere denaro “dal basso”, ipotizzando un uso diverso dello stesso e dei rapporti su di esso basati.

La nuova normativa non prevede nessun cambiamento sociale, nessuna ipotesi di cambiamento sociale, ma solo assistenza e pubblicità. Si regaleranno gli abiti smessi e non si concederà la possibilità di comprarsene dei nuovi con dignità.

C'è la crisi: le banche devono adattarsi. E tutti dobbiamo adattarci alle banche.

La deriva della finanza, sotto gli occhi di tutti, non richiede meri aggiustamenti bensì radicali cambiamenti di paradigma nella gestione del denaro quale “bene comune” al servizio della collettività.

La Cooperativa MAG6 e la rete ad essa collegata chiede di poter continuare ad operare proponendo di inserire un adeguato riconoscimento della finanza mutualistica e solidale.

Puoi inviare l’appello al seguente link

http://www.mag6.it

02 giugno 2010

Proposta per i Soci del Fondo Etico e Sociale delle Piagge

Caro Socio,

se hai letto con attenzione il numero del Fondoinforma che precedeva l’Assemblea del 20 febbraio, non ti sarà sfuggita la proposta di autotassazione per i soci del Fondo Etico e Sociale delle Piagge.

Come c’era scritto nel breve articolo, per l’anno appena trascorso e probabilmente anche per il prossimo, MAG6, la Cooperativa Finanziaria dove abbiamo depositato i nostri soldi e che con quest’ultimi eroga i prestiti che approviamo, non riconoscerà ai propri soci e quindi anche a noi alcun interesse. Questo denaro infatti sarà utilizzato per finanziarie lo studio di un progetto sociale di costituzione di una rete di solidarietà.

Inoltre, quando sarà operativa la nascente MAG Firenze, il Fondo Etico si “appoggerà” a questa che già nel suo statuto riconosce ai propri soci una rendita pari a zero.

Come è stato spiegato in maniera approfondita durante l’Assemblea, in questi anni, la rinuncia anche parziale da parte di molti di noi a questo interesse riconosciuto da MAG6, ha permesso di sostenere tutte le spese di gestione della nostra esperienza di microcredito delle quali non possiamo fare a meno.

La proposta quindi di una piccolissima autotassazione nasce dall’esigenza di “inventarci” altre forme condivise per coprire queste spese.

L’assemblea dei soci del 20 Febbraio ha accolto con entusiasmo questa idea, e gia in quell’occasione molte persone hanno iniziato a contribuire con le piccole quote richieste.

L’idea insomma è che possiamo riconoscere un valore importante a quelle monetine di pochi centesimi che spesso ci troviamo nelle tasche e magari non prendiamo neanche in considerazione quando andiamo a pagare i nostri conti. Oggi queste monetine, messe tutte insieme possono aiutare il Fondo Etico e Sociale a portare avanti con coerenza l’idea di “giustizia sociale” che da sempre anima la nostra esperienza.

Per molti di noi rinunciare a un euro o due al mese è qualcosa che non incide in maniera significativa sulla nostra contabilità, ma essendo oltre 140 soci questo consentirebbe di raccogliere più di 140 euro ogni mese, una cifra importante che ci permetterebbe di mantenere senza problemi la sostenibilità del Fondo Etico e Sociale delle Piagge.

Naturalmente, e forse è inutile anche dirlo, ognuno di noi è libero di aderire oppure no a questa iniziativa, però chi decide di partecipare sarebbe importante potesse comunicarcelo per avere un’idea di quale sarà la cifra di cui disporremo.

Chi volesse partecipare a questa raccolta può portare il proprio contributo alle assemblee o direttamente al Centro Sociale il Pozzo consegnandolo a uno dei referenti del Fondo Etico, oppure contattare Chiara (3339622256) e decidere con lei le modalità .

Cordiali Saluti….La Commissione del Fondo Etico e Sociale delle Piagge

08 maggio 2010

ASSEMBLEA DEI SOCI

Assemblea dei Soci
del
Fondo Etico e Sociale delle Piagge
SABATO 15 MAGGIO 2010 alle ore 17,30
presso il Centro Sociale
IL POZZO
via Lombardia, 1/p - Firenze
tel. 055373737
L' Assemblea è aperta a tutte le persone interessate
alla fine dell'Assemblea chi lo desidera potrà cenare insieme
sono graditi contributi eno-gastronomici da condividere
se possibile portatevi anche piatto posate e bicchiere
così evitiamo di usare quelli di plastica